Critical Wine: perché non sono superficiale

March 27th, 2007 | by Tommaso Farina |

Avrei voluto rispondere con un commento ai tanti interventi che sono nati dal mio post di ieri, ma è più comodo e visibile, in ultima analisi, farlo da qui.
Cercherò di dare un minimo di risposta alle questioni fondamentali che sono venute fuori.

1) Giovy ha pienamente centrato il punto, usando un quarto delle parole che ho usato io. Rileggetevi il suo commento un centinaio di volte, così potete comprendere meglio la mia visione della cosa.

2) Gigio: la discussione (interessante) sul predicare bene e razzolare male non l’ho iniziata io (che poi la condivida o no, è un altro discorso). Così come non ho mai messo le mani su Veronelli, che ho conosciuto (seppur superficialmente) e che mi ha insegnato molto. D’altronde credo che la sua adesione a questa rassegna non tolga né aggiunga molto a tutto quello che ha fatto nell’oltre mezzo secolo della sua militanza critica.

3) stefano: mi dispiace, ma temo di risultare superficiale anche con questa mia risposta. Nel mio post, ho parlato di cose specifiche: nella fattispecie, di un “manifesto” lungo, arzigogolato, semanticamente e sintatticamente improbabile, con alcuni passi che sembrano nati dopo che chi l’ha scritto ha rovesciato un sacchetto contenente termini aulici, o che semplicemente non vogliono dire nulla (a meno di non stipendiare un esegeta o un ermeneuta a mezzo servizio, cosa che non tutti possono fare). Ho altresì parlato di un invito che non può essere tenuto sotto silenzio: quello a dare fuoco ai campi e a iniziare altre azioni di “disturbo”. Ho parlato solo di questo, e di nient’altro, chiedendomi a cosa serva una rassegna che parta da simili presupposti. Senza contare che lo “spazio recuperato” in realtà è semplicemente occupato abusivamente.

4) filippo cintolesi: la critica, come giustamente fai notare, è il sale dell’uomo e del mondo. Se la realtà non fosse problematica (=non ci spingesse ad interrogativi e prese di posizione) non sarebbe reale. Ciononostante, la chiusa del tuo commento mi sembra un po’ criptica, e mi piacerebbe, se ne avessi voglia, che tornassi qui a spiegarla.

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23 Commenti a “Critical Wine: perché non sono superficiale”

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  1. Di filippocintolesi il Mar 27, 2007

    Tommaso Farina, la chiusa del mio commento si riferisce al carattere molto becero (a mio avviso, ovviamente) di alcune considerazioni contenute fra i commenti al post precedente.
    A proposito del post stesso, come ho detto in un mio commento al post di Tombolini che lo ha lodato, se posso permettermi di riportare il giudizio gia’ espresso in quella sede direi che l’ho trovato molto banale. Di gran lunga questo secondo post di approfondimento delle osservazioni che ci sono state mi pare piu’ meritevole di lettura.
    Se posso fare una domanda: e’, la considerazione legalista a proposito dell’incitamento a delinquere, l’unica o la principale critica mossa a Critical Wine? Lo chiedo perche’ personalmente trovo quell’incitamento a delinquere piuttosto cretino, e lo dico molto apertamente. Cretino doppiamente perche’ un contenuto a tratti a mio parere anche geniale come quello che si puo’ trovare nel loro Manifesto, merita di essere comunicato in modo meno stupido di quell’invito. Proprio perche’ trovo giuste alcune critiche da cui partono, ritengo doveroso dirle appropriatamente. In questo senso mi schiero anch’io contro quel passaggio particolarmente infelice (se applicato come immagino vorrebbe essere applicato) nella realta’ delle nostre societa’ cosiddette “occidentali”, tengo a precisare. Non necessariamente altrettanto stupido se si riferisce a realta’ di altri paesi, in realta’ ben lontane dalla nostra.
    Ma vorrei sapere se ci sono altri argomenti di critica oltre a quello, che e’ ovvio.

  2. Di Tommaso Farina il Mar 27, 2007

    Io non penso (o almeno, lo spero) che qualcuno, leggendo quelle righe, parta letteralmente lancia in resta con la benzina e lo stoppino in mano. Però queste sono cose che succedono, e non solo ai danni degli ogm: penso ai campi coltivati con la rara cipolla di Breme, che un paio d’anni fa furono distrutti da qualche vigliacco in Lomellina. Campi di una cipolla antica, autoctona, bruciati da chissà chi, da qualcuno che si sentiva minacciato (dalla cipolla di Breme?). Io non parlerei di “discorso legalistico”: invitare a fare tutto questo mi sembra aberrante a prescindere di qualsiasi legge.
    Nel mio post, mi sono espresso in questi termini. Non mi metto certo a parlar male di Marco Sara, un ragazzo che in Friuli fa un vino buonissimo e che di questa rassegna è ospite fisso, né della qualità delle altre aziende. Vero è, semmai, che per qualcuno di loro Critical Wine sembra essere una vetrina come un’altra. L’aveva fatto notare Tombolini (che, tra parentesi, ringrazio molto per il “formidabile”, valutazione invero “generosa” per il mio sfogo di ieri…) nel post più vecchio.

  3. Di Edoardo Bresciano il Mar 27, 2007

    Scusatemi se sono un becero contadino…Un cretino che lavora 24 al giorno per mantenere i fumatori di canne e tutti i parassiti che girano intorno al mio mondo. Altro che illuminismo, stiamo vivendo l’illusionismo. Quella carta straccia mi indigna come cittadino Italiano, come pagatore di tasse, come succube di una realtà che mi viene imposta da un sistema vergognoso: che premia i balordi a scapito di chi lavora onestamente.

  4. Di filippocintolesi il Mar 27, 2007

    Tommaso Farina, non mi stupirei di scoprire eventualmente che chi ha bruciato le cipolle di Breme forse si sarebbe bruciato volentieri anche il manifesto del Critical Wine, e magari non solo il manifesto. Detto quel che si deve dire (ci mancherebbe) su quella che infatti non a caso io non ho avuto esitazione alcuna a definire “doppia cretineria”, pero’, non resta altro? Questo mi domando e vi domando. Gli interrogativi sollevati nel manifesto di quegli sderenati, hanno gia’ tutti risposta per voi? Sono falsi problemi? Domando.
    Edoardo Bresciano, becero ma direi non senza capacita’ introspettive, o dovrei chiamarla coda di paglia? Visto che si autodefinisce “contadino”, oggi che da decenni i contadini non ci sono piu’, poiche’ noto che non si e’ definito bracciante (tanto per rimanere a quell’epoca), immagino che lei sia un coltivatore diretto o un piccolo imprenditore agricolo a titolo professionale. Proviamo a riflettere sulla realta’ che gira attorno al suo mondo, per dirla con le sue parole: siamo sicuri che i parassiti che del suo lavoro si nutrono siano proprio quelli di Critical Wine? E poi a lei che cosa importa se anziche’ stonarsi del suo vino (o in aggiunta) si stonano di canne?

    Infine, mi lasci dire: di tutte le cose di cui ci si puo’ lamentare su come va il comparto agricolo, che lei abbia scelto proprio l’argomento delle tasse… Diciamolo al nostro spettabile pubblico (che forse certe cose non le sa) che le tasse sul reddito, in quanto tali e per come sono conosciute dal resto della popolazione, per chi vive di impresa agricola NON ESISTONO. A meno, s’intende, che veramente si abbia come reddito annuale quello tabellato al catasto.

  5. Di Tommaso Farina il Mar 27, 2007

    Il problema è che in certi punti, davvero, si stenta a capirli, gli interrogativi.

    Comunque, sento aria di guerra in arrivo…
    Mi siedo qui ad aspettare la replica di Edoardo Bresciano.

  6. Di Edoardo Bresciano il Mar 27, 2007

    Coda di paglia no.
    E che pasturavo …e finalmente qualcuno a abboccato. Bene cominciamo.
    Non sono falsi problemi, perchè quei fumatori di canne tira o molla seminano veleno con i loro anatemi che, per puro gusto masochistico, fanno presa sulla massa facilmente pilotabile.
    Mi definisco contadino perchè lo sono: abito il contado e professo la coltivazione della terra con allevamento naturale. Amo quella definizione perchè è mia ed è l’unica che posso vantare.
    Tolto l’artigiano radioso di Massobrio e il grado di sergente dell’esercito non ho altri titoli.
    Pensi ne diplomi ne dottorati.
    Sono un contadino le dispiace?
    Ho amici dei centri sociali. Di tutto posso dire ma Le assicuro non rubano. Succhiano sangue, ed è una altra cosa. Di ladri certo che ce ne sono, ma non mi frega: sono dappertutto.
    Ma queste sottigliezze Junghiane non pretendo che Le capisca.
    Si che mi importa di cosa si stonano visto che qualche stonato vuole liberalizzare le droghe leggere o forse tutte le droghe.
    Lei è nato vecchio come i suoi contenuti, o per qualche inspiegabile ragione è stato giovane?
    Supponiamo per immaginazione di si.
    Allora può capirmi se mi preoccupa una società senza limiti? Senza freni?
    Sulle tasse casca male.
    Ma lo sa che investimenti si fanno in agricoltura?
    Centinaia e centinaia di soldoni. E vero che il reddito del CD è calcolato sull’ reddito agrario dei terreni, ma è altrettanto vero che il CD non porta in detrazione nulla
    Anche quando gli va alla malora un anno di lavoro. Un mutuo è detraibile per il 19% degli interessi. Ma c’è una sbarramento in relazione alla superfice dell’azienda che rende ridicola la detrazione stessa.
    Facile farsi cannoni e fare anatemi. Venite in trincea a sporcarvi le natiche cari miei saputelli.
    Infine Le dico io cosa la turba: Che ci siano contadini che sanno parlare…neh?

  7. Di filippocintolesi il Mar 27, 2007

    Bresciano, altro che se non e’ coda di paglia: mi dovrebbe turbare (le sembro turbato?) che ci sono contadini che sanno parlare? A tanto arriva la sua fantasia? Per sua informazione i contadini sono, o meglio erano, fra quelli che meglio sanno parlare l’italiano. Almeno i contadini che ho avuto modo di conoscere io. Un italiano puro, non sputtanato dalla televisione. Sicuramente non il suo. Quindi nessun turbamento, non si preoccupi. Anche se continuo a ritenere che lei sia magari coltivatore diretto, ma non contadino, per il semplice motivo che di contadini oggi come oggi non ce n’e’ piu’, perche’ non ci sono piu’ ne’ la societa’ ne’ i rapporti sociali e giuridici che il contado presupponeva. Se le tenga pure le sue sottigliezze junghiane. Io mi tengo queste.

    E’ lei che ha alluso alla sua condizione di povero contribuente che paga le tasse. Mi e’ sembrato il minimo correggerla. Investimenti? Certo. Che le ritorneranno, ci si aspetta. Se compra qualcosa, quel qualcosa resta suo, non si preoccupi che i comunistacci dei centri sociali (fra i quali invece io non ho amici e non me ne frega nulla) sono ben lontani da poterle dare preoccupazioni (altro che lamentarsi che si spaccano di canne, dovrebbe fare un monumento a quelle canne, creda a me). Quindi non capisco cosa vorrebbe detrarre, ma soprattutto DA che cosa vorrebbe detrarre. Dalle tasse pagate sul reddito catastale? Ma non scherziamo per cortesia. Diciamo al nostro amato pubblico a quanto ammontano questi redditi catastali che per legge costituiscono (per definizione) il reddito agricolo, indipendentemente dal fatturato che uno realizzi (purche’ con attivita’ agricola). Inoltre l’IVA continuera’ a detrarla come tutti, immagino. Senza poi contare le altre ulteriori agevolazioni specifiche di cui godono i coltivatori diretti (crediti agevolati, per esempio).

    Bresciano, mi permetto un consiglio: non si stia a preoccupare dell’eta’ mia. Si preoccupi di essere meno livoroso e meno presuntuoso, e lasci che ognuno si scelga la droga con cui farsi.

  8. Di Edoardo Bresciano il Mar 27, 2007

    Signor Cintolesi
    Chi è lei per privarmi del mio titolo?
    Ho solo risposto senza piegarmi alle sue flatulenze.
    Non sono comunistacci i ragazzi dei centri sociali sono solo ragazzi illusi che sognano una utopia
    Da me i contadini lavorano non parlano tanto, e se parlano usano il dialetto, aborrono l’Italiano. Io sono una eccezzione.
    Capisco dalle Sue parole che ha i denti da latte, non e un insulto, ma è la spiegazione a quanto sostiene. Caro mio giovanotto, non sempre gli investimenti tornano. Può succedere che un giorno si è costretti a distruggere quello creato per non vederlo rovinato da un sistema senza scrupoli.
    Allora ti ritrovo solo, con tutto che gira…come un disco.
    E li che nasce l’uomo: dalla sconfitta dalla polvere.
    E le sconfitte non le porti in detrazione, devi considerarle opportunità, devi pagarle fino in fondo per poi risorgere più forte di prima
    Questo lo ricordi.

  9. Di filippocintolesi il Mar 27, 2007

    Se lei puo’ permettersi di definire flatulenze quel che dico e di fare illazioni sulla mia eta’ (come se c’entrasse qualcosa), io mi permetto di chiamare per nome quello che molto probabilmente lei e’/fa: un coltivatore diretto. E non credo tanto eccezzzionale.
    Grazie delle lezioni di vita, ma per fortuna ho avuto maestri migliori, fra cui l’esperienza mia stessa, della quale lei sa zero.

  10. Di Francesco Pasqualini il Mar 28, 2007

    Filippo, mi interessa (senza alcuna retorica) a questo punto sapere qual e’ la tua idea sulla figura di coltivatore diretto e di imprenditore agricolo a titolo principale. Mi sembra di capire fortemente negativa, per quali motivazioni?

    grazie

  11. Di stefano il Mar 28, 2007

    Gentile Tommaso,
    continuo a ritenere la cosa superficiale. Oltretutto la discussione sta prendendo una deriva poco edificante e non sono sicuro che le dispiaccia. Per quanto riguarda il manifesto mi associo alle perplessita’ espresse dal signor Filippo. Lo trovo assurdo ed anche poco rappresentativo di quello che Critical Wine rappresenta. Perche’ Critical Wine e’, anche, una grande festa. Cio’ che io chiedo ad un giornalista e’ di raccontare cio’ che vede non di prendere, o difendere, le proprie posizioni leggendo un manifesto o, per dire di altri settori, interpetrando il menu’ di un ristorante. Avrei letto volentieri le sue critiche, i suoi attacchi violenti, l’invito ad odiare una manifestazione come Critical Wine dopo che Lei vi avesse preso parte. Lo avrei letto volentieri pur non continuando a condividere ma a rispettare le sue posizioni. Non mi piace, invero, il modo in cui e’ stata presentata ed e’ perpetuata questa discussione e pertanto mi limito ad esercitare l’opzione, l’unica, che e’ possibile ad un lettore, vorace, come il sottoscritto. Ovvero quello di non leggere, di non leggerla piu’.

  12. Di Edoardo Bresciano il Mar 28, 2007

    Il riferimento è solo per fare capire che si il CD paga poche tasse ma il CD ha una esposizione di solito sovradimensionata di capitale rispetto il reddito effettivo.
    In altre tipologie di attività un investimento per la stessa viene così calcolato:
    1) IVA si calcola sul dare/avere
    2) IMPONIBILE si porta in detrazione per diversi anni.
    Cosa vuole dire?
    Che, si pagano le tasse, in relazione a quello che effettivamente dichiari di reddito. Quidi le passività bene o male le ammortizzi o comunque le porti a bilancio.
    Da fuori sembrano tutti benestanti…con le villazze, ma allora mi spieghi perchè gran parte delle az. agricole sono impegolate con le banche tra mutui e prestiti e nel comparto degli allevamenti la soccida con l’industria trionfa? Se i CD hanno tutti questi soldi perchè sono così a 90°?
    Detto questo penso che ci siamo detti tutto, non mi interessa altro, in questa sede.
    Rendo omaggio alla Sua grande sperienza.
    Ciao Filippo…buon viaggio.

  13. Di corrado il Mar 28, 2007

    Mi trovo costretto ad intervenire in un dibattito che mi sembra davvero allucinante con contadini (???) che parlano di tasse anziché di Terra e persone che non fanno altro che citare luoghi comuni e frasi per sentito dire. Luigi Veronelli si starà ribaltando nella tomba a seguire un simile dibattito… Gino non ha “partecipato” per caso a questo movimento, ne è stato fin dall’inizio animatore fondamentale. Fare revisionismo su questo significa non capire ciò che Gino aveva colto alla fine della sua vita professionale: che l’agricoltura sta morendo. Che serve un movimento radicale, nei contenuti e nelle forme, che cerchi di riportare al centro dell’attenzione l’agricoltura contadina (quella che in Francia è rappresentata dalla Confederatione paysanne, ad esempio): non l’agricoltura di nicchia che vuole Slow food con prodotti “tipici” per cui si fanno presidi al solo scopo di aumentarne il prezzo; non l’agricoltura intensiva dei Coltivatori Diretti e degli Imprenditori Agricoli, tesi solo a seguire in modo becero ciò che ordinano i Sindacati di categoria, cioé in definitiva l’Unione Europea; non l’agricoltura Industriale di Parmalat, Tavernello e compagnia. No, proprio l’agricoltura dei contadini, dei vignaioli, dei pastori. Quella insultata e calpestata da anni di “modernismo”. Quella che stava alla base della nostra alimentazione e, quindi, anche della nostra cultura materiale. Questo è stato ed è Terra e libertà/Critical Wine. Con i suoi difetti e le sue contraddizioni. Con le sue utopie e la sua radicalità. Ma con un percorso filosofico e pratico chiarissimo.
    E’ una operazione becera estrapolare alcuni passi da un libro di 200 pagine che considero fondamentale, e con me molti altri visto che i mercati autogestiti che si svolgono a Roma, a Brescia, a Bologna continuano ad avere un successo crescente. Visto che alle fiere dei particolari continuano ad affluire migliaia di visitatori.
    Le argomentazioni che sono state qui sviluppate sono davvero di basso livello: le canne, le tasse, bruciare gli OGM… Vi sono nel manifesto, e in tutto il libro, spunti di riflessione avvincenti e profondi. Leggetevi le interviste ai vignaioli. Leggetevi i molti contributi di storici, sociologi, agricoltori. Informatevi. Fate un giro, lasciando a casa l’ideologia che vi portate appresso, nelle fiere di CW. Parlate con chi sta sulla terra perché è innamorato della terra e non perché vi sono capitali da investire…
    Sono un vignaiolo che fin dall’inizio ha partecipato al progetto Critical Wine. In questo momento stiamo iniziando a lavorare per costituire una associazione, l’associazione agricoltori critici, che tenterà di serrare le fila fra tutti i produttori, vignaioli e non, passati per CW in questi anni. Sulla base di una carta di intenti che sia il punto di unione di storie differenti, diversi territori, diversi modi di fare agricoltura. Nel segno della Terra. Tenteremo di spostare i mercati contadini nelle piazze delle città. Proveremo a costruire una distribuzione alternativa dei prodotti agricoli. Ci impegneremo affiché non passi la riforma dell’OCM vino in Europa. Perché non passi l’omologazione dei gusti e dei piaceri. Perché non si introducano, in alcun modo, gli OGM sui nostri territori.
    Se tutto questo non vi piace, pace. Ma perché parlare a vanvera, criticare, attaccare qualcosa che a voi, credo, non da nessun fastidio? A meno che non siate per la liberalizzazione degli OGM e per l’indistrializzazione delle campagne…

  14. Di Edoardo Bresciano il Mar 28, 2007

    Tanto per cominciare almeno io ho messo il mio nome e cognome. E questo è tanto!
    Sono daccordo con i Suoi contenuti signor Corrado, ma non credo nei movimenti rivoluzionari. Io stò in Coldiretti e faccio quello che ritengo con buon senso. Non ho padrone, è solo il mio sindacato…Faccio critica costruttiva all’interno del sistema. Ci vuole fagato Le assicuro molto fegato.
    Oppure basta non avere ambizioni di poltrone….
    Investimenti è una parola materiale ma è la realtà: io ho investito la mia vita per la mia libertà. I soldi che vi piaccia o no sono il mezzo, sicuramente non il fine.
    Lei credere di operare la sua “revolution” con il cuore? Hahahaha. Allora siamo solo in due!

  15. Di Tommaso Farina il Mar 28, 2007

    Quattro cosette (anzi, tre):

    1) Da quel che mi risulta, Edoardo e Filippo, avete la stessa età, più o meno. La vostra diatriba è senz’altro sincera, ma vi chiedo di rimanere sempre nell’alveo di un civile confronto, senza scadere su argomentazioni ad personam. Conto su di voi!

    2) Corrado: la cosa del “bruciare gli ogm” non viene dal dibattito (che ha tirato in ballo “canne” e “tasse”), ma dal manifesto stesso, quindi dai propugnatori di tutto quanto. Non è una nostra invenzione. Lunga vita, in ogni caso, agli amanti della terra, agli “agricoltori critici” e alle loro ragioni. La mia perplessità è questa: siete sicuri che il percorso delle “Terre ribelli” e dei centri sociali sia la strada giusta? Io penso di no. Io penso che qualcuno, alla fine, vi possa strumentalizzare, possa usare la vostra adesione in buona fede per giustificare e fare chissà cosa.

    3) Stefano: non capisco il motivo di tanto scalmanarsi. La “deriva poco edificante” la vedi solo tu: a me (e agli altri) sembra piuttosto un acceso dibattito, con qualche eccesso verbale ma, anche, con tanta sincerità. E questo no, non mi dispiace. Ho appena proposto ai commentatori di cercare, se ci riescono, di contenersi un po’, evitando di scendere sul personale. Quanto al resto, credo di saper fare abbastanza bene il mio mestiere; parimenti, non ho fatto alcun “invito a odiare” alcunchè, né “attacchi violenti” (quelli, semmai, vengono dal manifesto da me citato: sono loro che vogliono dar fuoco al grano, non certo io). Detto questo, sei libero di non leggermi, se credi. Certo, mi dispiace molto che hai fatto questa scelta solo perché ho osato dire la mia su quel “Manifesto” così discutibile.

  16. Di filippocintolesi il Mar 28, 2007

    A Francesco Pasqualini e implicitamente anche a Edoardo Bresciano:
    lungi da me voler affibbiare una qualsiasi valenza negativa alla figura dell’imprenditore agricolo professionale o del coltivatore diretto. Per una serie di ragioni: primo perche’ non mi appartiene la demonizzazione di figure sociali. secondo perche’ in agricoltura c’e’ poco da fare: o si e’ operaio agricolo (salariato), o si e’ imprenditore agricolo (a titolo professionale ex-principale, o meno, non importa), o si e’ coltivatore diretto. Se si partecipa al processo decisionale si e’ per forza o il secondo (se si lavora personalmente la terra) o il terzo. Fra l’altro: al momento il sottoscritto e’ imprenditore agricolo (non a titolo professionale). Fra molto poco (un paio di mesi al massimo) diventera’ o a titolo professionale, o molto piu’ probabilmente coltivatore diretto (perche’ intendo lavorare personalmente la terra, quindi anche se i contributi INPS da pagare saranno superiori, nonostante le agevolazioni saranno le stesse, mi sa che optero’ per essere CD e non IAatp). Il motivo delle mie osservazioni (puramente correttive, neutre, senza alcuna polemica) rivolte al signor Bresciano e’ che poiche’ aveva esordito (per prendersela meglio contro i “ragazzi” dei centri sociali) con la consueta retorica del “tartassato”, ho pensato bene che fosse il caso di dire un po’ di cose vere. Anche per spiegare ai non addetti ai lavori come funzionano certe cosine (non mi capita di trovarlo detto o scritto di sovente). Per esempio una cosa che il sig. Bresciano avrebbe fatto molto meglio a lamentare (e su cui avrebbe trovato il mio appoggio) e’ l’assurdo dei contributi INPS, semmai, corrispondenti a quasi piu’ di un salario che si dovesse pagare (nel caso di assunzione di manodopera), sia che il salariato poi percepisca alcunche’ sia che non lo percepisca (nel caso in cui per esempio abbia gia’ maturato il massimo pensionistico). Oppure ammontanti a una cifra assurda che si e’ OBBLIGATI a pagare, anche se si fosse disposti a rinunciare alla pensione INPS (rinuncia che io farei volentieri ma che non mi e’ permessa). Ovviamente il discorso non vale per il caso della componente dell’assicurazione INAIL (sostanzialmente pari alla differenza fra contributi che deve versare l’imprenditore agricolo a t.p. e quelli che deve versare il CD, cioe’ non molto).
    Un altro balzello reale del settore e che il signor Bresciano non ha nominato e’ (a mio avviso) dato dall’oscena situazione di rendite di posizione non solo protette, ma addirittura garantite per legge. Si prenda per esempio la novita’ per cui ora non soltanto piu’ la delega F24 dev’essere sottoposta per via telematica, ma anche una banale assunzione di manodopera agricola (oltre al DMAG, ovviamente) con il registro d’impresa (in genere semplificato, per i piccoli). Il bello e’ che la cosa e’ stata presentata come uno “snellimento”, una cosa buona quindi. Peccato pero’ che le istruzioni per la presentazione del file per via telematica sono INESISTENTI sul sito INPS. Se si telefona (per esempio all’ufficio contribuzione agricola) ci si sente dire che loro non sono competenti con la pratica telematica.. Se si insiste per avere quello a cui si ha diritto (cioe’ le istruzioni per essere messi in condizioni di fare il proprio dovere!), ci si sente domandare (nel 99% dei casi): “Ma lei non ha un suo patronato, una sua associazione di categoria?” Ah-ha…ecco dunque. Un’ulteriore sine cura per i soliti “professionisti” del settore. Quindi quello che era possibile fare prima senza spesa (a parte il francobollo o il tempo di passare all’INPS) ora deve essere pagato quel tanto o quel poco, ma pur sempre qualcosa, che il compenso per chi ce lo deve fare sara’. E di esempi cosi’ se ne potrebbero fare per ogni singola pratica che la non poca burocrazia europea in generale e italiana in particolare impone: non si e’ messi in condizione di poter sbrigare le pratiche in modo rapido ed efficiente. Quindi si e’ di fatto obbligati a servirsi di prestazioni professionali di cui si potrebbe fare benissimo a meno se solo gli amministratori facessero quello che ormai in un paese moderno e’ ritenuto essere loro dovere, oltre a quello di mettere timbri, e cioe’ redigere informazioni e liste “to-do” chiare e semplici a uso degli utenti.
    Scusate la prolissita’

  17. Di liloni adriano il Mar 28, 2007

    Mi piacerebbe avere questi bravi manigoldi(quelli che si sono sbranati, per idee poi cosi’ non lontane) attorno ad un tavolo…..con un anitrone muto cotto a dovere ed i vini dei partecipanti…..metto a disposizione privatamente un martedi’….attenti che registrero’ tutto…..:-O)
    Edoardo occhio alle coronarie!

  18. Di filippocintolesi il Mar 28, 2007

    Adriano Liloni, questa si’ che e’ una bella idea! E come potrei direi di no? :-) )) E mi riferisco ovviamente all’anatrone (al locio, come si dice dalle mi’ parti) ma anche all’idea che intravedo dietro al “registrero’ tutto”, e che ho in testa anch’io da un bel po’.

  19. Di filippocintolesi il Mar 28, 2007

    Volevo dire anche due cose a Corrado. Credo di essere d’accordo con molto di quello che dici, e forse che pensi, che senti. E a differenza di Edoardo io alla positivita’ dell’essere “rivoluzionari” ci credo. Ma non alla rivoluzione come fine, bensi’ come strada obbligata, semmai. E non mi riferisco in questo momento alla rivoluzione dell’immaginario degli ultimi due secoli abbondanti. Quello a cui credo sempre meno invece sono le iniziative associate su vasta scala. A tutto quello che rischia di trasformarsi in “brand”, in marchio. Sono tendenze nefaste, che agiscono, e’ come una maledizione. Avrei voglia eccome di parlare di terra. E di vino. Per esempio mi dispiace che la discussione sulle iniziative alternative al Vinitaly abbia preso questa piega. E nota che pur volendo parlare di come fare i prodotti agricoli e fra questi il vino (e non scelgo le parole a caso), in modo che non so neppure io come definire ormai, tanto si sono consunte le parole (naturale, vero, genuino, biologico, sostenibile…facci caso sono tutte parole sputtanate o in via di sputtanamento per l’uso superficiale, “comunicativo”, che ne viene fatto), pur volendo parlare di questo, tuttavia so che mi sentirei un pesce fuor d’acqua non soltanto a una manifestazione come il Vinitaly, ma anche a quelle dei “Vini Veri”, o “Vin Natur”, e..sono convinto anche a Critical WIne. Non mi e’ piaciuta la critica smodata e scomposta sui Critical Wine che c’e’ stata in questi due giorni, e infatti sono intervenuto, e potrai darmi atto che non mi sono risparmiato (dai pure un occhio sul blog di Tombolini). E pero’ io personalmente sento di chiamarmi fuori. Sono contento che ci sia. Ma sono anche contento di non andarci. Se ci andro’ sara’ come pubblico. Io l’”espositore” non lo voglio fare, ormai mi e’ chiaro. E’ inutile che io mi nasconda o voglia sfuggire la realta’, la MIA realta’, il MIO destino. Io l’espositore non lo faro’. Il banchetto che posso mettere sara’ al mercato, o al podere mio. O su internet, anche se devo capire ancora un paio di cose di me. Basta. Soprattutto sai di che sono stufo? Delle cose fatte per farle “meglio degli altri”. Io ho bisogno di guardare nel mio piatto. E se devo lottare, voglio lottare per poter continuare a vivere (cioe’ esistere economicamente) guardando nel mio piatto.
    E questo lo dico proprio perche’ guadagnare nel mio caso sara’ veramente il mezzo (e pero’ un esigenza stringente). A differenza di Bresciano che si dichiara “contadino” e senza titoli, io non ho vergogna di dire che il titolo ce l’ho: ho passato gli ultimi quindici anni della mia vita facendo ricerca scientifica e vivendo di quello. Per quanto non una vita da nababbo, so che dovro’ tenere duro e pazientare un bel po’ per ricostruire un reddito paragonabile al mio salario attuale di ricercatore britannico. Ma so che non posso piu’ rimandare oltre l’attuazione della scelta che ho gia’ fatto circa tre anni fa. Ho bisogno di occuparmi della terra. Di fare con le mie mani i prodotti. Il vino ma non solo. Scelta maturata con chiarezza facendo altro, non scienza. E anche quello con le mani.
    Non lo so perche’ mi sono messo a dire queste cose e proprio a te. Non lo so. Evidentemente qualcosa in quello che hai detto me lo ha reso necessario. Non lo so.
    Ora comunque la finisco qui.

  20. Di corrado il Mar 28, 2007

    Filippo, non ti conosco, ma c’è – forse – qualche vibrazione particolare che accomuna i nostri percorsi. Critical Wine non è la panacea a tutti i mali, né l’unico percorso possibile. Sono d’accordo con quanto dici rispetto al “mondo alternativo” del vino, che molto spesso finisce nel riprodurre i soliti modelli, fatti di simboli mediatici, personalismi e furberie commerciali.
    C’è un fatto, però, a mio avviso importante. Il progetto Critical Wine non dice a nessuno come deve comportarsi: tutto si basa sul principio della auto-certficazione, cioé della responsabilità personale e diretta nei confronti del consumatore. Nessun disciplinare, nessuna disputa ideologica su questo o quel prodotto chimico, semplicemente la regola “dire quel che si fa e fare quel che si dice”.
    Dopodiché, il discorso associativo si pone nel momento in cui si vuole tentare di resistere a una deriva “industrialista” davanti alla quale ormai i sindacati agricoli hanno alzato bandiera bianca. Forse non ci credo neanche io, forse nessuna rivoluzione è più possibile. Ma riconoscere che esistono ancora sensazioni, storie e percorsi differenti, individuali o collettivi che siano, è già molto importante.
    Quanto agli OGM, illegali in Italia, se ho l’assoluta certezza che il mio vicino ne ha piantati, mi spiace ma non posso aspettare che contamini la mie specie biologiche, magari attendendo una causa legale… Mi spiace, ma questo “buonismo” borghese e conformista di chi sta seduto dietro una poltrona – su questo tema specifico – è davvero fuori luogo. Leggete cosa è successo in America ad un produttore bio circondato da piantagioni OGM…

  21. Di Edoardo Bresciano il Mar 28, 2007

    Sai Filippo ti do del tu, te lo meriti. Non è un regalo che ti faccio ma è un regalo reciproco. Forse non è il caso che ci ha messo sulla stessa strada. Anche il predicatore Corrado tuttavia non è male. Chiunque capisca e si opponga con forza alle logiche dei supermercati del gusto di adesso lo ritengo dalla mia parte. Temo che avranno un effetto domino sul nostro mondo, magari studiato a tavolino per fare decollare una volta per tutte le solite multi…
    E a proposito di vino, sulla Stampa di oggi, se arriva , segnalano i 5 big per l’esportazione. Chi sono?
    Grande Adriano l’idea della muta. Ma solo la muta! Hahaha

  22. Di Michele Marziani il Apr 6, 2007

    Mamma mia, ma quanto scrivete… Ho provato a leggere tutto, ma mi gira la testa. Edoardo Bresciano impazza, a volte scantona, ma come si fa a non volergli bene? Il suo salame d’oca è una carezza…

  23. Di Edoardo Bresciano il Apr 6, 2007

    Michele era ora che ti facessi vivo.

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