Un agnello che fa contenti i vegetariani

April 23rd, 2007 | by Tommaso Farina |

Agnello pasquale ProvenzanoQuello che vedete qui a sinistra è un capolavoro, uno dei dolci più ghiotti che possiate mangiare: l’agnello pasquale salentino. Anche se Pasqua è passata, non mi pare un delitto parlarne, se non per l’acquolina e le scariche di appetito che sono sicuro di provocare a voi lettori. Che bontà, che gaudio, che tripudio in questo miliardo di calorie. Ho mangiato giorni fa proprio quello che vedete nella fotografia. Un agnello pasquale riprodotto certosinamente con morbida, soave pasta di mandorle, che già da fuori induce a bibliche tentazioni. Ma il meglio deve ancora venire: l’interno è ripieno di morbido cioccolato gianduia, granella di nocciole e gelatina al mandarino. Lussurioso, eh? Vi assicuro che parlarne non trasmette le stesse sensazioni che gustarlo personalmente.
Poco prima di assaggiarlo, mi era venuto in mente che Paolo Massobrio, nella primissima edizione del Golosario del 1994 (quella bianca, edita da CLOU), aveva parlato di un sublime agnello dolce, prodotto a Tuglie (Lecce), patria di grandi vini rosati, da Carlo Provenzano, un mago dei dolci attivo da quarant’anni. Poco prima di aprire l’elegante confezione del “mio” agnello, ho quasi avuto un mancamento: il bigliettino allegato lo presentava come prodotto da Alda, di Provenzano. Nemmeno a farlo apposta! E io che, senza sapere che i miei genitori avevano preso l’agnello, leggevo l’articolo e pensavo «Chissà se questo Provenzano esiste ancora?». Ho scoperto tre cose: che esiste ancora, che ha passato la sua passione ai figli e che il suo agnello pasquale è straordinario. Massobrio aveva ragione: è un dolce che non stanca, fa venir voglia di mangiarne fino all’ultima briciola.
Potete sapere qualcosa di più sul produttore visitando il sito web, che è impostato come se fosse quello di una casa di moda (impostazione che può piacere o non piacere, senza dubbio è originale): pare che facciano anche un’altra versione d’agnello, farcita di crema di torrone, pistacchio caramellato, granella di mandorle e gelatina di mandarino. Ho provato a immaginarci accanto un Passito di Corzano 1998, sublime e sensuale vino dolce prodotto da Aljoscha Goldschmidt a San Casciano Val di Pesa, nella sua azienda Corzano e Paterno: che bell’accostamento sarebbe stato!

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6 Commenti a “Un agnello che fa contenti i vegetariani”

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  1. Di Gigio il Apr 23, 2007

    Ah, adesso capisco perché hai chiesto al direttore il suo indirizzo di posta elettronica…volevi offrigli l’agnello pasquale…da oggi ti chiameró Tombolini 2 la vendetta :)

  2. Di eMMe il Apr 24, 2007

    sarà anche ottimo, ma l’aspetto da porcellana di capodimonte, il massimo dell’orrore a mio giudizio, me lo rende inviso.

    non quanto l’orrendo salame di cioccolata, avanzi di panettone e cose ignote che mi ha proposto la suocera di mio fratello ultimamente, ma comunque abbastanza.

  3. Di PlacidaSignora il Apr 24, 2007

    Ricordo che un vecchio tenente di mio nonno, ogni anno per Pasqua gli spediva dal salento una cassettina di legno con dentro, accuratamente imballati fra cartavelina e paglia, agnellini come quello (non ripieni, però) e meravigliosi fiori sempre in pasta di mandorle. Nonna, ogni santa Pasqua, diceva: Ma son troooppo beeeelli per mangiarli! Così rimanevano a vita esposti su un vassoietto in salotto, sino a quando se li mangiavano le farfalline. Sgrunth.

  4. Di Tommaso Farina il Apr 24, 2007

    Nooooo, lo stesso argomento che molte persone usano per non mangiare gli agnelli veri!

  5. Di PlacidaSignora il Apr 24, 2007

    Vero. Però quelli veri la nonna li mangiava eccome ;-D

  6. Di Gigio il Apr 24, 2007

    Spedisciglielo a Bonilli, vediamo se i consigli della nonna gli fanno cambiare idea :)

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