Manzoni, la merda e la creatività: così parlo Perotti

January 10th, 2007 | by Tommaso Farina |

Quello che segue è uno sfogo, pubblicato da Walter Perotti sulla mailing list dell’Associazione Osterie Italiane di cui è presidente. Certo, alcuni toni e alcune considerazioni sono lievemente esagerate. Cionondimeno, vorrei sapere qual è la vostra opionione in merito.

Piero Manzoni, artista nato a Soncino, espose, credo nel 1961, delle scatolette di merda d’artista con tanto di peso e confezionamento, non c’era ancora l’obbligo della data di scadenza!
Molti anni prima l’artista francese Marcel Duchamp si limitava a firmare un orinatoio e a chiamarlo “fontana”!
Al museo della grande mela c’è esposta la mitica poltrona-sacco di fantozziana memoria, pochi la comprarono e ancor meno la usano!
Che cosa hanno inventato questi artisti?
Sicuramente le poltrone esistevano anche prima, come gli orinatoi, senza parlare della cacca che è veramente nata con l’uomo…
Dobbiamo a questi artisti il modo di vedere diversamente le cose di tutti i giorni e il fatto di guardare il mondo rompendo schemi fissati da regole statiche.
I nostri grandi chef pluristellati e osannati sono come questi artisti, per questo dobbiamo loro rispetto e gratitudine.
Noi Italiani siamo sempre bambini quando andiamo fuori casa a mangiare, è sempre un po’ epifania e carnevale.
Restiamo sempre stupiti davanti alla novità, piatti speciali decorati come quadri, burro cesellato degno del Cellini, nodi di besciamella che, come per il ripieno delle caramelle, ci lasciano con l’eterna domanda: ma come avranno fatto???
Seguendo la moda dei primi anni settanta, ho frequentato, più assiduamente di adesso, locali speciali e osannati dove presentano piatti-capolavoro talmente elaborati che mi sorge sempre il dubbio che siano commestibili e poi un senso di colpa per aver divorato cotanto capolavoro.
Ho sempre un tarlo che mi rode, ammetto la mia ignoranza nel non riuscire a capire le sottili differenze gustate, o forse come tanti, non condivido il conto stratosferico ma lo giustifico al 99% dal fatto di poterne raccontare l’esperienza!
Cercherò di spiegarmi meglio; sono un enologo, nato in un’osteria e cresciuto nella cantina paterna, mi è sempre piaciuto bere e bere bene, sono però convinto che pochissime persone al mondo (qualche decina) siano in grado di capire le sfumature dei più blasonati vini della stessa annata e territorio, tutti si piccano da sapientoni e grandi conoscitori, come un mio ex-amico enologo, che beve un prosecco schifoso con soddisfazione, solo perché riesce a venderlo!
Mi sento come un pusher quando trovo e compro un burro d’affioramento eccezionale e vietato, mentre corre l’obbligo, da parte delle Istituzioni, di premiare chi ancora ci permette di gustare tanta prelibatezza.
Per favore torniamo alle cose semplici e naturali, torniamo con i piedi per terra, salviamo il possibile di cui è rimasto ben poco, semplifichiamo e non complichiamo, diciamo pane al pane e vino al vino.
Ben vengano la creatività, ma non l’originalità, la sperimentazione ma non la scenografia, la ricerca ma non l’imbonimento!
Personalmente gli scampi con il cioccolato del noto chef, li lascio agli “intenditori”, io li mangio alla griglia e basta, a casa mi siedo su una vecchia e comoda poltrona e alle pareti ho rilassanti quadri ottocenteschi, l’unico cruccio è quello di non trovare più la vera osteria o meglio, la sua calda e rassicurante atmosfera amica, ma questa è un’altra storia!

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2 Commenti a “Manzoni, la merda e la creatività: così parlo Perotti”

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  1. Di Fabrizio il Jan 11, 2007

    Distinguere fra un cuoco di talento e un mestierante che investe in effetti speciali, invece che in materie prime e studio, dovrebbe essere la gioiosa attività dell’appassionato come di chi “opera nel settore”.
    (Poi c’è chi mangia solo per nutrirsi e arrivare a domani, e magari mi chiede che me ne faccio di Mondrian, che col Paintbrush di windows 3.11 li sa fare anche lui quei quadri…)
    Per 150 euro voglio un certo tipo di stimoli, una bella carbonara mi dà vero entusiasmo, ma non è quello che voglio, in quel locale. Il problema è chi la chiama, che so, Pasta in frittura di maiale speziato e mousse delicata d’uovo e pepe, mi mette un torrione di pasta seguito da sei cubetti di pancetta in ardita composizione. Di sviste ne soffriamo tutti, ma distinguere i talenti emozionanti da questi brutti mestieranti si può ancora fare.

    Le osterie, ALLO STESSO MODO, meritano distinguo. Io pago 20, 30, 40 euro per una cena in ristorante. Accetto di non provare caviale e lardo di colonnata, accetto persino di non andarmene sazio, ma vorrei che i miei spaghetti non nuotassero nella panna, che la bistecca non sia un fossile, che l’antipasto di pesce non esca da una latta di pesci sottolio olandese. Quale che sia il budget, ho bisogno, per la mia voglia di buon cibo, di gente che conosca il proprio posto e lì lavori come si deve.

  2. Di uomobaggy il Dec 21, 2007

    Complimenti al Blog…interessante, chiaro, dai grandi contenuti…. complimenti ancora

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