Lorenzetto, Veronesi e l’autostima

Ragazzi, credevo di poter partire domattina, senza ulteriori aggiornamenti al blog fino a martedì. Però, a questa tarda ora lavorativa, approfittando della chiusura avanzata del giornale, mi sono detto: non posso non dare solidarietà a un amico.
Questo amico è Stefano Lorenzetto, giornalista veronese, editorialista dall’importante passato, oltre che grande appassionato di enogastronomia (oltre ad aver fatto parte di questa giuria assieme a me, ha scritto begli elzeviri per il Buffet raspelliano). Lorenzetto sul Giornale ha intervistato la giornalista Maria Grazia Torri, che ha tirato in ballo lo scrittore Sandro Veronesi. Leggete bene, così potete farvi un’idea della seconda puntata. Il Veronesi se l’è presa, indirizzando a Lorenzetto una volgare apostrofe via email. Potete leggerne alcuni estratti nell’articolo successivo di Lorenzetto, da spulciare fino alla fine: Lorenzetto non solo si difende, ma dimostra che Veronesi ha torto marcio, col suo consueto stile leggero e ironico.
A questo punto però succede l’imprevedibile: interviene nella polemica un altro Veronesi: Sandro, il fratello, regista cinematografico.
Scrive direttamente a Lorenzetto. Questo il testo della missiva, che pubblico per solidarietà, aggiungendo qualche maiuscola dimenticata dall’autore nel suo eccesso d’ira.

Vede signor Lorenzetto io mi chiamo Giovanni Veronesi e sono profondamente arrabbiato con lei. Non perché ha scritto quella enorme cazzata su mio fratello perché un errore da un demente ci può stare ma perché, una volta che ne ha avuto la possibilità, non ha chiesto scusa. anche se mio fratello l’ha giustamente aggredita con parole poco piacevoli, lei aveva il dovere di scusarsi per una simile gaffe. E ora veniamo a noi, brutta faccia di merda. Tu spera solo di non incontrarmi mai, nemmeno per errore, neanche tra vent’anni, perché uno sputo in faccia non te lo toglie nessuno. Sul tuo sito c’è la foto della tua bella faccia da stronzo e da lì si capisce già di che cazzo d’uomo stiamo parlando, comunque il mio consiglio è il seguente: chiedere scusa sei ancora in tempo per farci fare una brutta figura a noi fratelli che siamo stati veramente volgari ma data la situazione anche tu, che sei un idiota, capirai. Arrivederci allo sputo in faccia

Queste le parole del cineasta. Più che la volgarità triviale (che evidentemente ha preso in prestito dal fratello maggiore) stupisce il tono minaccioso da guappo di periferia, il gonfiare il petto riempiendo la bocca di turpiloquio, come faceva il bulletto delle medie.
Per quello che vale, offro la mia più totale solidarietà a Stefano Lorenzetto, che è riuscito a non scendere all’infimo livello del suo indesiderato interlocutore. Spero che Veronesi non si abbassi a scrivere anche a me. Oltretutto, i suoi film non mi sono mai piaciuti, e la cosa potrebbe non garbargli.

2 Responses to Lorenzetto, Veronesi e l’autostima

  1. Carlo Zaccaria scrive:

    Il linguaggio è rozzo ed inqualificabile. E’ grottesco che chi lo ha digitato si prenda pure la briga di consigliare ad altri di porgere scuse.
    Dico questo senza conoscere la vicenda, non mi interessa approfondire perchè niente giustifica una simile reazione.
    Sbagliare è comunque umano, altrettanto umano è capire gli sbagli altrui.

  2. gia vios 2017 scrive:

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