Metti una sera da Ciccarelli dopo il Vinitaly
April 2nd, 2007 | by Tommaso Farina |«Non mi faranno mai entrare», penso in cuor mio sabato sera, mentre cerco di uscire dalla buriana del traffico del Vinitaly. «Sarà tutto pieno», continuo a pensare mentre sono sulla tangenziale veronese e sto per uscire a S. Lucia - Golosine, puntando verso Madonna di Dossobuono, un angolino che dev’essere stato davvero incantevole prima dell’arrivo del grande traffico automobilistico, con l’autostrada e la tangenziale medesima che serpeggiano poche decine di metri più in là. Perché tutte queste ambasce? Perché cercare di mangiare da Ciccarelli in epoca fiera lo ricordo da sempre come un terno al lotto: è un ristorante comodissimo da raggiungere, e come tale è prediletto da produttori ed espositori, che lo affollano copiosamente. Purtuttavia, non demordo. Sono le 7.35 circa, il parcheggio del ristorante è vuoto. Entro speranzoso: «Cè posto per uno?». «Guardi, siamo al completo». Non voglio mollare: «Nemmeno se sono veloce e mangio qui nel bar?». Alla fine il proprietario acconsente, e non mi dà, ovviamente, il tavolo al bar, ma un tavolino nella saletta in fondo, quella più intima. Gli prometto che ce la farò in meno di tre quarti d’ora, e del resto anche i camerieri sembrano ben contenti che io conosca già il menu.
Da Ciccarelli, che da qualche anno è passato sotto la gestione della famiglia Castioni, si va per mangiare poche e buone cose, senza fronzoli e finezze ma anche senza retorica. Qui, anzitutto, non usano antipasti. Si parte direttamente dai primi. Ci sono le paparele in brodo, con o senza i proverbiali figadini. C’è la pasta e fagioli. Ci sono, soprattutto, le tagliatelle alla veronese, quelle ai tre sughi. Arrivano giallissime dalla cucina nella loro fondina, con sopra una noce di burro. Sta all’avventore l’onere di condirle con salsa di pomodoro, o ragù di carne, o ragù di fegatini o tutti e tre insieme, comunque proposti in simpatiche salsiere (quelle della foto, sono proprio loro). Semplici, buone, sazievoli, popolari, si fan mangiare con una certa voluttà. Certo, non saran raffinatissime (e neppure rifinitissime), ma almeno una volta van gustate, ovviamente con lo spirito dell’avventore da trattoria che si butta su una sapida cucina casalinga.
Subito dopo, ecco la scelta obbligata dei secondi: il carrello di bolliti e arrosti. Quello della seconda foto, tanto per capire. Prima delle carni, portano un bel po’ di verdure cotte e crude: insalata, fagioli da condire, grossi peperoncini verdi lunghissimi e altro. E poi, la carne: il bollito è quello canonico, con una testina particolarmente succulenta perché morbida ma non stucchevole. E’ un piacere gustarla assieme ai “condimenti”: il cren e la salsa verde (molto buona). E a margine c’è la pearà, vanto di ogni nonna veronese dabbene: una mitica salsa fatta con pane, pepe, formaggio e midollo di bue. Col bollito ci va a nozze che è un piacere. Gli arrosti sabato sera francamente non li ho provati, e nemmeno i dolci (da quel che leggo, anch’essi gagliardi: torta di mele, torta di pere, crème caramel). E francamente non ho neppure bevuto vino, anche se la cantina è piuttosto ben fornita di rossi.
Chi invece non si tirava indietro erano gli altri presenti. Nei miei pressi, c’era un bel tavolone di vinitalari di provenienza ben mista (che mi ha fatto riandare a ricordi vecchi di mitiche cene consumate appunto in compagnia di colleghi in corrispondenza della fiera), verosimilmente produttori, e in ogni caso non giornalisti: facile capirlo, giacché uno di loro è arrivato con tutta una serie di bottiglie in mano (una, di cui ho sbirciato l’etichetta, era di un bianco friulano di Antonutti). L’atmosfera è allegra, c’è chi magnifica (con ragione) i prodotti e le degustazioni degli stand istituzionali friulani (verosimilmente guidati ancora da Bepi Pucciarelli, barbuto furetto dalle giacche inimitabili e dal palato finissimo, oltre che dalla contagiosa simpatia), comprendenti, a loro dire, il prosciutto di San Daniele di Bagatto (ottimo) e il Formadi frant, particolare e sapidissimo cacio di origine carnica.
Sono uscito contento per il pranzo (35 euro), un po’ meno per aver mangiato solo in questa circostanza. Non c’è nulla di più bello del fare una tavolata allegra dopo un giorno di fiera, scambiandosi pareri sulle degustazioni fatte.
In ogni caso, da Ciccarelli almeno una volta si deve andare. Nonostante l’affollamento, il servizio non ha perso un colpo. E nemmeno aleggiava nel locale quell’aria da “un tanto al chilo” che tanto mortificava il Roma di Viarigi.
Una visitina è dunque consigliata, a patto di tener presente che si va lì a mangiar tagliatelle e bollito, una sorta di cucina reazionaria d’un certo ruspante fascino.
Ristorante Ciccarelli
Via Mantovana, 171, Madonna di Dossobuono (Verona)
Tel. 045953986
Chiuso venerdì e sabato (in teoria)
Carte di credito: tutte
Etichette: bollito, ciccarelli, peara











Di Giovy il Apr 3, 2007
Hai ragione, mangiare da soli è una delle poche cose che preferisco evitare (ed invece, puntualmente, mi ritrovo a fare quando sono in giro per l’Italia per lavoro).

Anche quest’anno (sarà una maledizione, secondo me) causa impegni improrogabili che inevitabilmente si vanno a piazzare nei giorni del Vinitaly, non sono riuscito a venire.
E pensare che, tra produttori ed amici sommelier, avevo almeno una buona mezza dozzina di inviti…
Vabbè, sarà per l’anno prossimo… e magari non ti toccherà andare a cena da solo…
Di Roberto il Apr 3, 2007
Ciao! Insieme ad una amica blogger abbiamo lanciato una campagna per la Pasqua di quest’anno a favore degli agnellini. Il nome della campagna è Lasciami vivere. Se vuoi, fai un salto sul mio blog e potrai prelevare il banner. Se magari mi lasci un segno del tuo passaggio ti inserisco nei link
Grazie e buona giornata
Di eMMe il Apr 3, 2007
ciao roberto,
è molto bella la tua iniziativa!
anche io penso che bisogni rispettare la tradizione e farsi una bella abbuffata di abbacchio sotto pasqua invece di puntare su altre pietanze, magari più leggere, ma così poco legate alla festività da far sembrare la tavola quella di tutti i giorni!
bravo, avanti così: w l’abbacchio a scottadito!
Di angelina il Apr 4, 2007
Ciao, ti ho letto per caso in quanto cercavo una ricetta per i tre sughi da abbinare ai tagliolini che vorrei preparare a cena.
Io e Vale, la mia amica, partite da roma per il vinitaly il giovedì, siamo approdate da da Ciccarelli venerdì sera e il tuo articolo lo avrei potuto scrivere io : le stesse sensazioni, considerazioni.
BRAVO