Un Breviario dei vini senza sbaraglio
April 11th, 2007 | by Tommaso Farina |Come segnalato dal buon Ziliani proprio oggi, la seconda edizione del Breviario dei Vini, guida enoica di Carlo Cambi Editore, sarà “interattiva”. In parole povere, consentirà ai lettori internettari di fare segnalazioni e di lasciare valutazioni, che torneranno buone per la prossima edizione.
Lo spirito del famoso web 2.0 continua dunque ad estendersi al vino, dopo l’ottimo esempio del Vinix di Filippo Ronco. Stavolta, è una guida fatta di bevitori. Francamente, ho sempre avuto scarsissima fiducia in progetti del genere, in cui tutto può dire il contrario di tutto. Mi viene in mente, tanto per dire, il famoso ilmangione.it, ove le “recensioni fatte da chi va davvero al ristorante” (loro ovviamente, contrapposti ai “critici di professione”) alternano entusiastiche sbrodolate di solari ingenui (contentissimi per grigliate e pizze consumate nei locali più disparati) a spaccatori professionisti del capello in quattro (iscrivetevi al portale, potrete leggere del Miramonti l’Altro messo in croce perché i suoi bicchieri odorerebbero di “freschino”, oppure della stupenda cucina della Mongolfiera dei Sodi di Erbusco, definita “stanca, datata, non in grado di suscitare alcuna emozione palatale”: va bene che i gusti sono gusti, ma un po’ di moderazione mi sembra auspicabile). Oppure, Due Spaghi, votato alla libertà (o deregulation) più assoluta, ove un eroico segnalatore ha voluto contrassegnare l’Osteria del Pomiroeu di Seregno (Milano) con il tag “menù poco variegato” (ma quando? Ma quale?): vedere per credere.
Questo Breviario vinicolo mi sembra al riparo delle cadute più rovinose. Anzitutto, qui si danno solo voti, senza scrivere recensioni. In secondo luogo, la presenza di un curatore disciplinerà senz’altro i voti dati dai lettori del sito web. Poi, il vino, a differenza dei ristoranti, è ancora considerato (spesso a torto) qualcosa di lontano, da iniziati, da trattare con rispetto: ciò probabilmente impedirà a molti bevitori di inserire segnalazioni di qualche vinattiere da strapazzo. Poi, la mancanza della possibilità di dare voti negativi (magari diversi da quelli dati da altri recensori), giustamente stigmatizzata da Ziliani, potrebbe evitare l’insorgenza di episodi grotteschi. Provate a immaginare la scena: un manipolo di occhiuti pasdaran del “Vino Vero” che si mette d’accordo, una sera, per “un tiro al piccione” fatto di voti bassi contro Elio Altare, Frescobaldi, Banfi, Nino Negri, Caprai e soprattutto Feudi San Gregorio, ossia tutti gli incolpevoli produttori che fanno parte della loro personalissima quanto ridicola e inspiegabile galleria degli orrori. Oppure, sul fronte opposto, qualche esaltatore acritico del gusto internazionale, quello che “Il Cabernet se non lo barrichi non è buono”, tutto intento a suggerire improbabili bottiglie in stile cileno.
Quindi, un buon progetto: libertà “vigilata”, come in tutte le guide dabbene, ma possibilità di dare un voto o fare una segnalazione. A questo punto voglio pure leggermi l’edizione cartacea, sia del 2007 che quella, futura, del 2008, che integrerà i suggerimenti.
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