(Alla Ziliani) Classifica S. Pellegrino, tanto tuonò che piovve

April 22nd, 2008 | by Tommaso Farina |

Tanto tuonò che piovve
Anche quest’anno, è uscita la classifica dei 50 migliori ristoranti del mondo, anzi, la S. Pellegrino World’s 50 Best Restaurants. Ne parlano Eleonora Cozzella, Max Bernardi e Paolo Marchi.
La griglia la potete leggere nel primo link che ho postato.
Che dire? Tutto su questa classifica si può commentare, tranne che sia qualcosa di ultranuovo. C’è da congratularsi per il premio alla carriera riservato a un grande come Gualtiero Marchesi, che tra i fornelli ha fatto veramente ogni cosa, compreso il doppiatore cinematografico. Per il resto, non vedo particolari novità. Nei primi posti, sono sempre i soliti tre o quattro a cantarsela e suonarsela. Se l’anno prossimo, puta caso, El Bulli si stufasse di essere per l’ennesima volta primo in classifica ( quanta originalità…) e ci fosse uno scambio di posizioni con Fat Duck non se ne accorgerebbe nessuno. Quest’anno, il primo italiano è ancora Fulvione Pierangelini, oggi come nel 2007 al dodicesimo posto. Dietro di lui, non c’è più Alajmo delle Calandre, che nel 2007 un soprassalto di lucidità aveva portato al sedicesimo posto. In compenso, il Pescatore della famiglia Santini guadagna parecchie posizioni, arrivando addirittura (sic) ventitreesimo (prima era trentunesimo). Segue Pinchiorri al 32° (era al 41°, altro bel balzo) e chiude Cracco, al 43°. Continuano ad essere assenti Vissani, Beck, Bottura, Romano Tamani (lo so, per molti adoratori dei frullati sarà una bestemmia pretendere di includerlo, ma chi se ne frega).
Ok, tanto tuonò che piovve. Che ci rimane di questa classifica? Che l’Italia, tanto per cambiare, ha fatto le nozze coi fichi secchi. Ma questo già sapevamcelo, direbbe Petrolini. E che il Pescatore e Pinchiorri hanno risalito la classifica: non male, per due locali che da certi fortunatamente sparuti accademici (gente che, come diceva Veronelli, non ci capisce un’acca) sono considerati “sopravvalutati” (un novero, quest’ultimo, che comprende anche Aimo e Nadia, e il Sorriso di Luisa Valazza, Iddio solo sa perché).
Mi chiedo però una cosa: l’Italia ha diritto a portare una serie di votanti, che daranno il loro parere. Ora, io non so chi siano i votanti di questa edizione. So per certo che del novero fa parte l’ottimo Marchi, e che con lui, com’era successo le altre volte, si sono sicuramente personaggi di sicuro spessore nel mondo gastronomico. Solo, mi vien da chiedere una cosa: chi decide chi viene a votare e chi no? Me lo chiedo non, come dicevo, per qualche tipo di recriminazione verso chi è stato scelto (ripeto, se i nomi sono quelli dell’anno scorso, è come essere in una botte di ferro), ma per perplessità sul criterio di sceglierne o non sceglierne altri.

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