Checco er Carrettiere: prezzi da rivedere, ma Roma è qui

January 25th, 2008 | by Tommaso Farina |

Checco er carrettiereNon solo Ghetto, nella mia epifania romana pre e post esame. Sono andato anche a Trastevere, zona “ggggiovane” della Capitale, ricca di interessanti birrerie e ristoranti. La mia meta, più che i locali giovanilisti, era però un’altra: Checco er Carrettiere. Si tratta di una trattoria famosissima, annosissima, frequentatissima da personalità di ogni genere. Era da parecchi anni che volevo farci una capatina, giacché i miei referenti (compresa la più recente edizione della Roma del Gambero Rosso) parlano di una cucina romana di esecuzione verace e curata, per nulla influenzata dal via vai dei clienti più o meno affezionati. Ciò di cui i referenti parlano meno, sono i prezzi. Sulle guide, di solito, si dice che da Checco si spendono circa 40 euro a persona. Ebbene: lunedì a pranzo per 3 portate e acqua ho speso 66 euro. Non è esattamente la stessa cosa. Inflazione al galoppo?
La cosa è incresciosa, perché da Checco non si esce delusi. Perlomeno, si esce con la sensazione di aver speso un po’ di più del dovuto, ma non con quella di aver buttato i soldi. Perché la famiglia Porcelli, che diamine, sa cucinare. Checco è un po’ l’omologo romano del milanese Matarel, per fascia di prezzo. In più, rispetto al Matarel, ha le carte di credito, il menù scritto (a dire il vero ce l’hanno anche a Milano, ma non sempre lo mostrano se non lo chiedi) e, soprattutto, una scelta di vini decisamente ricca e curata, con buone proposte a bicchiere e anche alcune mezze bottiglie.
I camerieri sono simpaticamente capaci, e smistano i piatti in un ambiente grande, folcloristico, ricco di trecce d’aglio (ce n’è più di 30 appese al soffitto), diplomi e menzioni d’onore, richiami alla romanità e soprattutto tante, tantissime foto delle celebrità che si sono sedute ai non distanziatissimi tavoli. Il più famoso è senz’altro Trilussa, ma negli anni non sono mancati Robert Mitchum, Ezio Greggio, Franco Franchi, Ennio Morricone, Federico Fellini, Aldo Fabrizi. Il bello è che la cucina, lungi dal “sedersi” o dal trasformarsi in caricatura, si è mantenuta fedele alla tradizione senza eccessi scomposti.
Checco er carrettiereSul menù, introdotto da una simpatica poesiola romanesca, c’è tutto quello che ci si aspetta dalla romanità. Da Checco ci ho fatto due pranzi, che racconto nel dettaglio. Il lunedì ho voluto fare il giro della cucina a tutto campo, e quindi son partito col fritto alla romana (18 euro). E che c’era nel piatto? Due supplì di fattura piacevole. Accanto, due fiori di zucca: uno leggero e croccante (per friggere, dichiarano, usano solo ed esclusivamente olio extravergine di frantoio), l’altro un poco unto ma sempre saporito. Buono e leggero pure il carciofo fritto, ma stranamente freddo all’interno. In buona sostanza, un fritto buono ma perfettibile, specie a questo prezzo.
La piccola delusione scompare coi primi: tutte le paste che tanto piacciono a Roma. I bombolotti alla Gricia, giustamente ben conditi, si sono tuttavia rivelati nient’affatto ingombranti o indigesti, mantenendosi nell’alveo di un corposo, ruspante e soprattutto saporoso equilibrio. Il giorno dopo niente antipasto, salto direttamente al primo: spaghetti alla carbonara, riusciti esattamente come si vorrebbe che fossero in tutta Roma. Perfetta la consistenza dell’uovo, stuzzicante il maiale (buona materia prima), giusta la spolverata di pecorino, azzeccatissima l’ideuzza di pepe che completa il piatto. Una carbonara da libro di testo, esemplare per la fedeltà alla ricetta più canonica. Ma i primi del Checco non sono solo questi: ci sono bombolotti all’amatriciana; i leggendari spaghetti alla carettiera (con una “r”), con porcini, tonno e qualcos’altro che mi sfugge; le fettuccine caserecce al sugo di carne; gli gnocchi al giovedì; i dischi volanti (ravioli di carne) e altro.
Piatti forti? Qui c’è del pesce freschissimo (niente congelato per scelta, si legge sui cartelloni), ma c’è pure la tradizione romana. Il lunedì mi sono preso una monumentale coda alla vaccinara: gentile, composta, profumata, ghiotta. Il giorno dopo, bracioline d’abbacchio impanate coi carciofi: il trionfo della cibaria umile e popolare, ch’è un piacere mangiare con le mani, magari scottandosi come nel più celebre scottadito. Ho saltato ambedue le volte i dolci, che comprendono cose come la crostata di visciole o il tiramisù. Durante il primo pranzo non ho bevuto vino, mentre il giorno successivo, anche per festeggiare l’esito dell’esame, mi sono concesso un bicchiere di San Leonardo 1999.
Notarella: il pane (il bianco è fatto in casa, quello scuro è quello famoso di Lariano) costa 5 euro, che vengono ridotti a 3 se sei un avventore single. In compenso, è abolita qualsiasi percentuale di servizio.
Che dire, alla fin della fiera? Che da Checco si mangia bene alla romana, senza delusioni, con la certezza di fare un tuffo nella tradizione. Certo, in città ci sono locali che offrono la stessa cucina facendola pagare anche molto meno. Però non mi sento di sconsigliare Checco, anzi: una volta tanto, penso che pranzarci sia addirittura doveroso. I Porcelli ci sanno fare, e difficilmente uscirete pensando di aver mangiato male.
Oltretutto, è un indirizzo sicuro perché non chiude praticamente mai.

Checco er Carrettiere
Via Benedetta, 10
Roma
Tel. 065800985
Non chiude mai

Ah: qualora a qualcuno interessasse, sono contento che i comunisti siano finalmente andati a casa.

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9 Commenti a “Checco er Carrettiere: prezzi da rivedere, ma Roma è qui”

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  1. Di Acilia il Jan 25, 2008

    Recensione interessante, avevo sentito parlare di questo posto dai miei procugini romani. Per lo più avevano fatto le tue stesse osservazioni.
    La scelta di non chiudere mai sono certa rappresenti una buona virtù.

    Un caro saluto

  2. Di Felix il Jan 25, 2008

    Riguardo ai comunisti sono sicuro che troverai qualcuno (non io!) che ti dice “si bravo e adesso tornano i fascisti”.
    A 60 anni dalla guerra e a 20 anni dalla caduta del muro siamo ancora al fascisti contro comunisti. Che pena. E nessuno parla degli idioti, dei corrotti e degli incapaci di cui entrambi gli schieramenti sono ricchi

  3. Di Tommaso Farina il Jan 25, 2008

    Hahahahaha, sapevo che qualcuno ci sarebbe caduto. L’inserimento di quella frasetta come specchietto per le allodole s’è rivelato un’idea felice. Anzi, felix.

    Grazie poi ad Acilia.

  4. Di Gigio il Jan 25, 2008

    Sai che ti stimo per la comune passione per la buona tavola peró questa frasetta mi pare una caduta di stile, peraltro del tutto fuori tema (se il tema é ceccho). Eppoi si puó essere di destra e riconoscere: 1) Che lo spettacolo che hanno offerto quei liberaldemocratici di Gramazio e Strano é stato vergognogo e ne hanno parlato in tutto il mondo come dell’ennesima farsa italiana 2) Di comunismo in questo governo c’era, ahimé (battuta per battuta), ben poco, cosí come poco fascismo ci sará in un Berlusconi ter (siamo nel 2007 e queste ideologie triturate dalla storia sono un male tutto italiano, perlomeno in Europa Occ.) 3)la situazione é grave, governi Prodi o Berlusconi 4)Quei ragazzetti questi sí fascisti o presunti tali, che festeggiavano tanto ieri seri cantando inni e salutando romanamente sono patetici soprattutto quando gridano “anate a lavora’” loro che con le loro zucche vuote non hanno letto mezza pagina in una vita, altrettanto vuota.
    Vedi

  5. Di Tommaso Farina il Jan 25, 2008

    Gigio: era uno scherzo, un’esca per attirar dibattito…

  6. Di e-nrique il Jan 26, 2008

    A Roma, come Madrid, Parigi o altre grandi capitale turistica, è diventato difficile trovare un posto in centro dove mangiar decentemente senza essere spennato. Io di solito scapo nei dintorni dove ho più possibilità di trovare romani… ma chi non vuole fare due passi in una delle piazze del centro dopo cena?
    Brutta abitudine fare pagare il pane… fuori coperto, servizio, pane… In Spagna i prezzi sono IVA e pane escluso. E se non ho ordinato ne mangio il pane? Lo paghi lo stesso, al meno che tutte le volte non vuoi littigare per fartelo togliere del conto. In questo aspetto prediliggo la Francia, dove non sbagli con il preventivo: 2 piatti a 15 € e bottiglia di vino di 15 €, conto 45 € (e pane e acqua gratis).
    Ah!. Scusate, sembra che interesse di più la politica. Bah, solo aggiungere che Zapatero è rimasto isolato contro l’Africa, e che la battaglia elettorale sarà caliente, caliente… Speriamo.

  7. Di Gigio il Jan 26, 2008

    Zapatero potrá piacere o meno peró é uno che dice: via dall’Iraq. E il giorno dopo le truppe tornano a casa. Tema cucina madrileña a basso prezzo: qui é pieno di catene stile Vips, Holliwood, Gino’s dove si puó mangiare per 15 euro. Certo non saranno grandi menú, ma perlomeno azzanni qualcosa di decente. Mi piacciono meno i menú delle caffetterie a 8,5, 9, 10 euro troppo grassi, con piatti che galleggiano nell’olio. Peró anche qui i prezzi sono cresciuti tantissimo negli ultimi anni: per es. uno dei miei posti preferiti, Tasca La Farmacia, con grandi decorazioni stile fermacia antica e un baccalá al pil pil divino in 8 anni, da quando ho incominciato a frequentarlo, é passato dai 25-28 euro, ai 40-45 attuali per una cena. Certo i 60 di Ceccho non trovano giustificazione nella cucina povera romana, che utlizza materie prime semplici come pasta, guanciale, pecorino, quinto cuarto e carciofi. A proposito lunedí mi intervistano sul telegiornale di Telemadrid a proposito della crisi e della legge elettorale italiana. Diró che le cose ci vanno male in politica, ma che abbiamo dei salami a Varzí :)

  8. Di Gigio il Jan 26, 2008

    ovviamente quinto quarto…l’influenza spagnola gioca brutti scherzi, non solo a tavola

  9. Di Lorenzo Cairoli il Jan 26, 2008

    E’ sempre stato caro.
    Io abitavo da quelle parti in vicolo di Santa Rufina. Da lui ho mangiato poche volte quasi sempre fritto di paranza. I gelati non sono male, invece. Già che eri li e avevi la mano calda con la cucina ebraica perchè non sei andato da Paris ?

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