L’Arcaden: nuove frontiere del pasto ghiotto ma risparmioso

December 3rd, 2008 | by Tommaso Farina |

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Cari lettori, come ben sapete sabato scorso sono andato a Gressoney, per partecipare a una tavola rotonda sulla ristorazione valdostana, organizzata a margine dei festeggiamenti per il quarantesimo compleanno della locale delegazione dell’Accademia Italiana della cucina.
Ciò non mi ha impedito di fare un giretto altrove, quando ancora non aveva cominciato a nevicare (a Gressoney, nella notte tra sabato e domenica sono scesi almeno 30 centimetri di neve). Così a pranzo, prima di salire la valle del Lys, sono andato a mangiare in un posticino simpatico, di cui già da anni conoscevo l’esistenza, ma che ancora non avevo provato: l’Osteria L’Arcaden, nel paese di Arnad (Aosta).
E di osteria vera si tratta, più che di ristorante o di trattoria di lusso. Il padrone di casa, Lorenzo Bertolin, fratello del compiato e indimenticato Rinaldo Bertolin, ha puntato su una formula non difficile da trovare in zona: apertura ininterrotta da mezzogiorno fino a sera, con servizio di “merende” e piatti caldi. Merende che in realtà valgono bene per un pranzo, mantenendo un prezzo irrisorio.
La saletta è quella semplice che vedete qui sopra, simpaticamente ornata di campanacci di vacche. Il servizio è simpatico e cordiale. C’è una piccola ma probante scelta di vini valdostani, ad accompagnare un menù sostanzialmente guidato.
Inevitabile l’assaggio di partenza.

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I salumi prodotti dall’azienda di famiglia, ora saldamente in mano a Marilena, la vedova di Rinaldo, che ha saputo tener alta la qualità produttiva. C’è naturalmente il Lardo di Arnad, cavallo di razza della casa. Però c’è anche la Mocetta bovina; il salame crudo; il salame cotto di capra (con un 40% di suino, naturalmente); i boudin, sanguinacci valdostani che amo da sempre. Tutto buono e ghiotto. E c’è anche l’accompagnamento.

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Buone cipolline in agrodolce, peperoni con filetti d’acciuga, tomino fresco (probabilmente viene dal vicino Caseificio Evançon, ma non ne ho la certezza). Un antipastino casalingo, onestamente gustoso e invitante. In più, il pane è buono, e i grissini molto buoni nella loro fragranza.
Poi, si prosegue.

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Nella ciotolina al centro, il Salignon (detto anche Salignòun), ossia la ricotta aromatizzata con peperoncino e altre spezie aromatiche, tipica della tradizione Walser, la popolazione di origine e lingua tedesca che abita la vallata di Gressoney. La sua morte ideale è con le patate lesse con la buccia, che si vedono a sinistra. Per la miseria, le patate di montagna sono patate vere! Saranno anche un po’ più piccole, ma sono compatte, buone, senza sfarinamenti indesiderati. E col Salignon sono perfette.
Attorno, tre formaggi valdostani. Ovviamente c’è la regina della Vallée, la Fontina. Accanto, le sue damigelle, due Tome. A corredo, tanto per non farsi mancare niente, c’è ancora del maiale: il cotechino Bertolin, piacevole e colloso, ma assolutamente armonico ed equilibrato.
E si va avanti.

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L’altra grande specialità della cucina: le zuppe. A sinistra la minestra d’orzo, di studiata ampiezza e dolcezza. A destra, un zuppa ancora migliore: quella di latte, riso, castagne e (pochissimo) lardo. Edo Raspelli, che anni fa capitò in questa osteria, rimase anche lui colpito da questa zuppa ancestrale, “della memoria”. Certo una simile ricerca di sensazioni calde e dolci fa parte della cucina di una volta.
Tranquilli, stiamo arrivando alla fine.

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Bonet ortodosso, semplice e apprezzabilissimo. Notare che solo nei dolci c’è una scelta, il resto è guidato. Non ci sono secondi piatti. Se si prenota per telefono, è possibile arricchire il menù con la pierrade, la grigliata di carne valdostana.
Spesa totale? 15.10 euro. Una ridicolaggine. Il menù fisso costa 12.50, l’acqua microfiltrata (anche qui!) 1.50, e un caffè 1.10 euro. Niente coperto né servizio. E non pensate che questa “merenda” non sia sazievole. Io stesso, abituato ai “ritmi” della dieta, ho dovuto lasciar lì parte delle zuppe, e mi è dispiaciuto. Con la pierrade si spende qualcosa di più.
Mangiar bene spendendo poco: ecco il sogno di molta gente.

L’Arcaden
Loc. Champagnolaz, 1
Arnad (Aosta)
Tel. 0125966928
Chiuso lunedì (solo d’estate) e giovedì

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7 Commenti a “L’Arcaden: nuove frontiere del pasto ghiotto ma risparmioso”

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  1. Di marco il Dec 4, 2008

    Salignon…sono ignorante… non conoscevo…comunque sei un goloso giornalista…lo so lo so che a bre ti vedremo con raspelli in giro per malghe…hai letto sull’ansa la storia del latte crudo…istituto superiore sanità…batteri…infanzia ecc come la vedi?
    http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_822372925.html

  2. Di Luca Ripellino il Dec 4, 2008

    Dici bene: è il sogno di molta gente. Ovviamente non sempre è possibile, ma è bello sapere che da qualche parte non rimane solo un sogno… Cmq la bassa Vallèe è una zona vocata a grandi merende, idem il confinante (e piemontese) Canavese. Bel reportage!

  3. Di Tommaso Farina il Dec 4, 2008

    @marco: la mia opinione è che si sgonfierà tutto. Le lobby delle industrie lattiere sono assai potenti, ma quelli che sostengono il latte “vero”, senza interventi per renderlo più durevole (e, soprattutto, trasportabile), esisteranno sempre. E io sono in prima linea.

    @Luca: prova questo posticino.

  4. Di irazoqui il Dec 28, 2008

    o segnù cao

  5. Di Paulo Queiroz il Jan 2, 2009

    Ciao, mi chiamo Paolo e sono brasiliano fan di vini italiani. Ho un blog in lingua portoghese su vini. Il mio obiettivo è quello di raccogliere il vino di amici, in modo che il nome del nostro vino. Sono i nostri vini divulgazione, essere felice con la loro visita e con la raccomandazione di un vino di vostra scelta.
    Auguri e Felice Anno Nuovo.
    Paulo
    paulo.queiroz @ mac.com

    Ci scusiamo per gli errori nel mio italiano. Lavoro di Google Translate.

  6. Di Tommaso Farina il Jan 3, 2009

    Grazie Paolo, auguroni anche a te.

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