Un pecorino di Marsala che la burocrazia ha assassinato

June 7th, 2008 | by Tommaso Farina |

Burocrati e parassitiSiamo daccapo. A quanto pare, l’ottusità dei burocrati ci ha privato di un formaggio straordinario: il Pecorino del caseificio Fiore di Marsala, ottenuto dal latte delle pecore pascolanti sui prati affacciati sul mare, con l’erba “salata” che agli animali piace tanto.
Avevo scoperto il pecorino di Beppe Sorrentino nel 2005, in occasione del già citato Wine Sicily. Un pecorino semplice, bianco, senza aggiunte, ma commovente, presentato in varie stagionature. Il campione più vecchio liberava la suggestiva “lacrima”, quella dei grandi caci maturi, con un equilibrio fenomenale tra il piccante, il sapido e l’amarognolo. Ci avevo trascinato quasi per mano Paolo Massobrio, pure lui stupito e ammirato. Avrebbe inserito il Pecorino del Caseificio Fiore nel Golosario 2006.
Qualche giorno fa, quasi per caso, ho telefonato a Beppe. E’ da tre anni che non lo sento, un saluto mi è parso doveroso. Lui mi ha riconosciuto, contento di parlarmi. Peccato che non faccia più il pecorino. Da quello che mi ha fatto capire, ha avuto qualche problemino burocratico.
Del resto, anche Liborio Butera, per telefono, mi ha parlato degli intralci, delle pastoie spesso paranoiche con cui funzionari pedanti mettono i bastoni tra le ruote a tanti casari siculi. La situazione migliorerà un giorno o l’altro? Il potere politico si renderà conto che così si rischia di perdere un patrimono culturale italiano che il mondo meriterebbe invece di conoscere?

In ricordo di questo formaggio, posto l’articolo che pubblicai sabato 4 giugno 2005, dedicato a Sorrentino. Leggetevelo, e imbevetevi della nostalgia per qualcosa che non c’è più.

Pur consacrato ai vini, al recente Wine Sicily trapanese non siamo certo rimasti a mani vuote neppure nel settore delle tipicità mangerecce. Radunati da Coldiretti, erano presenti una dozzina di produttori di cose buone di tutto il trapanese, artigiani e agricoltori che sono stati autentiche scoperte.
Uno di essi è stato Beppe Sorrentino di Marsala (Trapani): come parecchi siciliani, è un signore simpatico e diretto, oltre che estremamente rispettoso dell’eredità paterna. E che eredità: suo padre era casaro in queste terre fin dal 1940. Poteva Beppe interrompere la tradizione di famiglia? All’età giusta, prese in mano l’impresa paterna, senza trascurare i propri studi di giurisprudenza poi brillantemente conclusi con la lode. E l’azienda di Beppe, quella che ancora oggi caratterizza la sua vita, è il Caseificio Fiore (c.da Fossarunza 195, tel. 0923997336), in cui produce tuttora formaggi pregevolissimi. Sorrentino fa pasturare la sua mandria di pecore sui pascoli vicino al mare, la cui erba salina caratterizza il profumo e il sapore del latte. Beppe lo sa, e lo usa rigorosamente a crudo: ne ottiene forme di pecorino, salate unicamente a secco e variamente stagionate. Il pecorino appena salato si chiama Tumma, ed è giovane e simpatico. Dopo 15 giorni si parla di Primo Sale, ed è un Primo Sale meraviglioso, quello di Beppe: pasta elastica e soda, sapore pieno e gradevole. Dopo 4 mesi migliora ancora, ma il campione di 7 mesi colpisce al cuore: al taglio, libera la caratteristica “lacrima”, la stessa che esala un grande Parmigiano Reggiano. Profumo intenso, sapore potente, damascato, piccantino e solido, da ammorbidire con miele d’acacia: un grande formaggio.

(Da Libero, sabato 4 giugno 2005, pag. 16)

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3 Commenti a “Un pecorino di Marsala che la burocrazia ha assassinato”

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  1. Di Liborio Butera il Jun 7, 2008

    Esatto Tommaso, hanno fatto chiudere un piccolissimo caseificio dove, quando ancora abitavo in Sicilia, mi recavo a comprare la ricotta e un pecorino d’avvero d’eccezione. Peccato!
    Anche lui pascolava il gregge nelle terre che si affacciavano sul mare.

  2. Di Gigio il Jun 8, 2008

    Che peccato…tanto per dare una buona notizia questo mese il Corte Inglés sta lanciando il mese della Toscana a tavola…ho visto il pienone oggi nel supermercato di Madrid. Ho acquistato Chianti classico Verrazzano, pecorino al tartufo e d.o.p, paté per crostini, pasta della famiglia Martelli (discreta) e vari sott’oli…certo i grandi nomi non ci sono (Parisi, Falorni, Bioni Santi ecc.) ma comunque mi pare una buona iniziativa per rompere con lo stereotipo del pasta e pizza. Purtroppo la burocrazia sembra giocare a favore delle multinazionali: vedi le difficoltá che hanno attraversato D’Osvaldo, Jolanda De Coló…fatti raccontare dal tuo Cecchini quello che gli fecero fare quei bischeri dell’USL…anima il produttore in questione a non desistere, a cercare qualche compromesso, se possibile, perché perdere un sapore é perdere un sapere…

  3. Di Carlo Zaccaria il Jun 8, 2008

    Si, perdere un sapore è perdere un sapere, una tradizione e parte della nostra cultura. La responsabilità di questi fatti temo sia dovuta a preparazione e competenza insufficienti.

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