Vinitaly 2008: gli assaggi, parte quinta (Antonio Camillo)
April 14th, 2008 | by Tommaso Farina | 
Inevitabile, nel Vinitaly 2008 già abbondantemente archiviato, andare a trovare Gianpaolo Paglia, produttore e, ormai, amico. Lui e i suoi vini maremmani si sono rivelati più in forma che mai, inanellando una degustazione di grande piacevolezza e di interesse assoluto.
Però Gianpaolo mi perdonerà se, per una volta, oriento i riflettori su Antonio Camillo (solo per ora). Antonio, collaboratore storico, da tempo esce con una linea di vini “autoprodotti”. Sono un bianco e un rosso, e li ho provati a Vinitaly, pur avendone a casa alcune bottiglie.
Il bianco è l’Alture 2007, sauvignon in purezza. Si sa, la Toscana nel sentire comune non è esattamente una terra di vini bianchi. Però è altrettanto assodato come le migliori bottiglie in tal senso arrivino quasi sempre dalla costa: i Vermentini del nord, il Giovin Re (viognier) e il Costa di Giulia di Michele Satta, il Bugia di Bibi Graetz, il Fonte 40 e il Guazza dello stesso Gianpaolo, i vini bianchi della Parrina rappresentano alternative consigliabili e pregevoli su una tavola estiva. A essi ora si aggiunge questo Alture, da uve sauvignon d’un vigneto tra Pitigliano e Sorano (Grosseto). Chiaramente, non dovete aspettarvi un Sauvignon all’altoatesina. In Sudtirolo è la montagna a conferire ritrosia, acume, un pizzico di glacialità. Qui la presenza del mare veste il vino di cordialità e calore, oltre che di un’inattesa sapidità. Ecco dunque un nettare color giallo intenso. Il profumo è inequivocabilmente tipicissimo: la classica nuance di foglia di pomodoro, o mandarino amaro, o pipì di gatto, a seconda della sensibilità di ciascuno. E’ un Sauvignon, che diamine. A poco a poco, i toni citrini e agrumati hanno il sopravvento. In bocca colpisce per la grassezza avvolgente che non pregiudica la freschezza. Certo, ad alleggerire l’insieme contribuisce la sapidità. In ultima analisi, una bottiglia da conoscere assolutamente se non avete pregiudizi, e da stappare con letizia sopra un branzino al sale.
Ma dopo il bianco, c’è il rosso: il Principio 2007. Qui Gianpaolo ne racconta la genesi: proviene da un vigneto abbandonato di ciliegiolo, varietà gettonata sulla costa toscana. Le viti hanno quasi cinquant’anni, e prosperano su un declivio dalle parti di Manciano (Grosseto). E com’è, il ciliegiolo di Antonio Camillo? E’ quasi un anti-vino: laddove i produttori “laureati” puntano su concentrazioni e consistenze, Antonio e Gianpaolo preferiscono la bevibilità quasi spensierata, pur senza perdere di vista la struttura necessaria. Il Principio è rosso rubino carico senza stanchezze. Profuma di ciliegia spaccata, facendo fede al suo nome. In bocca è tranquillo, senza sussulti, gioiosamente beverino, sul giusto mezzo tra espansività e peso. E’ come le ciliegie: una tira l’altra, un bicchiere tira l’altro. Gianpaolo lo raccomanda anche su piatti di pesce, magari sul cacciucco che si fa a Livorno e dintorni.
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Di gianpaolo il Apr 14, 2008
Ciao Tommaso. Mi fa molto piacere che parli dei vini di Antonio, e sono sicuro che farà ancora più piacere a lui. E’ comunque un progetto che stiamo seguendo con molta passione e anche con divertimento, per uscire dal seminato ogni tanto.
L’etichette dell’alture è cambiata, ma ancora sul sito c’e’ la vecchia. Appena ce l’ho te la mando.
A presto in Maremma.
Di Tommaso Farina il Apr 14, 2008
Sì sì, lo so che è diversa. Quella nuova è parzialmente blu scura.