Chi non vuole il farmer market a Milano: strepitose coincidenze
September 17th, 2008 | by Tommaso Farina |Dopo il lancio Ansa di poche ore fa (in cui un’ignota signora intervistata parlava testualmente di “bidone” a proposito del farmer market milanese), è intervenuto con mirabile tempismo il presidente di Confcooperative Lombardia, Maurizio Ottolini.
«Portare i farmer’s market in città potrebbe essere un errore. I farmer’s market esistono laddove c’è la produzione, ovvero i campi. Portarli in città significa costringere il produttore a farsi carico anche dei costi di trasporto, da scaricare poi sul consumatore. Ecco perché chi ha fatto la spesa oggi al Consorzio Agrario di Milano parla di “bidone”». Lo dice Maurizio Ottolini presidente Confcooperative Lombardia che ci tiene a puntualizzare, però, l’importanza del farmer’s market.
«I farmer’s market – aggiunge Ottolini – sono nati nelle cooperative agroalimentari di Confcooperative all’epoca si chiamavano “spacci” e sono sorti a partire dal 1900 nell’alta Lombardia, in Trentino, in Toscana, nelle Marche. Le cooperative nella loro azione di valorizzare del territorio credono nella validità del farmer’s market e nella necessità di valorizzarne l’azione, perché offrono un ulteriore contributo alla vendita e perché svolgono un’azione formativa e divulgativa dell’attività agricola».
«Resta inteso, però – continua Ottolini – che è sbagliato individuare nei farmer’s market la risposta ai problemi dell’agricoltura per almeno due motivi: 1) incidono per una quota assolutamente marginale alle esigenze di crescita del settore agricolo che necessita di dimensioni e respiro dei commerci; 2) non raggiungono la collettività dei consumatori, ma solo una ristrettissima nicchia. L’agricoltura ha futuro solo se punta sulla crescita delle imprese e sull’ampio respiro del mercato – conclude Ottolini – questo per difendere il profitto del produttore e il potere d’acquisto dei consumatori. Tutto questo la cooperazione già lo fa».
Penso ci sia poco da aggiungere a un intervento che è quantomeno onestamente autopromozionale, e non cerca minimamente di nascondere l’intento di attaccare le iniziative lodevoli di altri per favorire le proprie, ricordando che tutto questo “la cooperazione già lo fa” e che “L’agricoltura ha futuro solo se punta sulla crescita delle imprese e sull’ampio respiro del mercato”. Tradotto: il settore è in mano nostra, chi si chiama fuori perderà sicuramente il confronto.
Interessante poi un altro rilievo: “Portarli in città significa costringere il produttore a farsi carico anche dei costi di trasporto, da scaricare poi sul consumatore”. Ma di che stiamo parlando? Della ventina di chilometri che separano via Ripamonti dalle aziende agricole produttive? Non converrebbe parlare della frutta che arriva dal Cile, dell’aglio che viene dalla Cina? Perché tanta durezza nei confronti di questa iniziativa piccola di produttori non troppo grandi? Della grande distribuzione che dovremmo dire? Ah già: la grande distribuzione spesso si rifornisce alla “cooperazione”, ossia all’agricoltura basata “sull’ampio respiro del mercato”, quindi è tutto buono è giusto. Bella forza: dite di apprezzare i farmers market per varie ragioni, a patto che non vengano in città, ossia dove potrebbero far concorrenza ai supermercati. I piccoli agricoltori, tutti lì a strozzare il consumatore per fargli pagare anche la benzina del camioncino? Ma si sa, i compratori rappresentano solo “una ristrettissima nicchia”. Tutta gente che va solo da Fauchon, è ovvio…
Ottolini, non nascondiamoci dietro un dito: la “ristrettissima nicchia” di cui parli è rappresentata solo dallo sconosciuto che ha parlato di “bidone”, e che è un infinitesimo di chi è venuto in via Ripamonti a fare la spesa oggi, e ha lasciato le bancarelle letteralmente vuote.











Di Giovanni Capizzi il Sep 17, 2008
Sono molto d’accordo con te! Io credo che il farmer market in città sia una grande opportunità per far conoscere le cose buone. E poi se avessi tempo, li spenderei io più che volentieri gli euro per la benzina per andare a comprare in loco. Per cui sono ben lieto dell’arrivo dei farmer market a milano.
Di Tommaso Farina il Sep 17, 2008
Grazie Giovanni. Domani ne parlo su Libero, con taglio più cronistico e riportando anche le reazioni.
Di Corsaro il Sep 17, 2008
Senza offesa ma l’analisi che fai è superficiale. Senza offesa c’è un trasporto generale nel credere alla favola di sti farmer market che salvano il mondo. Una roba tutta italyana, come quandi si va a votare: grandi aspettative per poi, due mesi dopo, scoprire che non cambia nulla. In questo caso i gialli CD hanno esposto a dei grossi rischi i poveri peones (ho diritto di usare questo termine in quanto peones, ma incazzato, sono anche io). Oggi hai visto ciò che si deve aspettare quando si affronta la fossa dei leoni.
Farmer market sempre esistiti ma con nome italiano: “mercati dei produttori” nei quali già 40 anni fa si nascondevano i furfanti che avevano tanto market e poco farmer. Mio padre, al tempo, era ispettore nei mercati di Torino. Sai quante ne ha viste?
Di Tommaso Farina il Sep 17, 2008
Non ho scritto che i farmer market salveranno il mondo. Ho scritto che secondo me è sbagliato dire che il mondo agricolo sarà salvato dalle grandi cooperative. E che fa sorridere vedere questi grossi agricoltori dispensare attacchi del genere.
Ti chiedo una cosa: cosa intendi dire quando parli di rischi grossi?
Di Corsaro il Sep 17, 2008
Per esempio: i 20 km che si devono fare hanno non solo un costo “stradale” ma anche oggettivo. L’oggetto del trasporto non è una banana uso-personale ma alimenti per la vendita per cui bisogna rispettare leggi, leggine e leggione in merito. Se uno vuole vendere carne: aiuto! Queste cose vanno dette! IO LE HO DETTE ai gialli di casa mia ma non frega nulla: tutti in piazza con le carriole piene di pomodori… Senza offesa Tom, un pò mi conosci, il mio trasporto è sincero e dalla parte dei peones.
Di Tommaso Farina il Sep 17, 2008
Certo che lo so Edo. E so anche tutte quelle cose che hai detto. I produttori presenti ci tenevano, a fare tutto per bene. E tra i visitatori c’era appunto un produttore che era venuto a informarsi per venire a vendere la sua carne, con tutte le garanzie sanitarie e legali del caso.
Ma sulla faccenda delle cooperative, cosa pensi?
Di Corsaro il Sep 17, 2008
I rischi grossi sono, in parte, quelli che hai evidenziato: qualità che non fa rima con bell’aspetto, prodotti che costano, (PER FORZA!) di più di chi ne commercia quantità enormi e con questo deludono le aspettative della gente, concorrenza sleale della gdo: abbasseranno ancora di più i prezzi, finti agricoli che si spacciano per tali. Ora vado a cena e penso qualcosa di altro, velenoso ma VERO!
Di Corsaro il Sep 17, 2008
Io AMO i produttori che c’erano! Eroi buttati in prima linea. Mounsù Ottolini scivola poi nel patetico quando tira le fila del suo discorso. Perchè, sostanzialmente lui dice che dobbiamo stare buoni, puliti e giusti a casa nostra. Eggià! Qui io punto il dito verso chi ci ha portato a questo: anni di strampalata politica agricola fatta dai calabraghe culi-pallidi. (Ho trovato un importante dato storico sulla origine di quest’ultimi, vedi mio blog.) Vogliono aiutarci? allora procedano con un serio giro di vite verso importazioni selvagge e obblighino la gdo a lavorare con 80% di prodotti del territorio. Questo ultimo punto come paga (almeno) per tutto il cemento, rotonde, favori che qualcuno ha fatto loro.
Cosa penso della faccenda cooperative? La Coop sei tu? Le coop hanno vissuto di sussidi statali pagati da pantalone. Le coop hanno preso una barca di soldi a fondo perduto presentando bilanci in rosso, una routine di bilanci in rosso. Non è cosa buona pulita e giusta. Ma le coop siamo noi…
Di Corsaro il Sep 17, 2008
Ah! Scusa per “analisi superficiale”, meglio “analisi in buona fede”. Sai che quando parto…buonanotte.
Di massimo il Sep 18, 2008
Questa me l’ero persa…
Era normale che succedesse…”ognuno porta l’acqua a lu molino suo”
Ma questo significa due cose:
1)L’iniziativa fa paura a chi comanda da anni il mercato con i cosiddetti “prodotti finti”(quelli insapore, per intenderci)
2)E’ necessario migliorare il tutto già dalla prossima volta, per far si che il dissenso tenda verso lo zero, un po’ quello di cui ti abbiamo parlato oggi.
A questo proposito bisogna che aggiustino il tiro anche gli organizzatori, visto che le dichiarazioni rilasciate ieri(vedi affari italiani.it) non mi sono sembrate il massimo…
Di Corsaro il Sep 18, 2008
Ma Mounsù Ottolini, da persona navigata che sa usare le parole (la nebbia che certe parole producono nella opinione comune) dice una cosa vera: l’operazione giova a una parte di agricoli. Una piccola parte che, secondo me, aveva già individuato per i suoi prodotti la giusta collacazione. Va bene, magari parte anche qualcuno che aveva il sogno nel cassatto ma i grandi produttori agricoli, i grandi allevatori, chi produce tanto riso, tanto vino, cosa fa? Carretto e …taca banda? Allora vedi che è sacrosanta la possibilità che un contadino venda i suoi prodotti, ma la politica deve pensare in grande e capire che ci sono due categorie di agricoltura che si deve proteggere (non aiutare, di aiuti abbisogna il terzo mondo) 1) agricoltura rurale, e ben vengano i mercati diretti, 2)industriale che deve potere piazzare i prodotti ITALIANI nella gdo locale, mense, ecc. Ma pensiamo. cosa fa un allevatore di maiali con 5000 maiali nelle stalle (e sarebbe uno piccolo, comunque) tutti salami da mercatino? Perfavore! Poi, che io apprezzi di più l’agricoltura rurale sono fatti miei ma, quando si parla di una categoria in generale i distinguo non vanno fatti, si deve pensare al bene comune per la nostra patria, o paese se preferisci. E’ il consumatore che fa i distinguo andandosi a comperare quello che vuole. COME HA SEMPRE FATTO NEI SECOLI DEI SECOLI: AMEN. Pace e bene.
Di G.T.Agricoltori il Sep 21, 2008
sono d’accordo quasi al 100% con Corsaro, aggiungo anche che le cooperative di confcooperative molte sono guidate da uomini coldiretti. La Coldiretti prima ha creato queste cooperative ora le sta combattendo, perchè la Coldiretti non è più guidata dagli Agricoltori, ma da un direttore (potente) che non sa neanche cosa vuol dire lavorare la terra.
I farmer saranno un fallimento nelle grandi città perchè, è vero c’è il trasporto che non è di 20 Km. se si vuole avere di tutto, e col tempo la gente tornerà a fare la spesa dove è più comoda e trova di tutto.
Trovo una buona idea come fanno in Germania, spazi all’interno della G.D.O per i produttori locali e una parte dei guadagni rigirati ai produttori!
quella della frutta importata è un falso problema, siamo noi come Italia che abbiamo e dobbiamo esportare di più.
La Coldiretti prende in giro i produttori e ora anche i consumatori
Di G.T.Agricoltori il Sep 21, 2008
Le cooperative, molte non rispondono più ai soci perchè proprio guidate da uomini Coldiretti e ora la Coldiretti non è altro che prepotenza, arroganza e dittatura, gli associati che vogliono dir la loro vengono espulsi vi sembra giusto???
Di G.T.Agricoltori il Sep 21, 2008
pongo una domanda: la filiera lunga qul’è??
produttore-lavorazione(coop.va o altro-negozio)più corta di così!
se tutti ci lavoriamo la frutta a casa i costi sarebbero perlomeno le tre volte e con i rischi altissimi del mercato!
Di G.T.Agricoltori il Sep 21, 2008
pongo una domanda: la filiera lunga qul’è??
produttore-lavorazione(coop.va o altro)-negoziopiù corta di così!
se tutti ci lavoriamo la frutta a casa i costi sarebbero perlomeno le tre volte e con i rischi altissimi del mercato!
Di G.T.Agricoltori il Sep 21, 2008
corsaro, hai un blog?
Di Corsaro il Sep 22, 2008
Si i Corsari del Gusto hanno un blog. Punta sul mio nome (Corsaro) e ci arrivi.