Abbacchio romano arrosto secondo Annibale Mastroddi
May 23rd, 2008 | by Tommaso Farina |
A grande richiesta, vi propongo un’altra comparsata del simpaticissimo Annibale Mastroddi, portabandiera della tradizione della macelleria romana, gradito ospite di Gusto (Tg5). Qui Annibale è tutto impegnato ad illustrare la preparazione d’un abbacchio arrosto con erbe marinate nel Brandy.
Naturalmente, se volete un guizzo in più, nessuno vi vieta di usare del Cognac al posto del Brandy italico…
Buona visione.
Ah: il sito di Annibale (www.annibale.com) pare essere scaduto. Spero non verrà rubato da qualche cialtrone alla ricerca di un dominio da sbolognare.
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Di eMMe il May 23, 2008
tommaso, fatico a valutarlo, visto che è legato ma colgo comunque l’occasione per dire che secondo me a roma l’abbacchio non esiste più: solo agnelloni.
a pasqua, lo scorso anno, un discreto macellaio del corso del paese dei castelli in cui abito, uno che oltre alla macelleria si occupa di fare gli acquisti per alcuni ristoratori della zona, mi diceva che davvero si fatica a trovare quei pochi abbacchi del centro italia e che, perlopiù, arrivano dell’estero dove li mangiano che, per i miei gusti, che sono quelli ai quali sono stato educato, non sono abbacchi ma agnelloni.
cioè, oh, un abbacchio ha un mese, eh, un mese e mezzo, già a due mi fa strano: in macelleria trovi certe sleppe che, sarv’ognuno* come diceva nonna, fanno spavento.
*salvo ognuno. lo diceva dopo aver detto peste e corna di quell’ “ognuno”, ovviamente.
Di Tommaso Farina il May 23, 2008
Sai una cosa? Tempo fa avevo a casa un libro che parlava, tra le altre cose, dell’agnello. Lì si sentenziava che quella per l’agnello da latte è un amore tipicamente italiano, e che fuori dall’Italia si preferisce l’agnellone più anziano di qualche mese, che alcuni anche qui considerano migliore. Ora, non ricordo esattamente le argomentazioni fatte da quel libro a favore dell’agnellone. Anzi, non ricordo nemmeno se avesse riportato la cosa come mero dato di fatto, oppure sposando la tesi che l’agnellone possa essere più buono.
Certo, sarebbe il caso che abbacchi o agnelloni fossero italiani. Il famoso pré salé ormai è ridotto a una serie di imitazioni. E un fracco di ristoratori per l’agnello si rivolgono a una nota catena di distribuzione: ottima, per carità, ma ormai è pura globalizzazione d’alto livello.