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	<title>Comments on: I cuochi passano, le tradizioni restano</title>
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		<title>By: massimiliano sepe</title>
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		<dc:creator>massimiliano sepe</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 12:23:53 +0000</pubDate>
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		<description>Cosa bolle in pentola il 13 Luglio?
Qui da noi nel basso Lazio stiamo organizzando un piccolo tour con cenetta a base di prodotti della Provincia di Latina.

Massimiliano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa bolle in pentola il 13 Luglio?<br />
Qui da noi nel basso Lazio stiamo organizzando un piccolo tour con cenetta a base di prodotti della Provincia di Latina.</p>
<p>Massimiliano</p>
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		<title>By: liloni adriano</title>
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		<dc:creator>liloni adriano</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 14:21:15 +0000</pubDate>
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		<description>bene allora posso aspettarti al 13 luglio.....con i figli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bene allora posso aspettarti al 13 luglio&#8230;..con i figli.</p>
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		<title>By: massimiliano sepe</title>
		<link>http://www.tommasofarina.com/2008/aruotalibera/449/i-cuochi-passano-le-tradizioni-restano/comment-page-1#comment-58582</link>
		<dc:creator>massimiliano sepe</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 14:05:16 +0000</pubDate>
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		<description>Le tradizioni le fanno gli uomini, i cuochi sono uomini, i casari sono uomini, i salumieri sono uomini e via dicendo.
Passa la moda , passa la tendenza e la visibilità mediatica di un cuoco e del suo operato.
Quello che molti non mettono a fuoco è che non si è bravi quando con la formulina alla mano si rifà il piatto di marchesi o di adrià, ma quando si affina la propria sensibilità ed il proprio gusto , così da poter essere un buon interprete o un buon sceneggiatore in cucina.

Altra cosa quello che noi italiani non siamo , dei buoni commercianti. Tutto il mondo acquista italiano sia le griffe modaiole ma anche cibo , vini e tradizioni,Gli unici che non riescono a vendere questi prodotti siamo noi italiani.
I più importanti marchi EnoGastronomici Italiani sono in mano a Multinazionali estere.

Stiamo diventando un popolo senza cultura ed identità, massificati dalle multinazionali, dal Grande Fratello, Amici e via dicendo.

Parliamo ai nostri figli delle nostre Tradizioni delle nostre radici e della nostra storia, portiamoli a visitare le piccole realtà che producono quei grandi formaggi o quei prosciutti indimenticabili. facciamoli innamorare di tutto ciò ed all&#039;ora saremo sicuri che le tradizioni non moriranno.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le tradizioni le fanno gli uomini, i cuochi sono uomini, i casari sono uomini, i salumieri sono uomini e via dicendo.<br />
Passa la moda , passa la tendenza e la visibilità mediatica di un cuoco e del suo operato.<br />
Quello che molti non mettono a fuoco è che non si è bravi quando con la formulina alla mano si rifà il piatto di marchesi o di adrià, ma quando si affina la propria sensibilità ed il proprio gusto , così da poter essere un buon interprete o un buon sceneggiatore in cucina.</p>
<p>Altra cosa quello che noi italiani non siamo , dei buoni commercianti. Tutto il mondo acquista italiano sia le griffe modaiole ma anche cibo , vini e tradizioni,Gli unici che non riescono a vendere questi prodotti siamo noi italiani.<br />
I più importanti marchi EnoGastronomici Italiani sono in mano a Multinazionali estere.</p>
<p>Stiamo diventando un popolo senza cultura ed identità, massificati dalle multinazionali, dal Grande Fratello, Amici e via dicendo.</p>
<p>Parliamo ai nostri figli delle nostre Tradizioni delle nostre radici e della nostra storia, portiamoli a visitare le piccole realtà che producono quei grandi formaggi o quei prosciutti indimenticabili. facciamoli innamorare di tutto ciò ed all&#8217;ora saremo sicuri che le tradizioni non moriranno.</p>
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	<item>
		<title>By: Tommaso Farina</title>
		<link>http://www.tommasofarina.com/2008/aruotalibera/449/i-cuochi-passano-le-tradizioni-restano/comment-page-1#comment-56778</link>
		<dc:creator>Tommaso Farina</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 May 2008 15:13:25 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie, grazie, grazie!
Un piccolo appunto: le pennette alla vodka non &quot;iniziano a proliferare&quot;. Hanno proliferato almeno dal 1970, e più che altro non siamo ancora riusciti a debellarle.

Grazie anche al bucanero.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, grazie, grazie!<br />
Un piccolo appunto: le pennette alla vodka non &#8220;iniziano a proliferare&#8221;. Hanno proliferato almeno dal 1970, e più che altro non siamo ancora riusciti a debellarle.</p>
<p>Grazie anche al bucanero.</p>
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	<item>
		<title>By: Angelo Recchi</title>
		<link>http://www.tommasofarina.com/2008/aruotalibera/449/i-cuochi-passano-le-tradizioni-restano/comment-page-1#comment-56770</link>
		<dc:creator>Angelo Recchi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 May 2008 07:37:01 +0000</pubDate>
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		<description>Ritengo, IMHO, che la chiave di tutto il discorso non stia nella ristorazione (attività economica e volendo anche culturale), ma appunto nella *tradizione*. Cioè nel fatto che in Italia esistano almeno cinque milioni di cuoche (soprattutto donne), abilissime ai fornelli di casa. Una abilità così diffusa è la vera ricchezza del nostro paese, che *di conseguenza* produce anche buoni, ottimi, grandissimi cuochi. A questo sommiamo la vastissima gamma di micro-climi, micro-zone e tradizioni, e otteniamo l&#039;autentico patrimonio inimitabile del nostro paese.

Pertanto, non è dai ristoratori che dipende il futuro della tradizione gastronomica italiana, ma dal substrato culturale italiano, che ahimé con l&#039;omologazione imperante sta riducendo il numero delle persone brave ai fornelli.

Mi si passi il paragone calcistico: sarebbe come asserire che il Brasile è di un altro pianeta perché ha delle ottime scuole calcio, e non perché ha almeno ottanta milioni di persone che giocano a  calcio, dalle quali è facile pescare un centinaio di giocatori di buono/ottimo livello. E&#039; la diffusione, il substrato, che fa la differenza.

In Italia il rischio è di veder scomparire le nostre cuoche famose in tutto il mondo (the Italian nonne, per cui gli americani - e non solo - impazziscono) senza che vengano rimpiazzate. La pasta fatta in casa è sempre più rara. Coltivarsi un orto da soli, lavorare il maiale, è sempre meno frequente. 
E&#039; questo che mi preoccupa, non Vissani o le trattorie, quelle vengono *dopo*. 

Ho la fortuna di avere mio padre pescatore, e mia mamma  bravissima a cucinare il pesce, frutto di tanta e tanta pratica; i miei suoceri, emiliani di vecchia e sana tradizione, sono bravissimi nell&#039;orto, nel maiale e nella pasta fatta in casa; purtroppo, sarà difficile che io e mia moglie riusciremo a sostituirli, e questo è un male. Come noi, tanti dimenticheranno queste tradizioni, qualcuno cercherà nostalgicamente di rivangarle, ma saranno casi encomiabili ed isolati, e tutto quel serbatoio di capacità verrà perso. Di conseguenza, sarà ancor più difficile saper riconoscere un salame buono, una pasta buona, una verdura buona, del buon pesce.

I risultati li vediamo già ora: iniziano a proliferare garganelli speck e rucola e pennette alla vodka (le cito come simbolo del nulla gastronomico di tanti e tanti bar o pessimi e costosi ristoranti di città e zone industriali), perché il gusto si sta perdendo, specie nelle città. Non è un caso che soprattutto nelle campagne si riesce ad andare più o meno a colpo sicuro: se da Modena o Reggio vi internate verso l&#039;Appennino, è pressoché impossibile mangiare male, perché lì le tradizioni (ed il gusto per le cose buone) ci mettono più tempo a scomparire.

Da un certo punto di vista, forse il calo del benessere in Italia (non ce la meniamo, la festa è finita) potrebbe spingerci - per necessità - a farci le cose da soli, a ri-farci la pasta in casa, ri-farci l&#039;orto, ri-lavorarci il maiale. Forse Internet in questo potrebbe aiutarci, con lo scambio molto più rapido ed efficace di informazioni, ricette, esperienze. 

Ammesso che non sia già troppo tardi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ritengo, IMHO, che la chiave di tutto il discorso non stia nella ristorazione (attività economica e volendo anche culturale), ma appunto nella *tradizione*. Cioè nel fatto che in Italia esistano almeno cinque milioni di cuoche (soprattutto donne), abilissime ai fornelli di casa. Una abilità così diffusa è la vera ricchezza del nostro paese, che *di conseguenza* produce anche buoni, ottimi, grandissimi cuochi. A questo sommiamo la vastissima gamma di micro-climi, micro-zone e tradizioni, e otteniamo l&#8217;autentico patrimonio inimitabile del nostro paese.</p>
<p>Pertanto, non è dai ristoratori che dipende il futuro della tradizione gastronomica italiana, ma dal substrato culturale italiano, che ahimé con l&#8217;omologazione imperante sta riducendo il numero delle persone brave ai fornelli.</p>
<p>Mi si passi il paragone calcistico: sarebbe come asserire che il Brasile è di un altro pianeta perché ha delle ottime scuole calcio, e non perché ha almeno ottanta milioni di persone che giocano a  calcio, dalle quali è facile pescare un centinaio di giocatori di buono/ottimo livello. E&#8217; la diffusione, il substrato, che fa la differenza.</p>
<p>In Italia il rischio è di veder scomparire le nostre cuoche famose in tutto il mondo (the Italian nonne, per cui gli americani &#8211; e non solo &#8211; impazziscono) senza che vengano rimpiazzate. La pasta fatta in casa è sempre più rara. Coltivarsi un orto da soli, lavorare il maiale, è sempre meno frequente.<br />
E&#8217; questo che mi preoccupa, non Vissani o le trattorie, quelle vengono *dopo*. </p>
<p>Ho la fortuna di avere mio padre pescatore, e mia mamma  bravissima a cucinare il pesce, frutto di tanta e tanta pratica; i miei suoceri, emiliani di vecchia e sana tradizione, sono bravissimi nell&#8217;orto, nel maiale e nella pasta fatta in casa; purtroppo, sarà difficile che io e mia moglie riusciremo a sostituirli, e questo è un male. Come noi, tanti dimenticheranno queste tradizioni, qualcuno cercherà nostalgicamente di rivangarle, ma saranno casi encomiabili ed isolati, e tutto quel serbatoio di capacità verrà perso. Di conseguenza, sarà ancor più difficile saper riconoscere un salame buono, una pasta buona, una verdura buona, del buon pesce.</p>
<p>I risultati li vediamo già ora: iniziano a proliferare garganelli speck e rucola e pennette alla vodka (le cito come simbolo del nulla gastronomico di tanti e tanti bar o pessimi e costosi ristoranti di città e zone industriali), perché il gusto si sta perdendo, specie nelle città. Non è un caso che soprattutto nelle campagne si riesce ad andare più o meno a colpo sicuro: se da Modena o Reggio vi internate verso l&#8217;Appennino, è pressoché impossibile mangiare male, perché lì le tradizioni (ed il gusto per le cose buone) ci mettono più tempo a scomparire.</p>
<p>Da un certo punto di vista, forse il calo del benessere in Italia (non ce la meniamo, la festa è finita) potrebbe spingerci &#8211; per necessità &#8211; a farci le cose da soli, a ri-farci la pasta in casa, ri-farci l&#8217;orto, ri-lavorarci il maiale. Forse Internet in questo potrebbe aiutarci, con lo scambio molto più rapido ed efficace di informazioni, ricette, esperienze. </p>
<p>Ammesso che non sia già troppo tardi.</p>
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		<title>By: bucanero</title>
		<link>http://www.tommasofarina.com/2008/aruotalibera/449/i-cuochi-passano-le-tradizioni-restano/comment-page-1#comment-56734</link>
		<dc:creator>bucanero</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 May 2008 00:48:14 +0000</pubDate>
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		<description>Leggevo ieri sul &quot;gastronomo riluttante&quot; delle considerazioni sulla rivista &quot;Gourmet&quot; e del suo direttore Fiammetta Fadda (che sinceramente non stimo).
Le considerazioni elencate dall&#039;autore sinceramente cozzano con la domanda finale, posta a mo&#039; di sondaggio, su come dovrebbe essere una nuova “rivista d’attualità gastronomica” ad oggi.
Perche vengo a scrivere qui queste considerazioni? 
Perchè credo che la domanda posta con arguzia dall&#039;autore vada a creare un catastrofismo che porta addirittura qualcuno a dire &quot;Il giornalismo enogastronomico è morto&quot;.
E&#039; vero, pochi sono sul campo per realizzare un servizio, ma non tutti.
E quando Bonilli parla di gioco dell&#039;oca, con la motivazione &quot;siamo tornati alla casella di partenza dove sta scritto VIVA LA TRATTORIA CHE COSTA POCO&quot;, quindi non di prodotti che valgono poco, credo qualcuno abbia travisato il senso di tutto.
Ma per caso sono gli chef ad essere pescati per poi essere cucinati, o peggio piantati e coltivati nell&#039;orto per poi essere venduti?
E&#039; vero, la mano di chi cucina è importante, ma è anche vero che nel tempo riviste come &quot;Gourmet&quot; (genere cucina gastro chic per intenderci) sono ormai passate di moda, il GR channel per vari motivi cambia, e lo stesso Bonilli torna al via (MONOPOLI questa volta!!!).
Che dire, se parliamo di informazione, ok, altrimenti servizi come quello sui vini americani da 500 € del GR per me servono a poco (tanto lo sapevo anche prima che esistevano), ma anche il tonno da 30€ dello stesso numero...specialmente se accostato alle brioche da 0,80 €cent... &#039;chè per caso non stiamo parlando sempre di prodotti notevoli?? (pensate se avessero parlato di brioche da 5 €...)
Ma in giro c&#039;è chi parla di contenitori che spaziano dalla cucina d&#039;elite, alla moda, all&#039;architettura...non mi sembra uno dei migliori momenti, in giro c&#039;è di sicuro voglia d&#039;altro...
Credo inoltre che il web, aldilà del fascino della carta stampata/patinata, sia uno strumento che ci permette una facilità di informazione che non ha bisogno di spiegazioni...
Apprezzo il tuo lavoro, e anche l&#039;opera dei sovversivi del gusto, e credo che la strada da seguire sia questa: ben vengano altri come te a dire (ad esempio) che i formaggi italiani sono migliori di quelli francesi, in fondo loro, i francesi, hanno sempre fatto così...
Scusa lo sfogo...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggevo ieri sul &#8220;gastronomo riluttante&#8221; delle considerazioni sulla rivista &#8220;Gourmet&#8221; e del suo direttore Fiammetta Fadda (che sinceramente non stimo).<br />
Le considerazioni elencate dall&#8217;autore sinceramente cozzano con la domanda finale, posta a mo&#8217; di sondaggio, su come dovrebbe essere una nuova “rivista d’attualità gastronomica” ad oggi.<br />
Perche vengo a scrivere qui queste considerazioni?<br />
Perchè credo che la domanda posta con arguzia dall&#8217;autore vada a creare un catastrofismo che porta addirittura qualcuno a dire &#8220;Il giornalismo enogastronomico è morto&#8221;.<br />
E&#8217; vero, pochi sono sul campo per realizzare un servizio, ma non tutti.<br />
E quando Bonilli parla di gioco dell&#8217;oca, con la motivazione &#8220;siamo tornati alla casella di partenza dove sta scritto VIVA LA TRATTORIA CHE COSTA POCO&#8221;, quindi non di prodotti che valgono poco, credo qualcuno abbia travisato il senso di tutto.<br />
Ma per caso sono gli chef ad essere pescati per poi essere cucinati, o peggio piantati e coltivati nell&#8217;orto per poi essere venduti?<br />
E&#8217; vero, la mano di chi cucina è importante, ma è anche vero che nel tempo riviste come &#8220;Gourmet&#8221; (genere cucina gastro chic per intenderci) sono ormai passate di moda, il GR channel per vari motivi cambia, e lo stesso Bonilli torna al via (MONOPOLI questa volta!!!).<br />
Che dire, se parliamo di informazione, ok, altrimenti servizi come quello sui vini americani da 500 € del GR per me servono a poco (tanto lo sapevo anche prima che esistevano), ma anche il tonno da 30€ dello stesso numero&#8230;specialmente se accostato alle brioche da 0,80 €cent&#8230; &#8216;chè per caso non stiamo parlando sempre di prodotti notevoli?? (pensate se avessero parlato di brioche da 5 €&#8230;)<br />
Ma in giro c&#8217;è chi parla di contenitori che spaziano dalla cucina d&#8217;elite, alla moda, all&#8217;architettura&#8230;non mi sembra uno dei migliori momenti, in giro c&#8217;è di sicuro voglia d&#8217;altro&#8230;<br />
Credo inoltre che il web, aldilà del fascino della carta stampata/patinata, sia uno strumento che ci permette una facilità di informazione che non ha bisogno di spiegazioni&#8230;<br />
Apprezzo il tuo lavoro, e anche l&#8217;opera dei sovversivi del gusto, e credo che la strada da seguire sia questa: ben vengano altri come te a dire (ad esempio) che i formaggi italiani sono migliori di quelli francesi, in fondo loro, i francesi, hanno sempre fatto così&#8230;<br />
Scusa lo sfogo&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Tommaso Farina</title>
		<link>http://www.tommasofarina.com/2008/aruotalibera/449/i-cuochi-passano-le-tradizioni-restano/comment-page-1#comment-56699</link>
		<dc:creator>Tommaso Farina</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2008 16:00:07 +0000</pubDate>
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		<description>Mi scuso con Maurizio per il sistema che per cause sconosciute ha catalogato il suo commento come spam.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi scuso con Maurizio per il sistema che per cause sconosciute ha catalogato il suo commento come spam.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Mauriziowine</title>
		<link>http://www.tommasofarina.com/2008/aruotalibera/449/i-cuochi-passano-le-tradizioni-restano/comment-page-1#comment-56692</link>
		<dc:creator>Mauriziowine</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2008 13:52:53 +0000</pubDate>
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		<description>Vero, non si esaurisce nei ristoranti. Cioè non si esaurisce soltanto nei ristoranti stellati, dove tutti fanno a gara per parlarne. Tanto di cappello a tutti quei grandi, grandissimi chef. Ma poi c&#039;è tutto un universo, è il caso di dirlo, che sono posti gestiti da ristoratori curiosi, innamorati del mestiere e che molte volte non fanno soltanto i conti di &quot;quanto mi rende&quot;, ma forse pensano &quot;quanto mi posso divertire&quot;. Girano per campagne, incontrano produttori di vino, di formaggio, di salumi. Pastifici, biscottifici. Spesso con la famiglia. E dalla domenica dedicata al riposo tornano con il paniere di queste, in molti casi, rarità. Che poi con lo stesso entusiasmo di chi l&#039;ha prodotto, lo ripropongono ai clienti, li informano, l&#039;istriuscono...
Ecco di questi ristoratori innamorati del loro lavoro, molte volte chi scrive se ne dimentica, anche perché troppo impegnati a inseguire lo chef in voga. E poi in tv: si è vero che se ne parla anche troppo, molte volte con certe &quot;bischerate&quot;, asseverate da personaggi con stemmi, scudi e quant&#039;altro. Ma l&#039;importante è che se ne parli, poi le persone, per fortuna, possono sempre scegliere. Liberamente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vero, non si esaurisce nei ristoranti. Cioè non si esaurisce soltanto nei ristoranti stellati, dove tutti fanno a gara per parlarne. Tanto di cappello a tutti quei grandi, grandissimi chef. Ma poi c&#8217;è tutto un universo, è il caso di dirlo, che sono posti gestiti da ristoratori curiosi, innamorati del mestiere e che molte volte non fanno soltanto i conti di &#8220;quanto mi rende&#8221;, ma forse pensano &#8220;quanto mi posso divertire&#8221;. Girano per campagne, incontrano produttori di vino, di formaggio, di salumi. Pastifici, biscottifici. Spesso con la famiglia. E dalla domenica dedicata al riposo tornano con il paniere di queste, in molti casi, rarità. Che poi con lo stesso entusiasmo di chi l&#8217;ha prodotto, lo ripropongono ai clienti, li informano, l&#8217;istriuscono&#8230;<br />
Ecco di questi ristoratori innamorati del loro lavoro, molte volte chi scrive se ne dimentica, anche perché troppo impegnati a inseguire lo chef in voga. E poi in tv: si è vero che se ne parla anche troppo, molte volte con certe &#8220;bischerate&#8221;, asseverate da personaggi con stemmi, scudi e quant&#8217;altro. Ma l&#8217;importante è che se ne parli, poi le persone, per fortuna, possono sempre scegliere. Liberamente.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Stefano Buso</title>
		<link>http://www.tommasofarina.com/2008/aruotalibera/449/i-cuochi-passano-le-tradizioni-restano/comment-page-1#comment-56688</link>
		<dc:creator>Stefano Buso</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2008 12:26:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.tommasofarina.com/?p=449#comment-56688</guid>
		<description>Chiedo permesso, meglio e sempre in casa altrui! Vissani un grande che ha ancora molto da dire e dare alla gastronomia tutta...
Si parla troppo di cucina? meno male e per fortuna...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Chiedo permesso, meglio e sempre in casa altrui! Vissani un grande che ha ancora molto da dire e dare alla gastronomia tutta&#8230;<br />
Si parla troppo di cucina? meno male e per fortuna&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Carlo Zaccaria</title>
		<link>http://www.tommasofarina.com/2008/aruotalibera/449/i-cuochi-passano-le-tradizioni-restano/comment-page-1#comment-56687</link>
		<dc:creator>Carlo Zaccaria</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2008 12:14:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.tommasofarina.com/?p=449#comment-56687</guid>
		<description>Io penso che l&#039;Italia debba essere fiera delle proprie tradizioni gastronomiche e della cucina che ha saputo esprimere in questi anni. Penso anche che sia giunto il momento di guardare più in casa nostra, soprattutto ai nostri critici gastronomici, evitando chi dall&#039;estero ha dimostrato da tempo di giudicare forse con un po&#039; di pregiudizio la nostra cucina che è amata e imitata da tutti. A me fa rabbrividire il pensiero che alcuni nostri ristoranti dalla critica estera sono valutati anche in base alla presenza in cantina di vini stranieri è chiedo mi venga data prova contraria.
Il nostro patrimonio eno gastronomico è unico e inimitabile, il più completo e particolare al mondo. A mio modo di vedere il migliore. Sulla materia non c&#039;è sfida se il giudizio è obiettivo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io penso che l&#8217;Italia debba essere fiera delle proprie tradizioni gastronomiche e della cucina che ha saputo esprimere in questi anni. Penso anche che sia giunto il momento di guardare più in casa nostra, soprattutto ai nostri critici gastronomici, evitando chi dall&#8217;estero ha dimostrato da tempo di giudicare forse con un po&#8217; di pregiudizio la nostra cucina che è amata e imitata da tutti. A me fa rabbrividire il pensiero che alcuni nostri ristoranti dalla critica estera sono valutati anche in base alla presenza in cantina di vini stranieri è chiedo mi venga data prova contraria.<br />
Il nostro patrimonio eno gastronomico è unico e inimitabile, il più completo e particolare al mondo. A mio modo di vedere il migliore. Sulla materia non c&#8217;è sfida se il giudizio è obiettivo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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