Faccia da vino: Filippo Cintolesi
July 25th, 2007 | by Tommaso Farina |

Finalmente, una controetichetta che parla chiaro. Quante volte i retri delle bottiglie di vino sono altrettanti “bugiardini” con consigli di abbinamenti e sciatte descrizioni organolettiche? Invece, il Salvino 2004 del Podere Erbolo di Gaiole in Chianti (Siena) dice pane al pane, e soprattutto vino al vino.
Podere Erbolo, per chi non lo sapesse, è l’azienda oli-vinicola di Filippo Cintolesi, noto commentatore di questo ed altri blogg, blogger lui stesso, faccia da bravo ragazzo, laureato in fisica (o chimica, non ricordo bene), legato alla sua terra come l’ostrica allo scoglio. Nella sua piccola azienda senese produce anzitutto un notevole olio extravergine d’oliva, l’Erbolo, che commercializza sotto la Denominazione d’Origine Protetta Chianti Classico, ed è una sintesi di perfetta tipicità della cultura olearia toscana. Alla giornata dei sovversivi del gusto di Gavardo l’ho provato, e ho avuto modo di assaggiarlo assieme al vino bandiera dell’azienda, che è appunto il Salvino 2004: Igt Toscana, di fatto è un Chianti Classico “all’antica”, che sagacemente l’etichetta definisce “espressione del precedente stile locale”. L’uva è quella di viti di sangiovese di trent’anni, mescolata al classicissimo canaiolo nonché ad uve bianche (trebbiano, malvasia) in piccole quantità: una prassi consolidata molti anni fa, che da tempo è in decadenza. I produttori preferiscono “riscaldare” i vini con le uve rosse anche internazionali ammesse dal disciplinare, anziché “rinfrescarlo” con i grappoli bianchi: sicché, all’uopo sono state escogitate Doc “di riciclo” (Val d’Arbia) o autentiche operazioni di marketing come il Galestro (che si autodefinisce così nel suo sito web), per gestire in qualche modo il trebbiano e la malvasia destinate a rimanere sui tralci e non più utilizzate per il Chianti e gli altri rossi, oltre che troppo abbondanti per diventare Vin Santo nella loro totalità. Cintolesi opera in controtendenza: con i vitigni bianchi nel Chianti, e un affinamento in botti grandi e piccole, in ogni caso usate, ci dà un vino simpatico, privo di fronzoli com’è il suo creatore e come sono i “toscanacci” della zona. Data l’occasione, non ho potuto degustarlo con calma e approfondimento, ma i tratti salienti si sono imposti nella memoria. Il profumo è elegantemente floreale (violetta), mentre il sapore è pieno, pieghevole, sostenuto da un’acidità rinfrescante, che davvero spinge a berlo facilmente anche d’estate e anche in bicchieri di plastica, benché preferisca ovviamente un bel calice di vetro non troppo ampio. Fresco di cantina (15°-16°) può essere un grande accompagnamento a un barbecue domenicale (che non manchi il manzo, mi raccomando), o magari anche solo a una panzanella.
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Di Stefano Buso il Jul 25, 2007
Bella anche la scelta grafica dell’etichetta, rosso e nero. Il rosso è un colore molto comunicativo. E grazie per averci segnalato una realtà così interessante, Tommaso.
Stefano Buso
Di Tommaso Farina il Jul 25, 2007
Sei milanista, Stefano? Grazie a te, comunque io ho segnalato semplicemente la mia degustazione, già Franco Ziliani aveva parlato di questo vino nel 2006. Oggi probabilmente è ancora migliorato rispetto ad allora.
Di Stefano Buso il Jul 25, 2007
Spero di poterlo degustare, ti confesso che sono curioso. Complimenti quindi a Filippo Cintolesi! Io del Milan? No, no..da sempre Juventus, ma non da grande appassionato. Pensa che seguivo un pò di più il calcio ascoltando Gianni Brera; che gran personaggio e che autorevole penna! Sapeva dare calore a diversi temi, tra cui, la gastronomia. Quanti anni sono già passati dal quel 1992..Una stretta di mano a tutti i lettori di questo bel blog.
Di Tommaso Farina il Jul 25, 2007
Pensa che la sera in cui è morto era da Lino Maga (se non vado errato).
Di corsaro il Jul 25, 2007
Filippo è una persone vera e coraggiosa.
Ho testato personalmente la sua capoccia come solo un rozzo corsaro/contadino può fare: a testate, proprio su questo blog, in qualche post precedente.
In seguito, al raduno dei sovversivi, l’ho conosciuto ed ho apprezzato le sue produzioni e tra me e me ho pensato con cuore: “ecco un alto matto, che il cielo ci aiuti”.
O sentito una leggenda che narra di un osto di Gavardo anche lui buono a testate. Ma…non riesco a trovarlo, qualcuno lo conosce?
Di raissa79 il Jul 26, 2007
Anche io e mio marito abbiamo avuto modo di fare una lunga chiacchierata con lui al raduno dei sovversivi, è un grande matto, gli abbiamo promesso che lo andremo a trovare e lo faremo sicuro, il suo olio è un elisir e il vino fa sentire tutta l’onestà che c’è nel suo lavoro…e si caro il mio contadino, è un matto come te! A proposito, quando venite a fare un raduno sovversivo verso il centro italia?
Di corsaro il Jul 26, 2007
Sai, Raissa, ho un caro amico a Roma che mi aspetta da almeno 15 anni.
Potrebbe essere una buona occasione.
I sovversivi a Roma: “gladiatori e sovversivi contro le armate di Cesare”.
Io ci sono…non so gli altri…
Di raissa79 il Jul 27, 2007
Noi vi aspettiamo con gioia!
Di Franco Ziliani il Jul 27, 2007
Vai errato Farina ! La sera, terribile e nebbiosa, in cui Gioann Brera (fu Carlo) é morto, in un tragico incidente stradale, era a cena alla Locanda del Sole di Maleo di Franco Colombani, altro grandissimo che ci manca tanto, una persona squisita, indimenticabile, un grande cantore, come Brera, della terra lombarda e un vero padano (ovviamente qui la lega non c’entra proprio un tubo…)
f.z.
Di Tommaso Farina il Jul 27, 2007
Vero e giusto. Ora ricordo: è la foto dell’ultima cena di Brera da Colombani a essere ospitata nell’ufficetto di Lino Maga, assieme ai cimeli e alle bottiglie degne di ricordo.
Di andrea gori il Oct 16, 2007
in effetti mi pare di essere arrivato ultimo a parlare di questo vino…http://vinodaburde.simplicissimus.it/archives/319