Un altro Merlot, ma senza etichetta e… senza produttore
March 8th, 2007 | by Tommaso Farina |
Ieri sera, tornato alla solita tarda ora dal lavoro, ho trovato una cosetta molto buona ad attendermi a casa: un risotto mantecato al radicchio tardivo e Squacquerone, fatto amorevolmente (ed eccellentemente) da mia mamma. Materia prima, il Carnaroli di Baraggia di Carlo Zaccaria, di gran livello come sempre (e ammannito, il giorno prima, sotto forma di un incredibile timballo con salsicce piccanti e peperoni gialli). E da bere? Un Merlot senza nome, proveniente dal Lazio (zona Castelli Romani o Colli Albani o giù di lì), da un pacco regalo natalizio. Un vino imbottigliato in casa, in una spessa bottiglia verde (giunta assieme a una bottiglia di bianco e una di Olevano dolce, che ancora non ho provato), con un’etichetta (un nastrino di carta con su scritto “Merlot” a penna) attaccata con lo scotch. Versandolo nel bicchiere, ho apprezzato il color rubino denso e scuro. Al naso, lungi dall’evidenziare sentori muschiosi o sgarbati, faceva percepire un profumo deciso di ciliegia matura: rustico, certo, un po’ scomposto e non del tutto pulito, ma rose e fiori rispetto a ben altra “roba” arrivata dall’Oltrepò e dalle sue cubigiane. Il sapore è piuttosto dirompente, abbastanza caldo e focoso, di corpo discreto, non troppo strutturato ma neppure dalle spalle rachitiche. Fortuna che qualche contadino che sa fare vini quotidiani abbastanza succosi esiste ancora. Persino nel Lazio, terra ritenuta poco competitiva sui rossi di livello medio (un discorso ben diverso, ovvio, dai vari Montiano e Vigna del Vassallo). Come disse Massobrio: vivaddio, ridateci i difetti, soprattutto se immersi nel contesto d’una bottiglia complessivamente gradevole e bevibile.
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Di PlacidaSignora il Mar 9, 2007
Me la dai la ricetta del risotto di mamma, per favore? :-*
Di eMMe il Mar 9, 2007
sei sicuro che il merlot non sia della zona di aprilia o addirittura del pontino? ce ne sono di molto buoni, per la zona chiaramente
per l’olevano, spero ardentemente, anzi mi stupirei moltissimo se tu non conoscessi il superlativo “sora maria” a olevano romano. lo frequentavo da ragazzetto, in tempi antecedenti alla sua fama attuale [occorre prenotare con largo anticipo se si vuole andarci nel we]. hanno ovviamente l’olevano rosso, vino che amo molto, e quello dolce, tra i pochi dolci che mi piacciano molto. con una cucina eccezionale che mi dicono sia rimasta tale ancora oggi.
ti faccio ridere, spero: ci andavo con mio padre e pora nonna, da poco mancata, che era già avanti con gli anni, ne avrà avuti una ottantina; un giorno persollecitare il conto mi avvicinai alla casa nei pressi della cucina e sentii che nel preparare il conto il proprietario diceva: “ma è impossibile che abbiano bevuto cinque bottiglie: sono signori!” e la cameriera: “oh, che ti devo dire, se le sarà bevute la vecchia!”. mia nonna, resa edotta della cosa tra i miei sghignazzi si offese a morte.
Di Tommaso Farina il Mar 10, 2007
Cancellando lo spam, è andato perso per motivi misteriosi un commento scritto da Gianpaolo, che fortunatamente sono riuscito a recuperare: Spero mi perdonerai se trovo l’affermazione di Massobrio un tantino populista. Diciamo anche che la capisco, nel suo senso complessivo. Se però per caso una volta ti capita di fare un vino con un difettuccio, ti stroncano, e questo è molto più probabile che non qualcuno che esclami: vivaddio, un difetto (pur nel contesto di un vino complessivamente godibile e bevibile).
Gianpaolo, Massobrio quella cosa la scrisse a ragion veduta: la scrisse a proposito del Barbacarlo di Lino Maga, un vino che in effetti la “stroncatura” la rischia. Si tratta di vini che non sono in competizione con quelli “di alto livello” (per così dire), hanno una diversa collocazione e spesso un’altra fascia di prezzo (fondamentale). Basti vedere le guide al “Vino quotidiano” e ai “Vini intelligenti”, che riportano bottiglie che la loro sorella maggiore non segnala