A Milano il ristorante della ‘nduja (Gigio corri)

July 10th, 2008 | by Tommaso Farina |

Nduja

Sono stato a pranzo a Milano, al Dongiò, un localino dove mancavo da qualche anno. Un localino che piacerebbe un mondo a Gigio, che i lettori di questo blog ben conoscono, e che è un grandissimo appassionato di cucina calabrese.
Al Dongiò, in una traversa di corso Lodi, si mangia calabrese. E bene. In aggiunta, i prezzi sono dell’altro mondo: 35 euro per quattro portate, vini esclusi. Il mio ritorno nella trattoria ha confermato i miei ottimi ricordi d’una cucina sapida, ruspante, solenne.
L’ambiente è vecchio stile, sembra più una piola della Milano del tempo che fu. Non c’è l’ombra di elementi folcloristici meridionali, e non saltano agli occhi gli austeri dispacci di Ferdinando II, appesi ad alcune pareti.
Ma il menù è una festa. Le ultime tre pagine sono altrettante monografie su tre pilastri della Calabria della gola: ‘nduja (la foto l’ho presa dal sito web del Comune di Spilinga, nel vibonese, zona d’elezione di questo salume straordinario), peperoncino, caciocavallo, tutti spiegati nella storia, nelle qualità salienti, perfino nell’apporto calorico.
Nelle pagine precedenti, li avrete visti elencati nel menù, sotto forma di ingredienti. Gli antipasti (dopo una saporita peperonatina gentilmente offerta, anzi compresa nel coperto da 1,60 euro) sono una pura presa di coscienza di quel che verrà dopo: salumi calabresi, cipolle di Tropea con gorgonzola, l’intrusione di una pancetta piacentina.
Ma coi primi si entra veramente in sala da ballo. Ne ho contati non meno di 18: 14 in carta, 4 tra i piatti del giorno. Tutti di pasta. La pasta del Dongiò a Milano ha raggranellato una certa fama, meritatissima per l’estrosità dei sughi e per la generale bontà delle preparazioni. I condimenti sono tutti di ispirazione borbonica, e sono avvincenti. A elencarli tutti non finiamo più. Cito i maccheroncini lisci all’etrusca, con pancetta, cipolla, pecorino e l’amato peperoncino: un piatto semplicissimo ma tondo, scolpito, golosissimo. Altri esempi: spaghettoni alla tamarro (’nduja, trevisana, ricotta forte, pomodoro); linguine del cafoncello (salsiccia calabrese, pinoli pestati con basilico, pomodoro e altro); spaghettoni del marinaio (alici e pancetta); maccheroncini alla disperata (con caciocavallo e peperoncino); tagliatelle al ragù di salsiccia. Ne avete ancora 12 da scegliere. In bocca al lupo.
Secondi piatti più semplici. Ricordo, la volta precedente, il caciocavallo alla piastra ripieno di ‘nduja: ora c’è anche sotto forma di cotoletta, e farcito di pancetta. Altrimenti, c’è il filetto, il filetto alla normanna, uno dei must del locale, da sempre. E’ un filetto di bue (cotto alla perfezione, molto al sangue) arricchito da uno stuzzicante, mediterraneo intingolo di olio, aglio e pecorino. Semplice ma azzeccato (un binomio che peraltro è estensibile a tutta la cucina del ristorante, basata su materie prime spesso povere ma sapientemente assemblate). Il filetto è pure disponibile al finocchietto selvatico.
Chiudete col tiramisù di ricotta fresca, o la crostata di mele, cannella e mandorle.
La cantina, una volta un poco succinta, si è arricchita di parecchi rossi del sud e non solo, e contempla tre proposte a bicchiere per il pasto, e una decina per i dessert.

Dongiò
Via Bernardino Corio, 3
Milano
Tel. 025511372
chiuso sabato a pranzo e domenica

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10 Commenti a “A Milano il ristorante della ‘nduja (Gigio corri)”

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  1. Di Luciano Pignataro il Jul 10, 2008

    Questo non me lo perdo certo.

  2. Di Gigio il Jul 10, 2008

    Questo é il mio produttore preferito: http://www.artigianodellanduja.com/ . Ha una bella storia dietro di sé: gioventú in Argentina poi la voglia di ritornare alla propria terra ha prevalso e cosí anche la volontá di far rivirere antichi sapori. A Splinga a schiacciare a mano il peperoncino per la nduja sono rimasti solo in due e il signor Caccamo ha contribuito a salvare questa antica tradizione. Mi ricevette nel suo minilaboratorio, io turista curioso, e mi trattó come un re durante mezz’ora, parlando di sopressate, ‘nduje, possibili abbinamente, andouille francesi e sobrasadas di Mallorca…un altro ottimo salume spalmabile iberico, fatto a volte con il maiale nero dell’isola, molto simile alla nudja ma molto davvero molto meno piccante. D’obbligo con la ‘nduja, se provata come antipasto, la ricottina per mitigare i furori del peperoncino calabro, ma buonissima anche con i maccheroni o con la pasta al forno con la mozzarella filante. Tutti ricordi di una splendida vacanza che spero di ripetere quanto prima, nel mitico agriturismo Donna Orsola, dove la ‘nduja nell’antipasto non manca mai. Ma a Milano con la cucina calabrese come siete messi? Incomincia a prendere piede o la pugliese e la napoletana restano le regine della gastronomia mediterranea? In effetti la cucina calabrese che io adoro non é per tutti, é per stomaci abbondanti e palati forti come i nostri, ma non tutte le signorine gradiscono…tema sopressata, altro must calabro-lucano: quali le tue preferite?

  3. Di Tommaso Farina il Jul 10, 2008

    Soppressata?
    Senz’altro Riggio e Pugliese, ma ricordo cose stupende fattemi provare dal GAL di Crotone.

    A Milano il calabrese Dongiò è superiore a qualsiasi ristorante pugliese che conosca.

  4. Di giovanni gagliardi il Jul 10, 2008

    Bravo Tommaso! Il Dongiò è il mio oscar qualità/prezzo a Milano città. Davvero golosi i primi tutti fatti con pasta fatta in casa. Il consiglio è di assaggiarne più di uno e di lasciar perdere i secondi dei quali si può tranquillamente fare a meno. Peccato per i tavoli troppo ravvicinati (qui il locale a differenza che per i prezzi manifesta tutta la sua milanesità). Si esce in due, si mangia in quattro. In altre parole, favorisce lo scambismo.

    Ad Majora

  5. Di Tommaso Farina il Jul 10, 2008

    Io ho fatto il furbo e l’ho visitato poco dopo mezzogiorno, anche per evitare questi effetti collaterali…

  6. Di giovanni gagliardi il Jul 10, 2008

    La prossima volta batti un colpo. Ti avrei accompagnato volentieri! Ma evidentemente avevi migliore compagnia….

    Ad Majora

  7. Di Luca Ripellino il Jul 11, 2008

    La tua descrizione Tommaso fa venire l’acquolina in bocca… Gran bei piatti, e che prezzi! Però che rabbia ’sta moda assurda della chiusura “sabato a pranzo e domenica tutto il giorno”… Possibile che sabato a pranzo a Milano ci siano aperti McDò e poco altro?!

  8. Di Tommaso Farina il Jul 11, 2008

    Hai ragione Luca. Vedrai che tra qualche giorno scrivo un’invettiva in materia, magari anche solo per provocare e indurre qualcuno di loro a rispondere.

  9. Di Mr Oz il Jul 15, 2008

    Mi dispiace davvero dissentire, ma la mia esperienza (lunedì 14/7/2008 a cena) al Dongiò è stata negativa, non pessima, ma negativa.

    Dunque, la peperonatina/preantipasto non s’è proprio vista. Il caciocavallo alla piastra buonino, ma già in fase di raffreddamento. I primi che ho assaggiato, tamarro e cafoncello, non erano malvagi, ma un po’ volgari, cioè tanti gusti forti tutti sovrapposti che risultano in un sugo senz’altro ricco, ma con poca personalità.
    Il filetto alla normanna (nel mio caso troppo cotto) è un piatto gustoso, ma la carne è totalmente sovrastata dal condimento. E poi, perbacco, neanche un microcontorno ad accompagnare la portata, che so tre patate al forno nel piatto, giusto un gesto. Presentazione: zero.
    E va bene, questo è un giudizio soggettivo, quindi a uno può piacere di più, ad un altro di meno.

    Ma quello che non si può discutere è che il posto è troppo affollato. tavoli attaccatissimi. Troppi, in un ambiente piccolo, un frastuono insopportabile. Di quei posti che quando esci dici ooooh che silenzio.
    Il servizio non aiuta. La cameriera (calabrese di Shenzhen) s’è dimenticata i piatti. Il vino (un rosso toscano di Gaja da 30 euro, mica Lambrusco) era caldo.

    Conto: 32 a testa + vino.

    Sarà che invecchiando divento sempre più esigente. Se siete dei quarantenni esigenti come me il Dongiò potrebbe non piacervi.

  10. Di Tommaso Farina il Jul 15, 2008

    Un quarantenne che fa il web designer non è credibile…

    Scherzi a parte, mi spiace, un’altra volta ti andrà meglio.

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