Le costate di Peck sono eccellenti e teutoniche

January 13th, 2009 | by Tommaso Farina |

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Le splendide costate che oggi troneggiavano in vetrina da Peck a Milano. Carni meravigliose, compatte, con la sacrosanta striatura di grasso che a nessuna costata dabbene dovrebbe mancare. Visto che in questi giorni si parlava di carne, mi è parso giusto scattare una foto a queste mirabilia, rigorosamente da fuori.
Ah: sono carni tedesche. Guardate bene qui, nella seconda foto che ho fatto alle etichette. Si legge poco, ma c’è scritto più volte Deutscheland. Anche in questo Peck dimostra la sua professionalità e la sua assoluta trasparenza, con etichette e tracciabilità assolutamente evidenti ai clienti, oltre che con la selezione di carne di gran qualità, anche se estera. Ma del resto lo fa anche Dario Cecchini, e sia Peck che Cecchini vendono carne che si scioglie in bocca.

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11 Commenti a “Le costate di Peck sono eccellenti e teutoniche”

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  1. Di fede il Jan 15, 2009

    Sarebbe interessante sapere cosa mangiano questi animali “tedeschi”, come vengono nutriti; sai, molte cose sono buonissime ma non per questo sono salutari.

  2. Di Luca Ripellino il Jan 15, 2009

    Mi inserisco nel dibattito lanciato da Fede: anch’io, in linea di principio, mi chiedo che cosa può avere in più la carne tedesca di Peck, piuttosto che quella spagnola del Cecchini, rispetto alla carne italiana di un Ercole Villa di Milano, di un Fungo di castello d’Annone, di un Martini di Boves… Però bisogna anche, ovviamente con “senso del limite”, saper guardare all’assoluto, alla qualità prima di tutto, a ciò che è realmente buono: tu, Fede, tutta (ma proprio tutta!) la carne italiana che mangi sai con certezza come è stata allevata e nutrita? Ok per quella che ti compri tu, che selezionerai a dovere da chi sai tu, ma non dirmi che non ti è mai capitato di mangiare fuori casa e trovarti nel piatto o nel panino qcs di carne di provenienza un pò dubbia?! Partiamo dal presupposto che si tratta, indipendentemente dalla tipologia di alimentazione e di allevamento, di animali “di stalla”: la differenza l’ho avvertita (alla grande) assaggiando la carne degli angus di Paolo Parisi, di Lari (PI); sono animali allevati allo stato semibrado, nel senso che vivono in spazi enormi, ovviamente cintati ma senza nemmeno un ricovero, si nutrono di quel che trovano nei prati e nella macchia oltre a un’integrazione alimentare somministrata periodicamente, e vengono macellati all’età di 3 o 4 anni perchè solo a quell’età la massa muscolare raggiunge la piena maturazione… A 18 mesi mai potrebbero avere la conformazione della coscia di una piemontese o una chianina, i costi di gestione di un allevamento del genere crescono enormemente, ma io una carne così non l’ho mai mangiata in vita mia, è riduttivo dire che è buona, oltre che salutare… Tommaso, te la consiglio vivamente, e scusa per lo spazio occupato.

  3. Di bucanero il Jan 15, 2009

    Ciao Tommaso, scusa l’OT

    Gli amici di Ciripizza lamentano una tua prolungata assenza…

  4. Di Tommaso Farina il Jan 15, 2009

    Peck fa le cose per bene, è uno dei più grandi selezionatori gastronomici italiani. L’altro giorno ci ho preso una lingua di bue salmistrata che era un burro.

    Parisi sta facendo grandi cose.

    A Ciripizza un giorno ci tornerò. Non so quando.

  5. Di fede il Jan 15, 2009

    Hai ragione Luca, anch’io (ci mancherebbe) ho mangiato, sempre fuori casa, carne di cui non sempre conoscevo la provenienza, fortunatamente abito in Piemonte e spesso quando vado a sciare a Limone Piemonte, una tappa a Boves non può mancare come quella da Capaldo della Granda. Non metto in dubbio Peck e le sue scelte, ma mi chiedo, ripeto, chiedo: è possibile conoscere la vera tracciabilità di questa carne tedesca, cioè oltre a sapere di chi è, data macellazione ecc. sapere anche di cosa si nutrono o meglio se esiste un disciplinare. Forse è già così, non lo so, non conosco la “realtà Peck”, forse Tommaso hai qualche info in più.

  6. Di Tommaso Farina il Jan 15, 2009

    Fede, non ho guardato molto attentamente quell’etichetta, che è grossa e piena di informazioni. Un’altra volta guarderò meglio. Empiricamente, posso dire che una costata con tutte queste marezzature e queste strisce di grasso non può provenire da animali allevati in modo meno che perfetto.

  7. Di Andrea Guolo il Jan 15, 2009

    Tommaso, scusami se ti deludo, ma Peck non è per niente più corretto degli altri, perchè la tracciabilità sulla carne bovina è obbligatoria e non la puoi nascondere. Al limite è un po’ più furbo, perchè importare carne dalla Germania costa meno che acquistarla in Italia, per ragioni che dipendono dai metodi di allevamento. Lui poi la vende molto cara, ma questo è un altro discorso.

    Andrea Guolo

  8. Di Tommaso Farina il Jan 15, 2009

    Non ho scritto che è più corretto.

    In ogni caso non capisco da dove venga tutta questa smania di attaccare Peck e le cose stupende che propone.

  9. Di Andrea Guolo il Jan 15, 2009

    Nessuna smania, non ho crediti insoluti :-)

    Semplicemente mi sorprendeva un elogio alla professionalità e alla trasparenza di chi compie un atto dovuto. Sarebbe come elogiare la Coop perchè scrive (o scriveva, prima di ritirarle dagli scaffali) che certi tagli di carne bovina arrivavano dall’Irlanda…

  10. Di Tommaso Farina il Jan 15, 2009

    Un credito insoluto con Peck sarebbe preoccupante… :-)
    A parte gli scherzi, ho capito benissimo. Ho solo voluto mettere in luce il fatto che a volte nelle macellerie le specifiche obbligatorie di provenienza sono meno messe in luce, il che è male.

    Mi stupisce che altra gente (non tu), su internet e fuori, attacchi Peck, spesso con motivazioni risibili.

  11. Di lorenzo il Jan 16, 2009

    Che buona la “Tibon Steak” mi viene una voglia di mangiarla.

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