Ereditiero di Camillo Langone: la bellezza della Campania gastronomica

July 11th, 2007 | by Tommaso Farina |

Oggi sul Foglio Camillo Langone ha scritto un gustoso pezzo: nientemeno che il suo testamento librario e spirituale, in cui l’amico scrittore-giornalista lucano-parmigiano decide di lasciare in eredità la sua fornitissima biblioteca a un ristretto novero di persone. Immaginate la sorpresa che ho avuto nel vedermi beneficiato dal lascito. Camillo (che Kelablu ha pure intervistato) ha deciso di omaggiarmi di Il critico maccheronico, scritto dal collega Antonio Fiore del Corriere del Mezzogiorno. Oltre al volume, che non ho mai letto ma che a questo punto assaporerò, mi viene assegnato un piccolo mandato: quello di diffondere «la notizia che non la migliore musica né la migliore letteratura ma il miglior cibo e il miglior vino e la migliore critica gastronomica d’Italia allignano nella Campania per altri versi non troppo felix».
Che dire? Non conosco personalmente Antonio Fiore, ma ho avuto il piacere di leggerlo nella felice e purtroppo breve avventura di Buffet, ove ha firmato da par suo le schede di ristoranti e buoni prodotti della sua regione. Sulla bontà del giornalismo gastronomico campano concordo pienamente: ho già parlato più e più volte di Luciano Pignataro, che ha messo su un vero e proprio hub goloso che sviscera non solo Napoli e dintorni, ma un po’ tutto il sud Italia con l’aiuto di collaboratori di grande bravura. Oppure Fabio Cimmino, che ogni giorno rende conto delle sue degustazioni in Euthymia. Pure la gastronomia campana, che qualche ignorante vorrebbe banalizzare a pizza, pasta e pummarola (che banali non sono per null’affatto, ma lo sono diventati nell’immagine distorta, commerciale, americanizzante di cui hanno dovuto farsi carico) ha le qualità per imporsi tra le migliori, e lo stesso discorso mi sento di farlo per l’enologia, anche senza nominare le numerosissime aziende meritevoli di segnalazioni.
Che dire, Camillo? Mi assegni un compito importante. Mi limiterò a fare il mio lavoro di sempre, raccontando ai miei lettori quello che provo e che assaggio, senza trascurare il Golfo di Napoli. Le armi saranno le solite: la mia competenza, la mia indipendenza e la mia mancanza di pregiudizi gastronomici. I lettori che ho, del resto, sembrano apprezzarle.

ERRATA CORRIGE: Luciano Pignataro mi ha fatto notare l’errore più idiota che potessi fare: quello nel titolo. Ora l’ho corretto…

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7 Commenti a “Ereditiero di Camillo Langone: la bellezza della Campania gastronomica”

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  1. Di i tuoi lettori il Jul 11, 2007

    Si si!
    assaggia assaggia…
    Ma lasciaci qualche cosa, almeno le bricioline.

  2. Di Tommaso Farina il Jul 11, 2007

    Haha, come no Edo.

  3. Di Gigio il Jul 12, 2007

    Ai ghiottoni che rifiutano l’immigrazione consiglio la lettura di questo bell’articolo. Un saluto (é una parentesi, e non di tipo crociano)

    Vedi

  4. Di Gigio il Jul 12, 2007

    Leggi

  5. Di Stefano Buso il Jul 12, 2007

    Tommaso, tu lavori bene e con passione ed è giusto che tu riceva crediti e consensi da autorevoli colleghi e, cosa importante dai lettori. Stefano Buso

  6. Di gino il Jul 13, 2007

    Ottima idea, gli stuzzichini , ma inserirci il commento sui brogli (dal sito di FI e da quello di Guzzanti) mi sembra un po’ forzato.Dai Tommaso, lascia stare la politica , almeno qui.
    Gino

  7. Di Tommaso Farina il Jul 13, 2007

    “Almeno”? Non ne parlo mai da nessuna parte… Comunque Guzzanti l’ho inserito come feed, i suoi pezzi appaiono in automatico.

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