Punto e a Capo, in tutti i sensi: l’osteria moderna alla brianzola

Giuseppe Vitale
Tutto deve cambiare acciocché nulla cambi? Un po’ il principe Tomasi di Lampedusa aveva ragione: a Cernusco Lombardone (Lecco) doveva tornare Giuseppe Alberto Vitale, cambiando il suo vecchio locale, l’Osteria Santa Caterina, in qualcosa di nuovo. Bergamasco di Seriate, studi all’alberghiero di San Pellegrino Terme, Vitale da anni stava a Cernusco, nella sua Osteria Santa Caterina, là in centro. Diciamo che non sempre era contento: faceva da mangiare bene, i clienti erano felici, ma lui sognava di fare 13 al Totocalcio e di ritirarsi a vita privata. Tra i piatti succulenti di sua creazione, ricordo un soave filetto di bue al pepe nero e Parmigiano. Nel 2009, provò ad andarsene per dare una mano a un locale emergente brianzolo, lasciando transitoriamente la Santa Caterina ad altri. Ma il ritorno di fiamma a un certo punto si fece sentire: nell’estate del 2010, eccolo tornare a Cernusco.
Rivoluzione. Via i tavoli eleganti, via i fronzoli. Al loro posto, tovagliette e apparecchiature moderne. Ecco tanti Klimt e Van Gogh per dare un gusto naif alle pareti. Ecco lo stucco veneziano a colori vivaci che Giuseppe stesso ha steso sulle pareti del vestibolo. Il vecchio ristorante, peraltro null’affatto brutto, è diventato un’altra cosa. Punto. E a capo. Per questo, oggi in via Lecco 34, allo storico indirizzo, l’insegna dice Osteria Punto e a Capo.
Tutte queste varianti estetiche, pur commendevoli, direbbero poco se non fossero simbolo di un rinnovamento in cucina. Menù agile, scattante, quattro piatti per ogni tipologia di portata. Tutti i mesi cambia. Prezzi più bassi. Stile culinario che arieggia la semplicità ariosa dei bistrot. Carta dei vini breve ma nervosa e intelligente (anche Gravner e Radikon, per chi li ama). Buon pane e grissini. Coperto e servizio aboliti: avèghen, scrive Vitale sul menù. In dialetto brianzolo vuol dire: avercene! E ha ragione.
Possiamo partire?
Stoccafisso mantecato
Stoccafisso mantecato con polenta e salsa al prezzemolo, dice il menù. Lo dice. Appena si assaggia, però, si scopre che in realtà è qualcosa di lievemente diverso. In cucina hanno voluto creare una via di mezzo tra il caro baccalà mantecato e il luccio in salsa che si mangia tra Brescia, Verona e Mantova a cavallo del Mincio: è evidentissimo grazie alla presenza della salsa, che è proprio quella salsa lì. Piatto leggero, sapido, stimolante, più che buono. Se vi pungesse vaghezza di scegliere altro, avreste il tortino di frolla e Parmigiano ai porcini, o la selezione di salumi iberici, da sempre pallino di Giuseppe).
E poi?
Risottino milanese e salsa alla carbonara
Tra i primi piatti, che Giuseppe in carta chiama “Pietanze”, ecco questo risottino milanese con salsa alla carbonara. Milano incontra Roma, le eterne rivali si uniscono in un abbraccio simbolico. E ben riuscito: cottura del riso perfetta (quanto spesso in Brianza veniva e viene stracotto?), giusta sapidità, buona concezione della salsa (rivisitata anch’essa: uovo crudo e pancetta anziché guanciale). Porzione oltretutto molto generosa, se la cosa può interessare. Un bel piatto, anzi una bella pietanza. Tra le altre pietanze, pappardelle al sugo di lepre e pecorino, oppure spaghetti alla chitarra con le seppie e la bottarga di tonno.
E si va avanti.
Filetto al pepe verde
Nelle portate “Dal cortile e dall’acqua”, alias secondi piatti, ecco il filetto al pepe verde. “E che, siamo in pizzeria?”. Ditemi che non l’avete pensato… E’ proprio vero che il filetto al pepe verde è un piatto sputtanato come pochi, a causa delle manipolazioni modaiol-culinarie degli anni ’70-’80. Vitale l’ha riesumato apposta, per riderci sopra e far vedere che il filetto al pepe verde, se si evita la panna e si costruisce la salsa a partire dalla demi-glace come facevano un tempo i cuochi dabbene, può essere davvero un’altra cosa. Uniamoci l’uso di carne di prima qualità, cotta perfettamente al sangue, ed ecco che lo slavato piatto da Milano da bere diventa qualcosa di contemporaneo, né antico né moderno, semplicemente al passo coi tempi. Da consigliare.
In carta, anche la ricciola con indivia brasata e pomodori sott’olio, e il manzo brasato.
Chiudiamo in dolcezza?
Mousse di mascarpone
“Per togliere l’amaro alla vita”… E questa mousse di mascarpone con scaglie di cioccolato lo toglie davvero. La qualità della foto non è delle migliori, lo ammetto. Ma spero vi accontenterete.
Dei vini, già detto: buone etichette ben scelte, qualcuna anche a calice.
Prezzi? Circa 40-45 euro a cranio, anche se c’è un “Percorso di gusto” di 5 portate a 33 euro.
Mettete in conto poi la simpatia del titolare, ed ecco che avete un posto easy, per dirla con gl’inglesi, ove passare una serata gustosa.ù

Osteria Punto e a Capo
Via Lecco, 34
Cernusco Lombardone (Lecco)
Tel. 0399902396
Chiuso il lunedì

6 Responses to Punto e a Capo, in tutti i sensi: l’osteria moderna alla brianzola

  1. Santa scrive:

    Complimenti allo chef per un primo piatto dal gusto mediterraneo: spaghetti con gamberetti e zucchine. Qual è il gusto vincente?
    Quello della semplicità unita alla fantasia.
    Quindi auguro a tutti:”Buon appetito!”.

  2. Carlo scrive:

    Guarda sul profilo facebook di Corrado Colombo il video “Donde te escondias”.
    E’un altro modo…… per “togliere l’amaro alla vita”.

    Carlo

  3. Luana scrive:

    Buonissimi questi piatti, complimenti!
    Saluti da levico terme, Luana

  4. antonio scrive:

    Non ti inganni la semplicità dei piatti! Dietro c’è “il manico” e cioè una cucina che nella sua semplicità lascia trasparire le vere capacità di Alberto: in ogni piatto il “tocco” del vero cuoco! Davvero tanti complimenti. E poi stupire con i prezzi alti (e potrebbe anche farlo, perché piatti di questo livello in altri siti, anche in Brianza, si troverebbero a ben altri prezzi) non serve a valorizzarli: qui si valorizzano da soli! E Tommaso Farina ha visto bene e commentato meglio. Cordiali saluti.

  5. antonio scrive:

    Ben presentato, senza “invenzioni”!

  6. ??????, ?????????, ????????, ???????
    ????!

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