Il Taleggio e la Valsassina, prima parte: Beri di Primaluna (Lecco)

April 5th, 2007 | by Tommaso Farina |

ValsassinaSpinto da Gigio, commentatore fedele e arguto, professore bilaureato trapiantato in Spagna dai Colli Euganei, mi butto su un bel reportage a puntate (e quello del Vinitaly ancora deve concludersi ) sui migliori Taleggi della Valsassina, la vallata che sta alle spalle di Lecco e che, ben più della natia Valtaleggio, ha saputo mantenere una dimensione “autarchica” di produzione di questo formaggio davvero straordinario. Non ho intenzione (o quantomeno, non adesso) di dire quel che penso della denominazione, del disciplinare di produzione (specialmente quello relativo alle zone abilitate), alla questione pianura-non pianura (che meriterebbe una lunga disamina): tutte cose di cui parlerò più avanti. Qui mi limiterò a una bella carrellata di gusto.
Così, per simpatia, vi guido nel vostro giro a partire dal nord della Valsassina, scendendo poi, nelle successive puntate, sempre più vicino a Lecco. A Primaluna (Lecco), subito dopo Introbio, c’è la nostra prima tappa: l’Azienda Agricola Beri. Come vi suggerirà il nome, non sono semplici stagionatori, come tanto spesso si usa qui (e vedrete, andando verso Lecco, le sedi e i capannoni delle grandi aziende produttrici, quelle che caseificano nella Bassa e portano il Taleggio a maturare qui): i Beri, grande famiglia ricca di fratelli e cugini appassionatissimi, hanno mucche e capre allevate in proprio. Nella stradina che porta al torrente Pioverna c’è il punto vendita aziendale (chiuso il mercoledì, attenzione), sempre presidiato dalla signora Beri, simpaticissima, appassionatissima, pronta a far assaggiare tutto a tutti. E “tutto” vuol dire “tanto”: in questo negozio si vendono tanto i formaggi fatti in azienda, quanto le chicche che tutta la famiglia Beri scova in tutti gli alpeggi rimasti in zona (non molti, a onor del vero) e anche altrove. E tutto è altamente meritevole di acquisto.
Partiamo dal Taleggio: è ottenuto dal latte delle proprie mucche, e realizzato in diverse versioni. C’è quello a pasta cotta, quello a pasta “di Robiola” e quello a pasta cruda, simile a un Quartirolo. Provateli tutti, e fatemi sapere quello che vi piace di più: è davvero un dramma dare la preferenza all’uno o all’altro, la differenza rispetto alle versioni industriali si sente eccome. Buonissima è pure la Robiola valsassinese, formaggio grandioso nella sua popolarità franca e ruspante, qui più gentile e leggera del normale, eccellente.
Ma in questo momento dell’anno sono superbi i Saporotti: sono i formaggini valsassinesi a pasta morbida, di forma bassa e tronco-conica. La signora Beri è una maniaca (a ragione) del formaggio molto stagionato. In bottega tiene alcuni Saporotti che hanno alle spalle anche più di un mese di maturazione: costano circa 8 euro al chilo, chiedeteglieli e le si illuminerà il viso. Sono disponibili sia nella versione con la pasta più gessosa (più tradizionale) che con la pasta molle, squagliata, piccante (sono gli “Ultra morbidi”, come dice il cartellino). Prendetene uno o due, e serviteli come formaggio da meditazione: applausi assicurati.
Volete formaggio di capra? I Beri fanno una “torta” (il formaggio tondo a crosta rossa, ricordate?) in cui entra una percentuale di capra. E fanno pure un formaggio fresco, acidulo, da assaporare con le cipolle.
E non è finita: ci sono i formaggi di altri produttori con cui, come dicevamo, i Beri hanno un piccolo rapporto di distribuzione. Il Bobbio, stagionato minimo 3 anni, è un grande formaggio montanaro profumatissimo, a pasta semidura. Grande la Mascherpa della Valvarrone o della Val Biandino, ricotta salata fresca e sapidissima a un tempo. Ma la palma della bontà spetta a un pecorino unico, dorato, inimitabile nella sua calda stretta di mano gusto-olfattiva: arriva da Ponte Nure (Piacenza), ed è praticamente un’esclusiva. Lo considero uno dei pecorini migliori d’Italia. Chiedete dunque del “Nostrano di pecora”, oppure, semplicemente, del “pecorino che viene da Piacenza”: sarete molto, molto contenti.
Alla prossima!

Azienda Agricola Beri
Via Stoppani, 3-10, Primaluna (Lecco)
Tel. 0341980387
Chiuso mercoledì

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3 Commenti a “Il Taleggio e la Valsassina, prima parte: Beri di Primaluna (Lecco)”

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  1. Di Gigio il Apr 9, 2007

    Solo ora leggo le tue parole…troppa grazia Tommaso. A tutti questi aggettivi positivi potresti aggiungere anche quello di “cazzeggiatore senza contenuti”, epiteto che mi ha affibbiato il grande capo…comunque continua cosí, a scoprire le piccole grandi realtá casearie del nostro paese e prossimamente ti consiglio un ble viaggietto sui miei amati Colli Euganei alla scoperta delle delizie gastronomiche locali, capretto incluso alla faccia di chi sai tu :)

  2. Di Tommaso Farina il Apr 9, 2007

    Ma chi è il “grande capo”?

  3. Di Gigio il Apr 9, 2007

    Davvero é cosí difficile da individuare, il grande capo rosso, sempre piú rinchiuso nella sua settaria cittadella del gusto???? Scherzi a parte, (se ci ascolta poi si incazza e ci manda le sue scomuniche virtuali, come successo nell’ordine ai vari voice, tombolini, lorenzo cairoli, carlo petrin e tutta slow food, mangiatori di agnelli pasquali e chi piú ne ha piú ne metta) e restando in tema, sui Colli Berici, che sono un po’ i fratelli gemelli degli Euganei, una sorta di prosecuzione di questi, hanno risoperto un ottimo caprino dei Berici…ne parla anche Marcomini in un libro sui formaggi del Veneto (leggendo il quale si deduce che il nostro bistrattato Veneto ha la bellezza di 40, dico 40, formaggi…l’equivalente della varietá di interi paesi, piú grandi della nostra “piccola grande Italia” come diceva Veronelli. Come dimostra il tuo intervento, non é vero che il pecorino é appannaggio solo delle regioni meridionali…le realtá dei formaggi di pecora, come il caso piacentino, del nord sono quantitativamente poco significative, peró la qualitá….non ci sono aggettivazioni sufficienti. Un saluto :)

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