Scambiamoci un segno di pace con un boccone di Taleggio
March 28th, 2007 | by Tommaso Farina |
Quanto fuoco, quanta genuina durezza è venuta fuori dalla bella discussione sul Critical Wine! A questo punto, preferisco offrire a tutti, in segno di pace, un salutare banchetto a base di formaggi e, in particolare, d’un Taleggio che è veramente difficile trovare così buono.
Negli scaffali della mia libreria ha ancora posto la primissima edizione del Golosario, datata 1994, in cui un Paolo Massobrio trentatreenne segnalava quelli che sarebbero stati i punti fermi dell’Italia del gusto, in gran parte ancora presenti nell’edizione 2007 del medesimo libro. Ebbene, all’epoca Paolo si era estasiato per un Taleggio sublime, prodotto da un anziano casaro a Pontirolo Nuovo (Bergamo), non lontano da Treviglio. Quel Taleggio, raccontava Paolo, veniva caseificato sotto le insistenze di Alberto Marcomini, affinatore e selezionatore di prim’ordine, ancor oggi sulla cresta dell’onda. Quel Taleggio, stagionato sapientemente, aveva letteralmente stregato Massobrio per la sua placida, sapida cremosità.
Oggi come oggi, non so se quel casaro di Pontirolo Nuovo esiste ancora. Il lungo preambolo mi è servito per dire una cosa: chissà se Paolo, assaggiando il Taleggio di Promo Franciacorta, troverà delle similitudini con quel campione che tanto l’aveva stupito. Promo Franciacorta: il nome magari non dice molto al neofita, e in effetti non è che faccia troppo pensare al formaggio. In realtà, dietro a questa sigla, c’è una cooperativa coi fiocchi, guidata da Luciano Franceschini e Tiziana Noli, e forte di 200 vacche, col cui latte vengono fatti formaggi tanto straordinari quanto introvabili. «Il 95% del nostro mercato lo facciamo con la ristorazione, il resto lo vendiamo nelle fiere», mi dice Luciano, incontrato di nuovo alla fiera Agrivarese, a Malpensa Fiere. E fare un negozietto per venderli? «Non abbiamo tempo, purtroppo». E c’è da credergli, anche se è un vero peccato. Il loro Taleggio, prodotto con latte esclusivamente crudo e stagionato a lungo in grotte di proprietà, è una gemma. La caseificazione è quella antica, a pasta cruda: lo si avverte dalla consistenza della pasta medesima, bianca e abbastanza solida, che in corrispondenza della crosta si “sdoppia” squagliandosi per il fenomeno della proteolisi (non staccate assolutamente la crosta grigio-arancio scuro, è un atto criminale, dovete mangiarla, al limite grattandola un pochino, ma senza rimuoverla). Un formaggio inimitabile, che ci dà l’idea di cosa dovesse essere il Taleggio prima che venisse sdoganato e banalizzato da certa produzione industriale.
E non è tutto. C’è quel lombardissimo cacio che si chiama Torta, e che era contemplato anche nella vecchia guida dei formaggi di Slow Food, prima che venisse depennato. E’ un formaggio a pasta cotta, con la crosta simile a quella del Taleggio, ma più fondente, più ruffiano. La Torta Rustica di Promo Franciacorta, per la sua grassa pienezza e aromaticità, è tra le non molte davvero degne d’assaggio (un’altra è quella che seleziona Ciapponi a Morbegno).
Altro? Eccome. Il Silter, formaggio d’alpeggio delle valli Bresciane, è sempre stato tra i miei preferiti, ed è stato un piacere riassaggiarlo nella versione ben stagionata di Promo Franciacorta. Le specialità d’alpeggio sono parecchie, ma mi viene da citare il loro Salva, che però con quello cremasco non ha in comune nemmeno la forma. Questo Salva bresciano è cilindrico (quello cremasco è quadrato), e ha la crosta scurissima, un poco “gamolata” (non lavata come il corrispettivo cremasco). La pasta è dura, bianca, odorosissima di pascolo, e il sapore è intenso, sapido il giusto, anche qui pieno di vitalità montanara. Un capolavoro.
Potrei citare altri e altri campioni dei coniugi Franceschini, ma mi piace concludere con la loro Robiola bresciana, quella che altri produttori chiamano “brescianella”: la loro è una vera stretta di mano di fresca cremosità.
Non hanno neppure un sito internet, sono ben poco conosciuti dagli acquirenti comuni. Che peccato.
Etichette: promo-franciacorta, salva, silter, taleggio


Di Gigio il Mar 28, 2007
Cosà il vero Taleggio esiste ancora…ma quello vero che si faceva una volta nella Val Taleggio poteva arrivare a stagionare anche 8 mesi, e quando si voleva un formaggio fresco si usava la crescenza…oggi un taleggio di 2 mesi é una raritá (vedi quelli che affina Arrigoni di Pegherae di cui si parla in Spirito di Vino di qualche mese fa)…e dello strachitunt cosa mi dici…detto questo continuo, e dando grande merito a Alberto Marcomini per quello che ha fatto per diffondere la cultura dei formaggi (sono anni che cerco disperatamente un formaggio che lui consiglia in ogni intervista: il grana nero dell’Appennino bolognese, cappato con cera d’api, carbone e olio vegetale…ma non lo trovo) a considerare Beppino Occelli il numero uno, e non solo in Italia, quando si parla di burri e formaggi..qui, destra e sinistra possiamo ritrovare il dialogo precedentemente smarrito e ambo auspicare che finalmente qualcuno si spinga a dire una veritá sacrosanta che nessuno ha il coraggio di dire: l’Italia piú che per prosciutti, vino, olio ecc. é imbattibile a livello mondiale proprio per qualitá e varietá di formaggi…ho la vecchia guida Slow dei formaggi, non la nuova…ci sono molte novitá? E perché qualche vecchio viene escluso…un saluto, ovviamente da sinistra e…che ne dici: facciamo un critical Cheese ?
Di filippocintolesi il Mar 29, 2007
Farina, Farina… io comunque devo ancora capire che cosa hai contro CW, e perche’ (non mi basta quello che hai scritto). Soprattutto dopo aver letto questo articolo sul taleggio e altri caci lombardi. Ma non voglio riprendere ora quella discussione. Godiamoci queste godurie (chi realmente, chi virtualmente) e meditiamo in silenzio su tutto quel che s’e’ detto.
Di Edoardo Bresciano il Mar 29, 2007
Alla nostra salute! e a quella di tutti gli altri….fratelli
amen.
Di Francesco Pasqualini il Mar 29, 2007
Va bene il richiamo alla volemosebbene.
Ma Farina io qui non ho capito di cosa stai parlando.
Mi rimane difficile credere che ci sia un produttore di formaggi che fa uno straordinario taleggio e allo stesso tempo uno straordinario Silter (sono pronto a ricredermi, ma spiega !).
Formaggi diversissimi tra loro. Il Silter buono poi proviene da un paio di alpeggi, una produzione minima.
Inutile tirare in ballo nomi autorevoli che di questo produttore non hanno detto nulla, che senso ha ?
Facci capire bene chi sono, cosa fanno, dove lo fanno e
come fanno a fare un ottimo Silter e un ottimo Taleggio.
Di Tommaso Farina il Mar 30, 2007
Ho parlato con l’ottimo Franceschini al telefono poco fa. A chi interessasse, si trova alla fiera di Melzo fino a lunedì 2.
Comunque, la sua è una cooperativa di 15 piccoli allevatori di brune alpine, che hanno le loro bestie su una serie d’alpeggi della Valcamonica e del bresciano. Da questi alpeggi viene il latte che viene trasformato in quei formaggi, e stagionato in proprio (e bene, benissimo). Il numero di telefono dell’azienda è 030654263.
Di Francesco Pasqualini il Mar 30, 2007
Grazie delle delucidazioni.
Ancora però non ho capito chi fa il formaggio se Franceschini o i 15 associati.
…abbi pazienza
Di Franceschini Luciano il May 19, 2007
Ciao a tutti,
il sito web esiste e su questa pagina : http://www.promofranciacorta.it/news/fierenews.php
potete vedere le fiere a cui parteciperò.