I Gonzaga non sferificavano: all’Ambasciata di Quistello lo capirete
March 3rd, 2008 | by Tommaso Farina |
Come potrà mio fratello, che a differenza di me non è ancora sazio del mondo, dimenticare il suo diciottesimo compleanno? L’ha passato all’Ambasciata di Quistello, in compagnia della famiglia (di cui faccio parte anch’io…). Ed è stato ovviamente molto contento.
Io, in cuor mio, non ho osato spiegargli che oggi, tra i critici militanti, va per la maggiore una cucina che è esattamente agli antipodi di quella che ha gustato per la sua festa. Ma chi se ne frega? Siamo stati alla grande, com’era facile prevedere, pasteggiando a Champagne Philipponat in magnum.
Partenza? “Aperitivo” classico dell’Ambasciata: Parmigiano di Quistello sublime (lo stesso che un anonimo commentatore di un noto e peraltro pregevole forum trasformava in “Parmiggiano” – sic -, giurando di non aver trovato alcun produttore del medesimo a Quistello: fortuna che c’è il sito web del Consorzio, con tanto di pagina che, opportunamente interrogata, svelerà almeno tre referenze in quel comune), ciccioli di maiale croccanti e golosi, immenso salame mantovano all’aglio, insaccato in budello gentile e stagionato come si faceva un tempo.
Poi, un assaggio di pasta e fagioli, di una compattezza solare.
A seguire, risotto al Parmigiano di Quistello e tartufi delle golene del Po. Una meraviglia di regale semplicità, col tartufo a imporre la sua regale personalità in un insieme mantecato alla perfezione, di unica cremosità.
Poi, sorbir d’agnoli di rara ortodossia, con tanto di aggiunta, a piacere, di Rosso del Vicariato di Quistello (quello premiato nei Top Hundred).
Piccolo (di dimensioni) intermezzo con puré e cotechino casalingo piacevolissimamente pepato e ruspante, in attesa del piatto più atteso: il pavone alla maniera del Vicariato di Quistello. Sissignori, il pavone, come nelle corti patrizie e gentilizie d’una volta, con pere kaiser brasate e salsa di uvette e arance, con accompagnamento di mostarda di mele campanine. Un trionfo per occhi, olfatto e gola. E lì, il pensiero corre beffardo ai criticoni internazionali, quelli sempre con l’occhietto all’estero, quelli che a leggere qualche nome spagnolo (o meglio, basco o catalano) pieno di “x” e di consonanti strane sentono immediati umidori alla caruncola lacrimale, quelli che si spellano le mani appena arrivano centrifugati e sferificazioni, quelli che vanno in solluchero di fronte a fiamme ossidriche, azoti liquidi e piccoli chimici più o meno assortiti. Tutte robe bellissime, talvolta anche ottime, per carità: ma la cucina non si esaurisce in questo, esattamente come non pretende di limitarsi al pavone tamanesco.
Ma le sorprese non sono finite: megasfogliatina di compleanno e pasticceria secca quistellese.
Dopo queste meraviglie, il fatto che Romano Tamani non vada ai congressi spagnoli ad abbeverarsi alla fonte dell’autentica sapienza e a farsi spiegare qual è la vera cucina nella sua forma ideal purissima, poco cale. E credo non importi nulla nemmeno a mio fratello e alla mia famiglia, che sono stati contenti come poche altre volte. Un giorno spiegherò a mio fratello che la vera cucina in realtà è rappresentata dagli spaghetti al’azoto in salsa di soia e dall’uovo sferico di asparagi al tartufo. Per ora lo lascio nell’ignoranza ad appagarsi della tradizione mantovana.
Se volete leggere alcune belle cronache da questo inimitabile ristorante, leggete Franco Ziliani e Martino Pietropoli, che ci sono stati l’ultima volta in occasione di un evento con il San Lorenzo Social Club. Il fatto è che all’ambasciata non c’è il cuoco-star, quello da cui si va in pellegrinaggio. All’ambasciata si va per star bene.
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Di Mr Oz il Mar 3, 2008
Viva l’ignoranza, viva la tradizione!
PS: ho molto apprezzato la totale mancanza di qualsiasi riferimento all’aspetto economico.
Di Franco Ziliani il Mar 3, 2008
beh, che all’Ambasciata non ci sia un cuoco-star, mi sembra curiosa Tommaso. Non sarà una star, ma il buon Romano, che conosco dal lontano 1984, un po’ divo, primadonna, protagonista lo é di certo. E andare a pranzo, o meglio ancora, a cena all’Ambasciata, é un po’ come andare a teatro…
Di Piergiovanni il Mar 3, 2008
Auguroni per tuo fratello!
Di Tommaso Farina il Mar 3, 2008
@Mr Oz Non l’ho fatto perché non sono stato io a pagare. Ero solo un “infiltrato-invitato” da mio fratello…
@Franco: vero senz’altro: Romano è un protagonista travolgente. Però è un “divo di campagna”, più che dello star system. Non so se rendo bene l’idea.
Di Mr Oz il Mar 3, 2008
Cioè non lo si vede da Vespa.
Che poi è un ottimo metodo per selezionare i ristoranti: il cuoco è comparso da Vespa? Non ci si va.
Di Luca Ripellino il Mar 3, 2008
Giusto, Mr Oz! I ristoranti non si scelgono in stile grandefratelliano…
Di Tommaso Farina il Mar 3, 2008
Niente Vissani quindi?
Di Mr Oz il Mar 3, 2008
Niente Vissani.
Niente ristoranti che propongono pietanze “su un letto di “.
Niente ristoranti con portate descritte da più di 5 parole.
Niente cuochi-calciatori.
Di Tommaso Farina il Mar 3, 2008
Va beh, ma il povero Vissani non è che sia esattamente lo stesso…
A giocare a calcio non lo vedo bene…
Di andrea alfieri il Mar 3, 2008
@tommaso
….infatti Vissani non ha il fisico da calciatore ma ce l’ ha come cuoco !!
Poi va a gusti però a uno che piace la grande cucina un giretto da Vissani è consilgiato
Di Leria33 il Mar 3, 2008
Conosco l’Ambasciata di Quistello, è un posto non per tutti, certo. Sia per il costo e sia per il tipo di cucina.
riguardo allo star bene, credo non ci siano Vissani che tengano..
Di Mr Oz il Mar 3, 2008
Mi chiedo, se Vissani ha il fisique du chef, che ci sta a fare dalla zia Vespa in TV?
Di Luca Amodeo il Mar 5, 2008
Con Martino, Franco e un’altra dozzina di commensali c’ero anch’io all’evento San Lorenzo, l’anno scorso il 29 settembre.
All’”Ambasciata” andrei tutte le settimane… se solo potessi non pagare sempre io