Dare di stomaco andando al cinema
August 28th, 2007 | by Tommaso Farina |
Domenica sera, che peste mi colga, ho visto al cinema 4 mesi 3 settimane 2 giorni. Lo so, il fatto che abbia avuto la Palma d’Oro a Cannes 2007 avrebbe dovuto farmi capire qualcosa fin da subito, e indurmi a non entrare in sala. Eppure, come spesso accade, sono stato troppo buono e ottimista.
E’ (o sarebbe) un film sull’aborto. Nel 1987, nelle disagiate lande della Romania ancora comunista, due amiche vivono in uno scalcinato pensionato universitario. Una delle due è incinta, ma per un motivo o per un altro il bambino non le va giù, e vuole sbarazzarsene (cosa giustamente illegale in Romania). Decide di rivolgersi a un abortista clandestino, di quelli di cui amano cianciare gli abortisti nostrani più invasati, quelli che «Se non ci fosse una legge ci sarebbero solo aborti clandestini» oppure, a scelta, «Sì, ma come la metti con le mammane?» (”Mammane”, ecco la parola che non manca mai nelle argomentazioni di costoro).
Orbene, le due balde giovinotte si rivolgono al preteso facitore di aborti, tale Bebe, un energumeno borgataro in giubbotto di finta pelle, al volante di una tossicchiante auto rossa (una Dacia? Non me ne intendo molto, ma c’erano solo quelle all’epoca). Coi suoi modi spicci, viene a sapere che il bambino nella pancia di Gabita (la ragazza incinta) è di 4 mesi, cosa che rende l’aborto più difficile e pericoloso…
Non vi rivelo il finale (che a dire il vero offre un piccolo excursus sulle cibarie rumene), ma dirò che il tutto si trascina tra pullman macilenti, periferie urbane fosche e popolate da mute di cani, alberghi in stile sovietico, presidiati da maleducati portieri; inutili nel loro bozzettismo, ma perfette per allungare il pur sempre immangiabile brodo, le scene in cui la sodale di Gabita, l’antipatica Otilia (una frigida Anamaria Marinca), va a far visita all’azzimato fidanzatino nella casa di famiglia, popolata da sgangherati amici dei genitori (docenti universitari) in occasione del compleanno della mamma di lui.
Fa bene il Cairoli a lodarne alcuni particolari atmosferici (dal punto di vista cinematografico, la fotografia non manca di suggestione, nel suo insistere su colori grigiastri, cupi, spesso oppressivi, a delineare l’atmosfera di desolata drammaticità immaginata dal cineasta), ma il vero pepe che il regista ha sparso a piene mani nel suo film, finendo per contaminarne il sapore, è quello del cinismo. Un cinismo subdolo, per giunta, perché ammantato di pietismo per la condizione delle due povere ragazze. E il bambino (anzi, pardon, il feto: così vuole la vulgata abortista) che fine fa? Il preteso genio della macchina da presa ha in qualche momento empatia per lui? Ben poca. E’ sempre trattato come un fastidio, come spazzatura da buttar via: non a caso, il borchiato abortista spiega tutte le possibili strategie per sbarazzarsene, con i relativi “effetti collaterali” (chiamiamoli così, è appropriato al contesto).
Morale della favola: chi ha voluto vedere una polemica contro l’aborto in questo film, è completamente fuori strada. C’è solo una polemica verso chi osa non concederlo a chi voglia, bontà sua, sbarazzarsi del nascituro.
In ultima analisi, un film brutto, pretenzioso, squallido, tribunizio, cinico, ipocrito nel suo rancido moralismo di facciata. Fate una sintesi di tutto ciò.
Spero non passi inosservato a Massimo Bertarelli, il cattivissimo critico che in materia cinematografica personalmente prediligo.
POSCRITTO: ho scoperto di essere in sintonia con Gian Filippo Belardo, giornalista dell’Osservatore Romano. Leggete un po’ cosa ha scritto del film. Capziosa però l’allusione finale: che gli hanno fatto, a Belardo, le frattaglie e le interiora?











Di maricler il Aug 28, 2007
Cavolacci, Tommaso! Anche noi siamo andati al vederlo… e l’abbiamo trovato noioso, ridondante, e davvero privo di contenuti… Va bene come sintesi?
Di Tommaso Farina il Aug 28, 2007
Se anche vi fosse piaciuto, non avrei avuto assolutamente nulla da ridire. Comunque, un film così lo si ama oppure odia, il vostro commento me lo confermo.
Di Stefano Buso il Aug 28, 2007
Insomma, un invito sopra le righe ad andarlo a vedere? In effetti sono curioso..[]
Di Tommaso Farina il Aug 28, 2007
Secondo me è un film che andrebbe visto, proprio perché lo reputo bruttissimo e portatore di un messaggio inquietante e negativo.
Di Corsaro il Aug 29, 2007
In un mondo comunista cosa ti aspetti?
Di Tommaso Farina il Aug 29, 2007
Quello di oggi o quello dell’epoca intendi?
La ricostruzione della vita sotto il regime di allora è abbastanza fedele, e non lo dico con sicumera, ma con cognizione di causa: sono stato in Ungheria, Polonia e Cecoslovacchia. L’Ungheria, nettamente più ricca e occidentalizzata delle altre, fa meno testo, ma in Polonia, a Danzica, ricordo benissimo come non si trovasse il latte per il biberon di mia sorella piccola.
Di Stefano Buso il Aug 29, 2007
Se avrò tempo e l’opportunità, andrò a vederlo, senza limitazioni concettuali e poi deciderò se è bello o brutto.
Di Corsaro il Aug 30, 2007
Quello di sempre: totalitario e atto alla mortificazione dell’essere umano.
Di Francesca il Sep 3, 2007
Caro Tommaso, non ho visto il film, ma da quello che tu scrivi mi sembra di capire che il regista ha voluto parlare dell’aborto sviluppando il punto di vista ‘del fastidio’ più che del pietismo. I film, o chi per loro, servono a scandagliare le sfaccettature degli avvenimenti umani che non sono mai bianchi o neri. E pensa che aspettare un figlio può per qualcuno non essere un momento di giubilo, ed è giusto che anche questa persona abbia una voce. Ciao!