Vini misconosciuti: il Gragnano

March 21st, 2007 | by Tommaso Farina |

L’avevo già detto: quando trovo qualcosa di buono in denominazioni poco note al pubblico grande o grandissimo, sono sempre contento. Qualcuno in questo caso potrebbe contestarmi, dire che il Penisola Sorrentina Gragnano non è affatto un vino ignoto: tanti e tanti personaggi lo hanno amato e apprezzato negli anni. Ma vedi il caso: si trattava quasi sempre di uomini più o meno legati a Napoli, la terra che da sempre è il più tradizionale “bacino d’utenza” di questo vino simpatico, franco, beverino. Contrariamente alla scheda di Wikipedia che ho linkato, non lo vedrei benissimo con la mozzarella di bufala (cui semmai si abbina un altro mio pallino sconosciuto ai più, l’Asprinio di Aversa), ma col capitone di Natale e con la pasta al ragù.
Mario CaputoVi propongo ora un mio pezzo dell’agosto 2005, documentante un mio sostanzioso, graditissimo assaggio: quello del Gragnano delle Cantine Caputo, mandate avanti a Teverola e poi a Carinaro (Caserta) da Corrado, Nicola e Mario Caputo (nella foto). Il vino l’assaggiai meno di un mese prima, in compagnia dell’amico Matteo Riboldi (grande musicista all’organo e al clavicembalo), a Candelo (Biella), da Angelo Antonio Angiulli, che poi avrebbe chiuso (ahinoi) i battenti. Ricordo ancora la carezza sottile di quel Gragnano avvolgere come un guanto lo spettacolare, rude, popolare, ghiottissimo “marro” di capra cucinato da Tonino. Che grande abbinamento.
Ecco il pezzo. Ovviamente, come tutti i miei pezzi per Libero, è rivolto ai lettori di un quotidiano generalista, non di una rivista di settore. Tenetene sempre conto.

C’è un vino così famoso ma così negletto come il Gragnano ? Benché, oggi come oggi, si tratti d’una sottozona della DOC Penisola Sorrentina, il Gragnano per i Napoletani è Gragnano e basta, e si accompagna meravigliosamente alla pasta (ovviamente gragnanese) col ragù alla partenopea, quello ottenuto dal grosso pezzo di carne. È un simpatico vinello, che s’ottiene dalla vinificazione vivace di uve come il piedirosso, lo sciascinoso e l’aglianico: eppure non è cosa da poco. Tra i suoi estimatori illustri c’era Totò, il principe della risata, che ne gradiva il simpatico pizzicore; oppure, Mario Soldati, pure estimatore del vino Lettere, prodotto poco lontano; o ancora, Eduardo De Filippo. Ma dove lo trovate il Gragnano, al nord Italia? Lì preferiscono vini frizzanti piacentini o pavesi, non sempre buoni. Se avete coraggio, cercate il Gragnano della Cantina Caputo di Teverola (Caserta, via Garibaldi 64, tel. 0815033955), che oltre ai vini della sua zona fa anche il Lettere e, appunto, il Gragnano. L’Azienda vanta oltre cento anni d’attività, ed è oggi condotta da Mario e Nicola Caputo. Tra i vini di punta c’è il bell’Aglianico Zicorrà, ma noi vi segnaliamo il delizioso Gragnano, assaggiato da Angiulli a Candelo (Biella). Rosso rubino, ha un profumo dolce e piacevole di fragola e lampone maturo, freschissimo. In bocca è simpatico, asciutto ma non amaro, semplice, espansivo come un napoletano verace, e si adatta alla carne di maiale e a tutto quello che mangereste col Lambrusco.

(da Libero di sabato 20 agosto 2005, pag. 18)

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2 Commenti a “Vini misconosciuti: il Gragnano”

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  1. Di tommaso esposito il Mar 21, 2007

    che dirti. è il mio vino preferito per festeggiare i momenti di amicizia, gioia e allegria come quelli che hai provato tu nel 2005.
    A presto per riviverli a Napoli quanto prima.

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  2. Feb 28, 2008: TommasoFarina.com - Un diario di gusto e piacere » Blog Archive » Pizza e birra, nessun abbinamento peggiore

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