Radrizzani, la drogheria dei milanesi
February 10th, 2007 | by Tommaso Farina |Drogherie a Milano? Stanno scomparendo: al loro posto, i negozi organizzati della Gdo, che non sono esattamente la stessa cosa. Il negozio di quartiere se la passa male un po’ in tutta Italia, ma nella capitale lombarda la situazione è particolarmente esiziale.
Fortuna che ci sono ancora personaggi alla Gianfausto Radrizzani, che resistono contro tutti e contro tutto. E sì che la sua non è proprio una “resistenza”: il suo negozio di 200 metri quadrati in viale Piave è frequentatissimo, e con grande ragione.
C’è veramente di tutto, in questo antro con le insegne color verde pastello. Anzitutto, la simpatia di Gianfausto e del figlio Emilio, che governano da par loro uno staff di 14 dipendenti, e fanno sentire ogni cliente come in casa propria. Poi, la varietà delle cibarie: tonno di Carloforte, pasta Caponi, Cocco, Spinosi e soprattutto Maroni & Marilungo di Campofilone (Ascoli Piceno), che da almeno un paio d’anni è assurta alla vetta delle mie preferenze per porosa corposità e imponenza. E poi cioccolati Steiner, Slitti, Gobino, Domori; un delirio di creme spalmabili, che cambiano a rotazione: attualmente hanno, tra le altre, la Majani di Bologna, un nome che agli amanti dei cremini e delle praline suscita grandi emozioni e ricordi (rimembrate i Fiat?). E poi, i formaggi, selezionati da Cibus Memoriae: segnatevi l’erborinato al Passito di Pantelleria, oppure la Robiola appassita della Valsassina.
Ma la cosa bella, qui, sono le degustazioni del sabato. In fondo al negozio c’è un fornito angolo enoteca, che espone solo una minima parte delle bottiglie in dotazione (oltre mille etichette), oltre a centoventi whisky e molti altri distillati. Bottiglie di tutti i tipi e per tutte le tasche, spesso cercate con passione: accanto al Sagrantino di Montefalco del ben noto Caprai figura quello, certamente non inferiore (anzi, forse più affascinante anche se meno “mediatico”), di un vignaiolo come Paolo Bea, un produttore fin troppo trascurato (a torto). Dicevo: il sabato, in quest’enoteca, va in scena la degustazione. Un tavolo ospita una piccola selezione di bottiglie che cambia sempre, mentre un altro accoglie chicche gastronomiche. Oggi, tanto per dire, è stato il turno dei vini regali di Corte Sant’Alda di Mezzane di Sotto (Verona): mi sono fermato, e ho gustato, tra le alternative, l’Amarone 2001 (ovviamente il “base”), espansivo, profumato di ciliege nere e frutta sotto spirito, calmo e placido al gusto, di quella calorosa cordialità che di questa tipologia straordinaria è caratteristica tra le più succose. Una bottiglia viene 43 euro (per il più quotato Mithas ce ne vogliono 88). E tra le chicche gastronomiche? C’era il Gorgonzola di Castelli, poco conosciuto ma meritevole. Quella da Radrizzani è una visita che è sempre bello fare.
Drogheria Radrizzani
Viale Piave, 20 (Milano)
Tel. 0276023119
Etichette: amarone, cioccolato, corte-sant-alda, drogheria, gorgonzola, majani, radrizzani



Di lorenzo cairoli il Feb 10, 2007
Scusa Tommaso, ma perché continui a parlare di tonno di Carloforte ?
Ciao.
Di Tommaso Farina il Feb 10, 2007
Ne ho parlato così spesso? E’ grave?
Scherzi a parte, lì da Radrizzani vendono quello e, se non ricordo male, il Callipo.
Di lorenzo il Feb 10, 2007
Non esiste tonno o bottarga carlofortina. Tutti i tonni pescati vengono sbarcati nella tonnara di Tacca Rossa, ma non lavorati. Ho seguito per un’estate tutta la liturgia della mattanza e quello che avviene nella tonnara carlofortina è solo una cernita dei tonni.
I giapponesi, tanti, che ormai costituiscono presenza fissa all’interno della tonnara, scelgono i tonni migliori per i loro mercati, e a noi vanno gli scarti, o comunque i tonni meno pregiati, che saranno portati a Sant’Antioco dove lì, effettivamente li lavoreranno.
Stesso discorso per la bottarga.
L’unico che a Carloforte fa una bottarga degna di questo nome è il pescivendolo Magai. Le altre sono bufale.
Ricordi?
Golosa domenica