Oca d’estate parte seconda: il salame di Giovanni Coccini

July 23rd, 2008 | by Tommaso Farina |

Macelleria Coccini

E’ forse ardito mangiar l’oca d’estate? Niente affatto. Già con la descrizione dell’Oca Ciuca l’avevate intuito. Lo conferma l’amico Edo Bresciano (che ha da poco ricostruito il suo blog: segnatevi il nuovo indirizzo) e la sua lussureggiante produzione di salumi di palmipedi vari, tra i più buoni e genuini d’Italia.
E lo ribadiscono a Mortara (Pavia), in Lomellina. Il salame d’oca di Mortara, quello cotto e in parte costituito da carne suina, è eccellente compagno del melone, quand’è fatto bene. Purtroppo non tutta la tradizione norcina della Lomellina si appoggia a oche allevate in loco: quando va male, arrivano da molto lontano, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili. Quando va bene, i salumai si appoggiano a piccoli allevatori del Piemonte o della Lombardia, per salvaguardare la qualità. E guarda caso, chi sta più attento negli approvigionamenti della carne è anche chi sta più attento a dosare pochi conservanti, che ne alterano il sapore in modo sensibile.
Di questi piccoli artigiani che lavorano bene, un degno rappresentante è Giovanni Coccini, di Olevano Lomellina (Pavia). A chi non abbia mai messo piede fuori da una grande città, Olevano può sembrare quasi uno scherzo, o qualcosa che non esiste più. Dalla circonvallazione che lambisce la brutta zona industriale di Mortara, si prende una stradicciola che si inoltra in campi immensi e porta nel paesino: 800 abitanti, la chiesa parrocchiale, il tabaccaio, il bar, le panchine dove si siedono i vecchi. Spiccano il castello medievale, vero fulcro del paese, e l’interessantissimo Museo di arte e tradizione contadina, che piacerebbe da matti all’amico Luca Ripellino. Tutte cose che attirano ogni tanto appassionati e turisti curiosi.
Turisti che, per la verità, vengono anche per visitare la bottega di Giovanni Coccini, detta anche Carnipiù: all’ingresso del paese c’è perfino il cartello indicatore. La macelleria si apre in un cortiletto, con semplicità. Di fatto, è un piccolo emporio di prodotti alimentari.
Il piatto forte però sono le carni. Giovanni Coccini inaugurò l’attività nel 1929. Più avanti, l’eredità fu raccolta da suo figlio Giorgio, a sua volta aiutato dal figlio Giovanni (per tradizione, in famiglia i nipoti si chiamano come i nonni). Un’esperienza di 80 anni, che si sente. Importante, per i Coccini, è la scelta delle bestie migliori. Loro vanno a reperirle in allevamenti piccoli e di fiducia. Gli animali da cortile poi sono allevati personalmente o reperiti dalle cascine circostanti.
Col tempo, i Coccini si sono fatti anche un nome nella lavorazione degli insaccati tradizionali, prodotti davvero senza il minimo cedimento a scorciatoie industrialistiche o risparmiose. In primis, il salame d’oca cotto, roseo, di grana piacevolmente grossa. Sentite il sapore: è dolce, ma non troppo. La dolcezza spinta, eccessiva di molti salami d’oca di Mortara è dovuta a un largo impiego di zuccheri, che sicuramente non sono essenziali. Coccini non li usa, e mette solo un poco di salnitro.
Altre chicche? Il salame d’oca crudo, meno personale e irruente di quello di Edoardo Bresciano, ma egualmente apprezzabile. Oppure il salame della duja, sempre d’oca, declinazione locale d’un prodotto amatissimo tra Vercelli e Novara, e qui morbido e gustosissimo.
Con l’oca abbiamo finito, ma c’è il maiale. E che maiale. Provate la pancetta. Da anni assaggio pancette su pancette, buone e cattive. La pancetta di Coccini è assolutamente tra le prime tre della Lombardia, e probabilmente metterebbe in riga anche alcune omologhe del Piacentino. E’ arrotolata, e non si vergogna di essere un po’ grassottella, come le pancette dabbene dei tempi che furono. La pancetta magra è figlia di un’epoca in cui impera il maiale bonsai, magari olandese o tedesco, magro finché si vuole ma insignificante. Il grasso nel salume ha funzione strutturale: serve a equilibrare la sapidità maggiore veicolata dalle parti magre, che “prendono” maggiormente la salatura. Da Coccini non si corre il rischio: la pancetta è un burro. La pancetta aglio e pepe dei Coccini vi conquisterà per l’equilibrio intenso, l’avvolgente pienezza. La pancetta aromatizzata al peperoncino, ben lungi dall’essere piccante, è pungente ma sempre rotonda, amichevole, espansiva. Una sorpresa sarà la pancetta con la scorza di limoni (rigorosamente non trattati).
Tirando le somme: artigiani coraggiosi, orgogliosi del loro lavoro e del loro ruolo, artefici di prodotti di suprema delizia.

Macelleria Carnipiù – Giovanni Coccini
Via San Martino, 42
Olevano di Lomellina (Pavia)
Tel. 038451014

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8 Commenti a “Oca d’estate parte seconda: il salame di Giovanni Coccini”

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  1. Di Fulvia locaciuca il Jul 23, 2008

    E bravo sig. Farina…Anche Coccini ha scovato, il salame d’oca nella duja coi fagioli borlotti di Gambolò e la Bonarda di Sergio Agnes fanno parte dei piatti “storici” dell’Oca Ciuca.
    Cordialità Fulvia Legnazzi

  2. Di giovanni gagliardi il Jul 23, 2008

    Sempre un grande Tommaso, una vera miniera di grandi indirizzi. Io grande oca anche, ma non solo, sotto forma di salumi l’ho mangiata all’Osteria del Pescatori a Portalbera (PV), un posto davvero fuori dal tempo.

    Ad Majora

  3. Di Tommaso Farina il Jul 23, 2008

    Cosa mi hai citato, Giovanni! L’Oltrepò Pavese a fianco del Po (quindi non quello collinare dei vini) è assai poco conosciuto. Ai Pescatori ci sono stato nel 2005, prima di Pasqua. Ricordo quel semplice, buon collo d’oca ripieno.

  4. Di Corsaro il Jul 23, 2008

    Non li conosco…spero di incontrarli un giorno ed assaggiare le loro specialità. Ho bagnato mais tutti il giorno, vado a nanna, ciao!

  5. Di andrea il Jul 24, 2008

    Ciao mi stai facendo ricordare quando ho lavorato a Portogruaro, li ho imparato a lavorare l’oca, c’è una ricorrenza un giorno di novembre credo dove si cucina l’oca in tutte le maniere, figurati per un siciliano ti lascio immaginare… mi sentivo come un bimbo alla scoperta delle mondo..

  6. Di Tommaso Farina il Jul 24, 2008

    In effetti tra Veneto e Friuli una certa tradizione dell’oca ci fu, e in parte c’è ancora.

  7. Di Luca Ripellino il Jul 24, 2008

    Non conosco questi produttori e nemmeno i loro salumi, spero di assaggiarli presto! In compenso conosco Olevano, ho lavorato quasi 3 anni nel vicino paese di Castello d’Agogna, e porto sempre nel cuore la placida bellezza della campagna lomellina… Non perderò la visita al museo di storia contadina, stanne certo!! ciao. Luca

  8. Di Corsaro il Aug 3, 2008

    Il problema è reperire l’oca viva d’estate! L’industria ha solo roba congelata, buonissima, pulitissima ma NON giustissima perchè nel 99% dei casi non viene dichiarato come, per esempio, fanno con il “pescado”. Il contadino può avere qualche oca, della passata stagione, buona per lo stracotto. Anzi direi ottima, con le sue due o tre ore di SAPIENTE cottura. A fine agosto ci sono le oche di questa stagione, della schiusa di marzo 2008, con circa 5 mesi di vita. Si dice che i prestigiatori macellino oche di tre mesi, gonfie di alimenti bilanciati. Anche questo è da verificare perchè esiste una razza tedesca, piccola che ben si addice a tali alchimie. Per cui e per concludere fate come vi pare io, consumatore, vorrei solo essere informato dell’origine. Poi si sceglie…

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