Piatto ricco, me ce ficco: le animelle di vitella secondo Annibale

May 5th, 2008 | by Tommaso Farina |


Un’altra piccola perla ripresa nuovamente dalle telecamere di Gusto, il gastro inserto del Tg5: Annibale Mastroddi, storico macellaio romano de Roma come pochi altri nella Capitale, ci spiega alla sua maniera come cucinare le animelle de vitella. Io, che come Leo Romanelli e Roberta Schira per il quinto quarto ammattisco, non potevo non propinarvi questa chicca di popolarissima sapienza.
Se volete andare a trovare Annibale direttamente in bottega e fare un’esperienza unica, date un occhio ai recapiti.

Annibale
Via della Ripetta, 236-237
Roma
Tel. 063612269

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5 Commenti a “Piatto ricco, me ce ficco: le animelle di vitella secondo Annibale”

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  1. Di consumazioneobbligatoria il May 5, 2008

    però tagliate sottili no! quoto la ricetta burro e limone…
    le animelle del collo, più piccole di quelle sopra il cuore, sono ottime anche per il risotto… af

  2. Di eMMe il May 9, 2008

    sono golosissimo di animelle, ma d’abbacchio, perdindirindina!

    quelle di vitella le ho mangiate, me le sono anche preparate con mia moglie qualche volta, ma non c’è alcun confronto.

    tra l’altro per me quelle di vitella, dovendo, solo alla brace, senza limone, solo un goccio d’olio.

    quelle di abbacchio invece sono una delizia sempre e comunque. a roma si troveranno in molti posti, ma per quel che mi riguarda sempre alla solita carbonara, a piazza campo de’ fiori. un posto che vinta la folla folla dei turisti e conquistato [o meglio prenotato per tempo] un tavolo al piano superiore vicino alla finestra, superato l’ostacolo rappresentato da un ambiente polverosamente agèe, mi ha sempre fatto far grandi mangiate di cucina romana. e uno dei pochissimi con un frascati sfuso bevibile.

    per il cervello stesso discorso, non c’è confronto tra abbacchio e vitella, per quanto si cerchi e provi.

  3. Di Tommaso Farina il May 9, 2008

    Tu tra l’altro, se non ricordo male, sei anche un sostenitore della pajata d’abbacchio anziché di bovino (quella che l’Europa ci avrebbe tolto).

  4. Di eMMe il May 13, 2008

    no, non sono io, che la pajata non la ho mai mangiata in vita mia né di abbacchio né [e men che mai] di vitella.

    neanche sapevo che quella di vitella fosse consumata. mi sa che risulta anche un po’ duretta, se tanto mi da tanto.

    invece ti ho pensato mangiando da checco al calice d’oro, di rieti, che già ti segnalai come “ultimo carrello di bollito decente andando verso sud”. ti ho pensato perchè mi pare che tu sia ghiotto del musetto, che io invece non amo.

    checco, o meglio gli eredi, ha rimodernato il locale facendogli perdere quell’aria anni 70 che mi piaceva tanto. per fortuna il maitre è sempre lo stesso.

    bisognerà che passando per rieti ci pranzi. sono curiosissimo. ah, come tutti quelli che propongono i bolliti fa una sua particolare salsa verde, che a me piace moltissimo.

    altra cosa da provare sono i cannelloni. la scorzetta di limone li rende unici. evitare scaloppa alla checco. evitare la coratella.

    per la coratella ne ho uno ma ti resterebbe fuori mano in modo assurdo. la fa con… i peperoni.

    cos’è quell’aria perplessa? è digeribilissima te lo assicuro.

    è una trattoriola di campagna vicino amatrice.

  5. Di Tommaso Farina il May 13, 2008

    Ma ci sei stato di recente da Checco? E’ da anni che me ne parli, ma in Sabina ancora non ce l’ho fatta a passare.
    L’ultima coratella che mi sono gustato per ora è quella della Taverna del Ghetto, coi carciofi d’ordinanza.

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