Syrah 2005 Michele Satta, il fascino del vino inedito
January 7th, 2008 | by Tommaso Farina |
Chi mi conosce, sa certamente quanto io stimi Michele Satta e la sua famiglia. Una famiglia varesina trapiantata in Toscana nel segno dell’amore per la terra, nella carducciana Bolgheri, terra che qualcuno poco felicemente ancora chiama “California d’Italia”. Satta, cresciuto come tutti all’ombra del Marchese Incisa della Rocchetta (leggi Sassicaia), da più di dieci anni sa muoversi in proprio, con autorevolezza, in una terra che non sempre, sull’onda lunga delle mode, sa offrire vini davvero definiti e personali.
Ad alcuni piace di più il Piastraia, tipico uvaggio in stile locale, capace di annate di grande equilibrio, e di finezza tannica da primo della classe; altri amano di più il Cavaliere, sangiovese in purezza che invecchia volentieri, ammicco allo “stile tradizione” che altrove in Toscana costuma (qui, lo ricordiamo per i neofiti, storicamente è arrivato prima il quasi sempre vituperato cabernet); non è poi difficile apprezzare caldamente il Bolgheri I Castagni, regolarmente troppo giovane al Vinitaly ma ricco di grinta e potenza da vendere. E non dimentichiamo i bianchi: il sapido Vermentino Costa di Giulia e il tornito, polposo Giovin Re, viognier a barrique di rara sensualità.
Ma oggi siamo qui per parlare d’altro. Un amico a Natale ha regalato a mio padre una bottiglia di Syrah 2005 di Michele Satta. Una bottiglia rarissima, prodotta per puro esperimento di vinificazione in circa 2000-2500 esemplari, quasi tutti finiti all’estero (la fonte è Fabio Motta, agronomo dell’azienda nonché, particolare di colore, mio vecchio compagno liceale). Consigliandolo in abbinamento al coq au vin, ieri preparato dalla mia madre con un super gallo di Pigorini secondo la ricetta della signora Maigret immortalata dai romanzi di Georges Simenon e codificata da Courtine, ho fatto centro. E’ un bel vino, questo Syrah. Non insegue fantasmi di muscolarità sciropposa, ma preferisce muoversi nell’alveo dell’eleganza. Il colore è un rubino intenso. Il profumo è delicatamente fruttato e speziato: le more di rovo s’insinuano con malizia tra la grafite e il pepe nero molto giudizioso. In bocca vien fuori con semplice autorità, tannicamente levigato senza mollezze. Niente sdilinquimenti, niente masse critiche di marmellata vagante: un sorso lineare, compito, persistente, armonioso, placido. In retrogusto, un cenno di marasca fresca e di fragola. Perfetto per il coq au vin alla Maigret col puré di patate.
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Di marco il Jan 7, 2008
adoro lo Sirah e pensa che un amico ristoratore mi ha fatto assaggiare uno sirah siciliano con Sushi, e Sashimi geniale….però sono avvilito uno sirah nella zona bolgheri mi mancava mi informo lo compro se a roma si trova o quando passo a bolgheri ne approffitto….
)))
tommaso tra poco è ferragosto sta neve che scende mi congela il mouse
Di Fabio il Jan 8, 2008
Tommaso ti aspettiamo sempre in cantina, grazie per il bel commento. Purtroppo per Marco e per gli altri amanti del Syrah (che a Bolgheri confermo trova un’espressione elegantissima, specialmente se viene da piante di una certa età) non è ancora in vendita! Occorre aspettare ancora un paio d’anni ma si sa che la pazienza è la virtù degli amanti del vino…
Fabio Motta