La crisi incalza, ma resta la voglia di bollicine. Aumentano le importazioni di Champagne

Dovremo tirare la cinghia, ma allo Champagne difficilmente sappiamo rinunciare. Bello no? Ogni anno vogliamo sempre più scoppiettanti bottiglie del re degli spumanti.
Ne parlo da Gabriele Mastellarini, dove riporto un articolo che è stato pubblicato da Libero venerdì scorso, con richiamo in prima pagina.
Leggete e commentate, è tutto qui.

4 Responses to La crisi incalza, ma resta la voglia di bollicine. Aumentano le importazioni di Champagne

  1. giovanni gagliardi scrive:

    D’altra parte si beve anche per dimenticare. No?

    Ad Majora

  2. Massimo Sola scrive:

    Sempre a dar credito a quelli convinti che lo sciampagnnnn sia prodotto caro/costoso e basta nehhhh? E’ davvero, per fortuna nostra, finalmente riconosciuto come un grande vino innanzitutto. Poi viene la festa… il brindisi. Già perchè, scusate se è poco, posso affermare con certezza che detto vino, ha segnato parecchi periodi della storia. Frequento la regione Champagne almeno due volte l’anno ed ogni volta scopro attraverso i suoi personaggi, qualcosa di diverso; fosse anche la piccola sfumatura evidenziata dall’anziana produttrice che ha dedicato la propria vita a produrre quello che oggi io definisco: il più grande VINO del mondo. Per quanto riguarda i prezzi: non stupiamoci del prodotto all’acquisto… guardiamo i ricarichi della discoteca pinco pallo chè è questo che dovrebbe far riflettere sul periodo di crisi che stiamo attraversando.
    Scusate se mi son lasciato trasportare, è più forte di me!
    Massimo

  3. […] del 3,35% nei primi sei mesi del 2008 rispetto allo stesso periodo del 2007 come scritto da Tommaso Farina, anche sul blog di Gabriele Mastellarini (leggetevi l’articolo che è molto […]

  4. fabio scrive:

    In ogni caso a livello globale le vendite di champagne sono calate del 2,6% nei primi otto mesi del 2008. Pare che l’Italia sia uno dei pochissimi paesi in direzione opposta, a questo punto. Ad esempio, negli Usa le vendite sono crollate del 22% nella prima metà dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente!

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