Il manzo lombardo attira i giapponesi, a cura di Lorenzo Mottola
July 14th, 2007 | by Tommaso Farina |Passo la palla a Lorenzo Mottola, ottimo collega e vicino di scrivania, che su Libero dello scorso 10 luglio ha reso conto della visita di agricoltori giapponesi in Lombardia, alla scoperta del nostro mondo agricolo.
Hanno fatto 10mila chilometri per vedere dei manzi italiani. Per “spiare” gli animali e soprattutto gli allevamenti in cui vivono. Una task-force di allevatori giapponesi (venti in tutto) è sbarcata ieri in Lombardia. Obiettivo: carpire i segreti delle carni e del latte Made in Italy. Per qualche giorno visiteranno le campagne della provincia di Milano e di Cremona. Quindi si sposteranno in Svizzera e torneranno a casa. Fra di loro anche un guru del settore: un allevatore dei manzi di Kobe, i cosiddetti vitelli dei samurai, la cui carne arriva a costare sul nostro mercato fino a 90 euro al chilo. «I capi di bestiame allevati secondo questa tradizione – spiega Fabio Milani, specialista della Coldiretti di Milano e Lodi – vengono nutriti con estratti della birra e massaggiati con il sakè. Una volta li passavano a mano, con dei guanti di crine di cavallo. Oggi si usano dei rulli grattaschiena meccanici. Il risultato del trattamento è che la carne di manzo risulta straordinariamente tenera e di sapore pieno». In alcuni casi, questa carne può arrivare a costare fino a 80-90 euro all’etto.
Prima tappa del viaggio del guru e del resto del gruppo (arrivato dalle zone di Nagano, Hiroshima, Niigata) è stata l’azienda agricola La Fattoria di Alfredo Parmeggiano a Bettola di Pozzo d’Adda. Un allevamento modello della nostra regione il cui motto è “dall’erba medica alla bistecca”. In pratica, qui tutto viene fatto in casa. Qui si produce il foraggio che servirà a nutrire i 400 manzi (razza “limousine”) della stalla. Sempre qui gli animali vengono macellati e successivamente venduti in uno spaccio adiacente al terreno.
Il tecnico della Coldiretti ci spiega che i sistemi di allevamento italiani e giapponesi sono più o meno i medesimi. Al contrario di ciò che accade in molti paesi, gli animali vengono tenuti principalmente in stalla e non al pascolo libero. Ciò che più ha incuriosito i nipponici è il livello tecnologico raggiunto nel nord Italia. «Fotografavano tutto – dice Milani – Non hanno tralasciato alcun particolare, a volte meravigliandosi di fronte a macchinari, come il carro miscelatore». Il carro miscelatore è un semplice apparecchio che mischia il mangime. Nel paese del Sol Levante la cosa si fa ancora a mano.
«L’interesse della delegazione nipponica – ha detto orgoglioso al termine della visita Carlo Franciosi, presidente della Coldiretti di Milano e Lodi – è la dimostrazione che noi italiani non siamo certo gli ultimi arrivati. La qualità del nostro settore agroalimentare è riconosciuta a livello internazionale, dal Sudamerica all’Estremo Oriente».
Lorenzo Mottola
(da Libero di martedì 10 luglio 2007, pag. 47 Milano)
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Di Gigio il Jul 14, 2007
Proprio ieri ho visto uno speciale s¡in Canal Cocina sulla carne di Kobe e sono rimasto perplesso…pensavo che queste vacche nere venissero massaggiate con la birra, invece vengono letteralmente ingozzate, cosí come succede alle oche per il fois gras. Queste povere vacche sono obbligate a digerire un’ingentissima quantitá di birra e non sembrano gradire piú di tanto vedendo le immagini. Effettivamente il massaggio avviene con la modalitá che hai spiegato tu. C’é da dire che la carne di Kobe che arriva in Europa appartiene sí alla razza nera con quel nome impronunciabile, peró raramente ha subito questo trattamento perché altrimenti avrebbe costi ancora maggiori. E quale europeo é disposto a spendere 100 euro per 100 g. di carne…suvvia, siamo alle follie. Cosí come a me sembra assurdo, e ci sono spagnoli che lo fanno, spendere 50 euro per un etto di prosciutto crudo, ovvero di una coscia di maiale. Perché in Italia non si predilige il pascolo? Avendo avuto nonni che erano allevatori penso che i nostri pascoli verdi, delle Dolomiti o dell’Appennino, possano offrire qualcosa in piú, sempre se accompagnati da una frollatura adeguata. In Italia si continua a pensare che la carne di animali al pascolo deve essere piú dura. e non é cosí. D’altronde Cecchini usa carne catalana allevata al pascolo e il buon Fracassi si rifornisce da un allevatore che tiene i suoi giganti bianchi fuori a ruminare da aprile a novembre.