Ma a che serve il Critical Wine?

March 26th, 2007 | by Tommaso Farina |

Critical WineAnche quest’anno, a Verona, ci sarà un’anti-Vinitaly. Un anti-Vinitaly che andrà in scena in un cosiddetto “centro sociale”, e che, come sottotitolo, promette addirittura “Terre Ribelli”. E’ il Critical Wine, evento che si svolge ormai da quattro anni, forte dell’inspiegabile adesione di un grande come Gino Veronelli, quand’era ancora in vita.
Ogniqualvolta mi sovviene l’esistenza di questa kermesse, non posso fare a meno di pensare a un delizioso pezzo scritto dal compianto conte Riccardo Riccardi su un vecchio numero di Papillon. S’intitolava “Che sapore ha un vino noglobal?”. In esso, il grande conte prendeva garbatamente ma duramente in giro don Vitaliano della Sala, il prete giottino che aveva deciso di produrre un vino dall’etichetta reboante (Don Vitaliano Doc-G8/Rosso a divinis), stigmatizzandone l’evidente adesione a una moda. E modaiolo, fin troppo, è questo Critical Wine, che venne salutato da qualche ingenuo con grandi clamori, cantando lo sdoganamento del vino anche negli ambienti underground.
Una buona comunicazione, si sa, è fondamentale, e per una buona comunicazione serve chiarezza e capacità di andare al punto delle cose. Proviamo ad analizzare il pomposo “Manifesto” di Critical Wine, in cui vengono proposti nientemeno che “12 atti di sensibilità planetaria” (sic). Diamo un occhio al secondo punto:

2. PER LA RIAPPROPRIAZIONE SENSORIALE E RAZIOCINANTE

Il secondo atto della sensibilità planetaria è stato quello di concepire l’insensatezza della realtà, non più come deficit di raziocinio di menti peregrine ma come deprivazione sensoriale, come difficoltà o impossibilità di esperire nella socialità planetaria la nostra sfera sensitiva. Sensibilità planetaria è dunque atto di resistenza contro la distruzione dei sapori, contro l’annichilimento dei saperi ma anche contro la deprivazione sensoriale che ci porta all’ottundimento della nostra facoltà di udire, di vedere, di tastare, di gustare e di annusare. Tra i non sense dell’umanità contemporanea non vi è soltanto la produzione di un esercito infinito di miopi della vista. La miopia dell’udito, la miopia del palato, la miopia dell’olfatto, la miopia del tatto sono tanto e forse ancor più preoccupanti della miopia della vista. La vita insensata non afferisce solo alla perdita di senso del nostro agire ma anche all’affievolirsi della capacità sensitiva. Il senso dell’agire non può non avere relazione con i sensi tramite i quali si agisce. Si smarrisce il senso perché si perdono i sensi. La deprivazione sensoriale è aspetto cruciale e paradigmatico della perdita di senso dell’agire. La sensibilità planetaria è dunque riaffermazione della centralità sensoriale e nel contempo ricentralizzazione del senso dell’agire.

Chiarissimo, no? Il redattore del manifesto sembra aver scartabellato un desueto vocabolario di italiano onde spulciarne le parole più astruse possibili, per indorare la pillola di un comunicato fumoso e incomprensibile. A che serve fare proclami del genere? E a che serve farli proprio in un centro sociale?

Ma c’è di meglio. Forse ricordandosi del pubblico a cui si rivolge, il settimo punto del manifesto propone persino l’azione:

Gli Ogm sono i mostri dell’agricoltura: a parte le rilevantissime questioni riguardanti gli esiti della modificazione genetica delle piante su di esse e sugli uomini, che già ci impone di combatterli, gli Ogm concentrano l’industria agricola in poche mani, impoveriscono la terra, distruggono la contadinità, eliminano o omogeinizzano il gusto. Gli Ogm costituiscono oggi la più grande minaccia alla sensibilità planetaria. Contro di essi non c’è tempo da perdere né alcuna possibilità di mediazione. La ricerca, la sperimentazione, le legislazioni permissive, l’uso degli Ogm costituiscono un crimine contro la terra e contro l’umanità. Occorre fare di tutto perché ciò non accada. Ma dove la coltivazione, seppur sperimentale, è consentita, bisogna con ogni mezzo distruggere gli Ogm. L’obiettivo minimo della sensibilità planetaria è distruggere le legislazioni a favore degli Ogm, distruggere le coltivazioni Ogm, distruggere i prodotti Ogm in tutta la loro filiera, dalla ricerca alla vendita. Se vuoi fare una buona azione, distruggi gli Ogm. Basta andare al supermercato più vicino e aprire, rendendole invendibili, le confezioni che li contengono. Basta bruciare i campi in cui vengono coltivati.

Distruggere le coltivazioni ogm. Rendere invendibili le confezioni. Bruciare i campi in cui vengono coltivati. Testuale. Apologia di reato. Ma si sa, per certa gente “la proprietà privata è un furto”. Cosa vuoi che sia, dar fuoco a due campetti che magari sono tutta la vita di chi li coltiva: la proprietà privata è un furto, e cosa vuoi che sia un bel falò rispetto alla possibilità che l’agricoltore possa mettere in commercio (o conferire alle odiate multinazionali, che sono risaputamente il cancro della società) il mais ogm, crimine contro l’umanità, aberrazione al cospetto del Cielo?
Va bene prendersela quando Umberto Veronesi, con argomentazioni non sempre convincenti, difende gli ogm a spada tratta. Ma se gli oppositori sono così grottescamente livorosi, se cianciano senza il minimo senso del ridicolo di “crimini contro l’umanità”, se invocano piromani e distruttori di proprietà viene voglia di farlo anche a me. Poi non prendetevela, se la gente sdogana gli ogm.
Intendiamoci, ognuno ha il diritto di esprimere il suo pensiero come meglio crede. Ma ognuno è anche libero di esprimere il proprio pensiero sul pensiero degli altri, qualora sia in disaccordo.

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22 Commenti a “Ma a che serve il Critical Wine?”

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  1. Di Leonardo Romanelli il Mar 26, 2007

    Bravo Tommaso. Sono le stesse persone che teorizzano poi sulla libertà di espressione di assassini come Cesare Battisti, insomma di quelli che fanno gli alternativi a parole e poi negli atti sono assolutamente conservatori, a livello di casta. Chissà davvero il sapore del vino no global..

  2. Di maiale ubriaco il Mar 26, 2007

    credo si debba portare rispetto anche per ciò che non si condivide, e non trattare la questione in maniera così superficiale, del resto è la pluralità di vedute che rende interessante ed affascinante il dibattito e il confronto nel mondo del vino… no? situazioni come Critical Wine o come Villa Favorita non vanno affatto stigmatizzate, anzi sono necessarie! i vini son come gli uomini: diversi. di conseguenza sono necessarie diverse occasioni di scambio e di incontro. il Vinitaly non può esser obbligatoriamente la casa di tutti…
    Profondo rispetto per Gino Veronelli.

  3. Di Tommaso Farina il Mar 26, 2007

    1) Non ho mai parlato di Villa Favorita, né mai detto che Vinitaly debba essere la casa di tutti.
    2) Ho il massimo rispetto per ciò che non condivido, ciononostante non mi sembra “superficiale” trattare con una certa distanza gli incitamenti a dar fuoco ai campi agricoli.

  4. Di Gigio il Mar 26, 2007

    se si puó esprimere il proprio pensiero anche sul pensiero degli altri, permettimi di esprimere il mio totale dissenso con le tue opinioni…ci troviamo maggiormente in sintonia quando parli di cucina, e lí condivido molte tue opinioni…e giú le mani da Veronelli, “il padre di tutti noi”, come disse un giorno un critico oggi per la maggiore…la ricerca di un vino noglobal, che io intendo come vino a prezzi popolari, alla portata di tutti, e pur sempre di buona qualitá, ha molto senso, al di lá delle manifestazioni folcloristiche di don Vitaliano…preferisco queste iniziative a una certa sinistra da salotto, alla Gambero, che parla di solidarietá e poi pasteggia con il
    Romano dal Forno…anche a me provoca ribrezzo la gente che si lecca i baffi mangiando chianina o carne piemontese e parla male dei marocchini, ignorando che senza gli stranieri oggi la zootecnia italiana, giá piuttosto in calo, sarebbe morta…insomma meglio tornare all’enogastromia italiana, argomento superpartes che puó mettere d’accordo destra e sinistra, anche quella che non cazzeggia nei salotti…non te la prendere, ho risposto col cuore, e quando ho visto il contenuto del post non ho potuto resistere :)

  5. Di Edoardo Bresciano il Mar 26, 2007

    Io verso i fumatori di canne non ho rispetto. O meglio ho lo stesso rispetto che loro hanno verso se stessi…
    Detto questo aggiungo che il mantra del critical wine ha un senso letteral-ipnotico. Concetti assurdi ed astrusi dei “trinariciuti” o “bolscevichi” che non vogliono accettare che il loro tempo è mai esistito. Non esiste, l’amore libero e tutte le loro teorie della lotta al sistema….Le stiamo pagando tutte. Ma i vecchi sessantottini avete visto cosa fanno? Vanno in barca. Vestono Loro Piana. E ci stanno fregando le pensioni…E hanno tolto la no tax area. Se ne fregano del cosmo. Se lo devono mettere in capa che questa famigerata società ha tanti difetti ma anche tanti pregi. Uno fra tutti è la libertà di parola, spero.
    Con le loro utopie del “prolasso cosmico” non si mangia e ne si beve. Voglio anche esagerare caro dott. Farina. Le loro teorie di una agricoltura pulita sono balle! Lo dico da contadino non da “pseudotecnicomoderno” Ci farebbero morire tutti di tossicosi varie. Parlo a ragion veduta visto che ho lavorato per una coop. bolscevica per 6 anni… Ho visto le peggiori cose. VERGOGNA! (Edoardo Bresciano, cl.1965,contadino)

  6. Di stefano il Mar 27, 2007

    Gentile Tommaso,
    La leggo sempre, a volte con piacere altre meno. Questa volta con fastidio. Dal suo scritto mi sembra che lei al Critical wine non sia mai stato. Perche’, allora, prima di criticare un evento non vi si reca di persona? Vada, veda lo spazio che e’ stato recuperato, in abbandono da anni, discuta con gli agricoltori, i vignaioli, i caseari che usano questo spazio per riuscire a piazzare i propri prodotti e, dopo, ne parli. Ne parli anche male, certo, ma non lo faccia attraverso un volantino o un pomposo documento. Altrimenti questo sarebbe superficiale.
    Grazie

  7. Di Giovy il Mar 27, 2007

    Io direi che, IN TEORIA, un “evento contro” potrebbe anche starci, per permettere a tutti la possibilità di esprimere il proprio dissenso, ma… quando si sfocia in espressioni del tipo: “Basta andare al supermercato più vicino e aprire, rendendole invendibili, le confezioni che li contengono. Basta bruciare i campi in cui vengono coltivati.” non si può assolutamente tollerare un comportamento del genere.
    E del resto… cosa direste ad un tizio che incita gli altri a sfasciarvi le finestre di casa, o a dar fuoco al vosto portone, o a saccheggiare la vostra proprietà in nome di una presunta “ideologia”?
    Non gli direste che è un delinquente a sua volta? Non chiamereste la polizia per farlo arrestare? Beh… usate lo stesso metro per chi incita alla delinquenza come quelli di Critical Wine.

  8. Di Stefano Berti il Mar 27, 2007

    Bravo Tommaso un post che casca a fagiolo.

  9. Di Edoardo Bresciano il Mar 27, 2007

    Rileggendo bene quel manifesto, al mattino, provo lo stesso senso di ripugnanza che ho provato la notte passata. Essendo più raziocinante commento dicendo che quell’affare è una elucubrazione di una mente psicotica e maniacale. Nella sua cantilena di forma e contenuti, l’ideatore, si illumina di un immenso vuoto cosmico che lo conduce all’oblio. E viaggia…viaggia. La fantasia morbosa, classica di una personalità deviata lo induce a sporgersi da un balcone immaginario per comiziare sui contenuti della vita in quanto tale. Bramoso di onnipotenza si erge sul mondo e inizia le epurazioni di “noialtri” razza inferiore…QUESTO E’ UN FILM CHE HO GIA’ VISTO.

  10. Di filippocintolesi il Mar 27, 2007

    A prescindere dai contenuti di Critical Wine con alcuni dei quali si potra’ essere o meno d’accordo, azzardo una risposta alla domanda del titolo del post: a che serve Critical Wine? Se non altro a questo: affinche’ ci siano le persone che continuano a chiedersi perche’ diavolo Gino fu con i “ragazzi” dei centri sociali. Affinche’ ci sia chi cerchi di spiegarsi l’”inspiegabile”. E tutto mi fa presagire che continuera’ a lungo a chiederselo ;-) )) Spero che continueranno a lungo con il loro.
    Paradossalmente (mica poi tanto) il senso di Critical Wine lo danno, lo si capisce a partire da, le varie critiche che esso fenomeno riceve. Il loro spessore. Basta darsi una letta al rotolo dei commenti che precedono per capire questa cosa (e fare un bel po’ di strada sul cammino della comprensione di cose come Critical Wine).

  11. Di Antonio Tombolini il Mar 27, 2007

    Ovvia, Filippo, ma che ci fai a commentare un post “superficiale” come questo? Lascialo fare a me, semmai, che addirittura ne ho tessuto le lodi in pubblico! Suvvia! :-P

  12. Di Nauta Projekt il Mar 29, 2007

    Dico solo tre cose cari parlatori forbiti di critiche veramente imbarazzanti…[forse solo emilio fede può battervi per la vostra grande ricerca di luoghi comuni che avete potuto scovare]
    1-Critical Wine non è una contro fiera..non vuole essere una contro fiera, non lo hanno soltanto glspietati contestatori no-global ubriachi dei centri sociali o Veronelli.. lo hanno deciso i assieme a produttori.. i produttori di quel vino che tanto elogiate che vogliono mantenere alta la storia e il piacere che regala questa fantastica “cosa” liquida..
    2-Sai da quanti anni è che è stato scritto il manifesto Terre libertà critical Wine?
    …5 anni fa.. quanti campi OGM sono stati bruciati?
    Pensa..per me vedere contadini e singole persone che decidono di boicottare mostri che distruggono terreni ma soprattutto la t/Terra fa piacere, peccato che per ora questa “apologia di reato” non è stata molto seguita..
    3-ti prego anche di non andare al critical wine, certi bolscevichi ubriachi e fumati potrebbero farti cambiare idea…e allora se poi vai te a bruciare campi OGM come facciamo…

    con questo spero che il buon Gino non si giri dalla tomba, perché sentire le vostre puttanate ridicole e piene di poca intelligenza è triste.
    L’unica cosa che si può fare è augurarvi di bere Tavernello a Vita..

  13. Di liloni adriano il Mar 29, 2007

    perche’ parli al plurale e non ti firmi con nome e cognome?…

  14. Di Tommaso Farina il Mar 30, 2007

    Ma Adriano, che dici? E’ evidentissimo che il nome è Nauta, e il cognome Projekt… :-)
    A parte gli scherzi, questo commentatore si commenta da sé.

  15. Di fabio il Mar 31, 2007

    Caro Tommaso
    Ancora non ti ho sentito rispondere a chi ti invitava ad andare al critical wine, per scoprire che non è un covo di visionari e violenti. Io oggi pomeriggio sarò lì. Anche con la pioggia apprezzerò il calore di persone che credono in relazioni sociali e produttive genuine, autentiche.
    Spero di vederti lì.

  16. Di Mirco Mariotti il Apr 7, 2007

    Ho partecipato come produttore a Critical Wine nel 2003, dove ho conosciuto Luigi Veronelli, del quale ho apprezzato molte idee…
    Dobbiamo ricordare che nella vita di ciascuno ci sono delle fasi che magari si contraddicono fra loro; Lugi Veronelli è stato un grande: poco tempo fa ero nel Forteto della Luja, dove Giovanni Scaglione mi ha mostrato una foto della loro sala dove seduti ad un tavolo c’erano Veronelli, Gancia, e Giacomo Bologna… Scaglione mi disse che fu Veronelli a scrivere il disciplinare della DOC Loazzolo, a detta di molti uno dei disciplinari più completi e che hanno permesso l’affermazione di una viticoltura “estrema” che ha portato alla produzione di uno dei migliori passiti italiani.
    Questo per dirvi che per me il centro sociale “La chimica” non era il luogo di Veronelli, la cui presenza ha portato comunque ad incontrarsi persone molto interessanti e stimolanti, molto legate alla terra, intesa prima di tutto come fonte di crescita personale, dove però bisogna lavorare, e sodo…
    Spero di aver portato una testimonianza concreta al discorso e non solo chiacchiere di proclami.
    Cordiali saluti

    Mirco

  17. Di andrea il Apr 21, 2007

    Mi chiedo come si potrà fare in modo di cambiare lo stato delle cose se continueremo a partire da posizioni ideologiche precostituite, leggasi destra e sinistra, leggasi centri sociali uguale terroristi spinellati e bruciatori di campi agricoli (ma quando mai successe?).
    Quando dico cambiare lo stato delle cose intendo soprattutto farsi carico delle storture del mercato che stanno contribuendo alla sparizione delle culture (enologiche, gastronomiche, linguistiche…), e all’ avvelenamento della terra e di chi la abita.
    L’ avvicinamento di Veronelli ad un mondo come quello dei centri sociali (e non solo, Critical Wine ha dimostrato in più occasioni, vedi Montaretto di Bonassola, di saper essere un contenitore di sapori e saperi molto più ampio e libero) sta a significare che la paternità di certi temi non è prerogativa ne dell’ uno dell’ altro, ma semplicemente universale, non ideologica, di proprietà di chiunque abbia un senso critico.
    Non vi piace entrare in un centro sociale? Ebbene prendete il contenitore, sposatene gli intenti, rielaborateli, pensate, costruite, discutete, Critical Wine-Terra e libertà non è di uno, ma di chiunque abbia una sensibilità verso la terra ed i suoi abitanti, non ci sono diritti da pagare, nessuno ne detiene la proprietà. E poi dite che Veronelli e chi con lui ha lavorato non erano Visionari? o forse la parola visionari vi spaventa o vi ricorda quei drogati terroristi comunisti?
    Smettiamola di sparar giudizi sull’ appartenenza, sul colore della pelle, sulle preferenze sessuali, sulle differenze culturali, la terra ha bisogno che noi si impari il confronto, ne va del futuro delle nostre culture, dei nostri sapori, delle nostre lingue, delle nostre differenze.
    Smettiamola di venerare il mercato solo perchè esiste, cominciamo ad avvicinarci faccia a faccia con chi lo produce il vino che beviamo, parliamoci, confrontiamoci, impariamo, e smettiamo i panni dei presuntuosi.
    un saluto
    andrea

  18. Di Biotecnologie: Basta Bugie! il Oct 23, 2007

    Caro Tommaso,
    mi ha fatto molto piacere imbattermi nel tuo blog.

    Ti segnaliamo il nostro con cui potresti trovare, almeno sugli OGM, qualche punto di consonanza.

    http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com

    Ciao e a presto,
    BBB!

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