Vinitaly 2007: le bontà non sono finite (terza parte)

April 6th, 2007 | by Tommaso Farina |

E continua, chiotto chiotto, il mio reportage sui buoni bicchieri provati al Vinitaly. Se pensavate di scamparla, avevate capito male. Ecco pure oggi altre belle note di degustazioni dalla più grande fiera vinicola italiana.

  • Pievalta. Quest’azienda di Maiolati Spontini (Ancona) fa parte di una vasta galassia di investimenti operati dai bravissimi proprietari della Barone Pizzini, azienda franciacortina votata al biologico e produttrice di grandi spumanti. Ha ricevuto qualche buon riconoscimento da parte delle guide, ma qui la ricordiamo per un vino particolarissimo: il Curina 2005. Si tratta d’un passito di uve verdicchio in purezza, prodotto in modo insolito. Il 15% dell’uva (appassita in pianta e poi in graticcio) viene infatti vinificato nelle famose (o famigerate, visto l’uso non sopraffino che alcuni produttori ne fanno) anfore di terracotta, con tanto di macerazione per 6 mesi. Il resto, vinificazione in bianco. Risultati? Color oro antico. Profumi arcani di incenso e salvia. Bocca golosa, stuzzicante, grassa e polposa, d’acidità ben sostenuta, equilibrata. Per chi ama il genere, è una chicca da non perdere. Un bravo dunque ad Alessandro Fenino, che tra l’altro legge pure questo blog.
  • Michele Satta. Ora è ben noto, ma anni fa Michele Satta, varesino trapiantato a Castagneto Carducci (LIvorno) ha dovuto faticare per mettersi in luce. Fatica premiata: i suoi vini bolgheresi sono apprezzatissimi in Italia e all’estero. Anche da me. Una volta tanto, partiamo con un vino bianco, nato da pochi anni ma ora (secondo me, che l’ho assaggiato in tutte le annate in cui è stato prodotto) tra i primi 5 bianchi toscani: il Giovin Re 2005. Bello il nome, vero? E’ un anagramma. Provate a farlo al contrario, e avrete la soluzione: viognier. E questo (o questa) Viognier in purezza, affinato in barrique e in bottiglia, si offre cordiale, profumato di miele d’acacia e di pesca gialla, con qualche nota affumicata data dalla tostatura (che tra qualche tempo si armonizzerà ). Costa 27 euro, ed è decisamente buono. E il Piastraia 2003? Lo storico taglio bolgherese di casa si offre ruffiano ed elegante, con una piacevolezza e una placidità di beva senza trucchi, davvero appagante. E il Cavaliere 2001? Il sangiovese non è mai stato uva davvero di tradizione a Bolgheri. Michele Satta è da sempre il suo alfiere in zona, e il Cavaliere è il vino che ha sempre amato di più. Questa annata 2001, reduce da un robusto riposo in bottiglia, ha l’apertura alare dei grandi vini, senza strombazzamenti caricaturali tanto tipici della “California d’Italia” (come qualcuno si ostina a chiamare questa zona italianissima); anche i profumi fanno udire bene la viola mammola e il floreale tipico del vitigno. Buonissima pure l’ultima annata del Castagni, benché fosse imbottigliata da pochissimo: il “gran vino” di casa proviene da un unico vigneto, impiantato a densità di 6200 piante per ettaro. Uve? Cabernet, syrah e teroldego, per un vino di potenza rimarchevole, che con adeguata sosta in vetro si armonizzerà , ma che già adesso tradisce una potenziale longevità decisamente allettante.
  • Podere dal Nespoli. Molto interessanti i vini di questa realtà di Civitella di Romagna (Forlì-Cesena). Fabio Ravaioli è un produttore capace e amorevole, capace di trarre delle gran buone cose dai suoi vigneti. Un’anteprima del suo Prugneto 2006, sangiovese in purezza, ha mostrato un vino ancora “verde”, ovviamente, ma già ben provvisto di polpa. E il Borgo dei Guidi 2004, forse il primo vino in Romagna ad essere stato affinato in barrique (è nato più o meno nel 1980), è pure lui gagliardo, in formazione. Questa è la tipica azienda per cui il Vinitaly arriva troppo presto. Perfettamente a punto è invece l’avvincentissimo Bradamante 2005, che fino a non molto tempo fa era un passito di pura albana, mentre adesso contempla la presenza del sauvignon: è finissimo, dolce e morbido, profumato delicatamente di cioccolato bianco. Buonissimo.

Questo è quanto. Tenetevi forte, perché le sorprese non sono ancora finite. Siete come sempre invitati a dire la vostra.

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