Epifania della codardia insinuante

Non è compito mio, soprattutto in questa fede, difendere colleghi che so essere capaci di farlo da soli. Ad esempio, Luciano Pignataro. Attenzione, adesso tutti penserete che io mi stia riferendo a una serie di domande fattegli da Franco Ziliani giorni fa, relative alla natura del suo sito web, e che le ritenga impertinenti. E invece no. Penso che i quesiti di Ziliani siano assolutamente legittimi, composti, nell’alveo della buona educazione, e soprattutto onesti nel riconoscere la gran qualità del lavoro del giornalista campano. E’ il prosieguo della discussione ad essere degenerato, anche se in silenzio. Ciò di cui Franco non ha colpa alcuna.
Consentitemi intanto una digressione sul contenuto del post, prima di venire al dunque. E’ interessante specialmente il discorso sui commenti: spesso ho chiesto a Luciano di implementarli onde vivacizzare un sito che viene aggiornato anche spesse volte in un giorno. Si può discutere se i commenti rappresentino una conditio sine qua non per definirsi blogger: a mio parere, sì e no. I commenti sono molto, molto importanti: cionondimeno, i blog sono nati senza commenti. Agli albori della “disciplina” (2001-parte del 2002), il caro vecchio Blogspot, ancora non controllato da google, non offriva la possibilità di commentare. Chi voleva aggiungere questa feature, doveva giocoforza rivolgersi a servizi esterni tipo Enetation (ma non era l’unico), che offrivano uno speciale script da richiamare all’interno dei propri post, e che consentiva di aggiungere i contributi. Ancora oggi alcuni blog (anche molto frequentati, tipo Camillo di Christian Rocca) sono senza commenti. Io francamente non saprei rinunciarvi.
A mio avviso, più ancora che questa faccenda dei commenti, la non-blogghità del web-Pignataro risiede più che altro nella struttura “editoriale”: niente post ordinati cronologicamente (questa è l’essenza del weblog), ma una serie di rubriche in pagine diverse (solo una appare in homepage).

RompiscatoleFin lì niente di male.
Peccato però che un commentatore, un bel dì, decida di alzarsi dal letto e di corredare il pezzo di Ziliani con alcune righe molto penetranti:

Visto che ci siamo sarebbe interessante anche capire meglio il senso della sua ultima scheda pubblicata – venerdì scorso – sul Mattino (riproposta come sempre anche sul sito http://www.lucianopignataro.it/articolo.php?pl=3582)in cui con oltre 250 cantine campane a disposizione (e qualche migliaio in tutto il sud) decide, in prossimità del Natale, di dare visibilità ad un amarone (con la a minuscola, penso che sia il caso) imbottigliato da&per, nientepopodimeno, un commerciante (www.terredieno.it) del centro direzionale di Napoli specializzato in “regalistica aziendale”… un marchio distribuito in franchising che rappresenta la “divisione agroalimentare” di una società di “arredamenti & contract”… sto ancora ridendo!

Il cuor di leone che ha proclamato tutto ciò ha nome e cognome. Si chiama Free. Sponsor free. Facile capire che non si tratta di un lettore anglosassone, ma di qualche burlone in vena di astruserie. Ma se questo non si firma, se lancia le sue cortine fumogene in maniera così insinuante, a chi può interessare il fatto che stia ancora ridendo? Perché un giornalista, nello scegliere un vino da recensire su un importante quotidiano, dovrebbe tener conto delle risate di uno che non ha nemmeno il fegato di assumersi la responsabilità delle fantasticherie che scrive, oltretutto ricorrendo a giochi di parole già vecchi all’epoca dei Ragazzi della via Pàl? Quale dovrebbe essere il senso recondito e profondo dell’articolo di Pignataro, secondo questo grazioso individuo?
Questo genere di rompiscatole (ringrazio Fulvia Leopardi per l’immagine) mi è personalmente odioso. Va da sé, non quando se la prendono con la mia persona: anche se non è mai accaduto, credo che mi farei semplicemente quattro risate. Ma quando il bersaglio delle loro frustrazioni è un professionista abile e capace, inattaccabile sotto questo profilo, mi viene solo da chiedermi come mai tanta gente abbia tutto questo tempo da perdere e tutto questo inchiostro nella penna. Va da sé, sto parlando dell’anonimo.

AGGIORNAMENTO: l’anonimo, questa volta firmandosi sponsor sì! (l’esclamativo è suo) mi ha risposto, non qui ma su Vinoalvino. Francamente, penso che il tono che aveva usato precedentemente fosse fin troppo irridente. Adesso si spiega civilmente, ma ribadisco che secondo me non è strana la scheda di Luciano. Per Natale, perché no, può darsi abbia voluto citare un vino più “esotico” rispetto a quelli della sua regione, solitamente protagonisti della rubrica.

PS: più d’un commentatore iha ipotizzato che dietro il commento anonimo possa esserci “Fabio” (Cimmino, è evidente), protagonista tempo fa di un diverbio con Luciano. Mi sembra strano, poiché Fabio ha l’abitudine di firmarsi sempre quando interviene.

PPSS: si è fatto rivivo lo sponsor sì, ancora una volta non qui ma là. Visto che la discussione l’ho lanciata qui, e là è arrivato solo il trackback, non capisco quest’atteggiamento. Cimmino non è mai stato oggetto di disistima da parte mia. Non è che se stimo Pignataro allora devo avere in uggia Cimmino. Questi sono comportamenti da bambini dell’asilo, da “chi non è con me è contro di me”. In ogni caso, Luciano sarà grande e grosso, ma io lo sono molto di più.
In buona sostanza, vorrà dire che la prossima volta Luciano (o, perché no, io stesso) prima di scrivere una rubrica consulteremo l’oracolo del signor sponsor sì (o free), che ci dirà se il vino recensito è di suo gradimento. Quante alle accuse di ingenuità, poco me ne cale: se le ignoro quando me le fa Ziliani, dovrebbero forse impensierirmi se a farle è uno pseudonimo? Comunque, se hai qualcosa da dirmi, vieni pure qui. Non mi metti certo soggezione o paura. Anzi, accetterò anche un commento firmato col tuo consueto pseudonimo. Saluti e baci. Anzi, per stare in tema, salumi e caci.

39 Responses to Epifania della codardia insinuante

  1. FulviaLeopardi scrive:

    io certe volte farei a meno dei commenti
    quelli idioti e offensivi soprattutto
    per il resto, non saprei mai vedere un blog senza commenti: se apri un sito scegli di metterti in gioco, e senza commenti pare ‘tu sei tu, e gli altri non sono un ca…’
    (prego per l’immagine, ma io l’ho trovata in giro…dove non so :-) )

  2. Tommaso Farina scrive:

    Mi pareva giusto segnalare che l’ho presa in prestito. Poi hai ragione, è una gif a due colori…

  3. Caro Farina,
    basterebbe sapere le vicende degli ultimi mesi per capire di chi si tratta e perché abbia scritto quello che ha scritto evitando di firmare a proprio nome, ma lasciando intendere perfettamente “sponsor free” a chi è indirizzato.

  4. Tommaso Farina scrive:

    Caro Roberto, se è così chiaro probabilmente poteva anche evitare di scrivere sotto pseudonimo. In ogni caso si tratta di un attacco gratuito e cretino.

  5. Stefano BUSO scrive:

    Rivolgo a Luciano Pignataro un caro saluto. Un ottimo giornalista, grande professionista ed autore di interessanti libri che consulto continuamente.

  6. Tommaso Farina scrive:

    Appunto per questo ho voglia di difenderlo. Ripeto: se questo furbastro gli appunti li avesse fatti a me, gli avrei riso in faccia. Però mi dispiace che il bersaglio di queste stralunate facezie sia uno come Luciano.

  7. g.p. scrive:

    che macello.
    due amici che stimo profondamente,
    l’uno per la sua brillante capacità di essere il migliore portavoce della gastronomia (e dei vini) del sud italia,
    l’altro per le sue infinite doti di caparbietà e di indipendenza,
    due persone massicce e vere, due ottimi compagni di bevute, porca miseria, hanno rotto la loro amicizia.
    però capita.
    l’importante è che essi continuino ciascuno per la propria strada: il primo a divulgare a fare cultura tra la gente, per la gente.
    l’altro che continui a scoprire ed a scoprirsi.

    mi fa rabbia accettare che il vino, intorno al vino, si possa litigare.
    mi fa rabbia però rende l’idea di come questa dannata ed amata bevanda sia non solo un succo d’uva fermentato, ma sia mito.
    luciano, fabio, vi abbraccio entrambi.
    in bocca al lupo!

  8. sponsor qui! scrive:

    Carissimo Tommaso,

    perchè dovrei aver paura di venire qui da te?.

    I camorristi siamo noi, non hai letto gli ultimi post del tuo amicone Luciano… martedì fara nomi e cognomi…

    Rimaniamo in trepidante attesa…

    Prrrrrrrrrr (pernacchio!)

    Buona notte e sogni d’oro!

  9. Tommaso Farina scrive:

    Ma che buona notte, sono ancora al lavoro.

  10. farà e non fara come po’ e non pò, caro foderami. Le tue pernacchie sono rivolte all’ortografia.

  11. sponsor qui! scrive:

    Preferisco sbagliare l’ortografia, sempre meglio che l’amarone del centro direzionale….

    Uauauauauauauauauauauaua…

  12. Oltre che con l’ortografia anche difficoltà di comprensione logica? Eh foderami? Sai la differenza fra aggettivo e sostantivo? Come mai ti senti chiamato in causa quando nessuno pensava a te, come si vedrà? Ah foderami, foderami….

  13. Franco Ziliani scrive:

    desidero ringraziare il responsabile di questo blog, con il quale non ho notoriamente un grandissimo feeling, ad aver definito ad inizio di questo post “assolutamente legittimi, composti, nell’alveo della buona educazione, e soprattutto onesti nel riconoscere la gran qualità del lavoro del giornalista campano” i quesiti che avevo rivolto – senza ricevere risposta alcuna – a Luciano Pignataro in un intervento
    http://vinoalvino.org/blog/2007/11/a-proposito-del-luciano-pignataro-wineblog.html
    pubblicato ad inizio settimana.
    Ho letto solo ieri sera, al ritorno da un viaggio di lavoro in Slovenia, i commenti che si sono susseguiti, moderati in mia assenza (forse con un pizzico di eccessiva liberalità) dall’amico e collega Roberto Giuliani. Capisco che Luciano Pignataro non abbia gradito quanto scritto su un Amarone da lui legittimamente recensito, da persone intervenute nella discussione avvalendosi di nickname. Certe affermazioni però possono risultare antipatiche o addirittura odiose quando si ha una sorta di… coda di paglia. Non capisco però che Luciano, pur avendo scelto di non rispondere a quegli interrogativi che Farina giudica “legittimi”, risponda in qualche modo come lanciando segnali in codice (facile da decodificare) scrivendo in un intervento sul blog Campania che vai: “Mi piacerà anche
    riflettere statisticamente davanti ai 100 produttori, ai giornalisti, agli appassionati e alle autorità di alcuni recenti
    -accadimenti del blog e sulle nuove tecniche virtuali di pestaggio di stile camorristico contro le grandi griffe che hanno fatto grande l’Italia del Vino. Con nomi e cognomi ovviamente, come dire: un blog e una faccia”. Mi rifiuto di credere che così scrivendo Luciano Pignataro, che é persona intelligente e di cultura, abbia in qualche modo voluto riferirsi a me, anzi lo escludo. Vorrei però capire, e lancio da qui, se Farina lo consente, un altro interrogativo, a chi si riferisse. E lecito saperlo?
    grazie per l’ospitalità
    Franco Ziliani

  14. Non certo a te, Franco, che hai il coraggio, appunto di firmare sempre quello che pensi, ma a quanti si nascondono. Altrimenti non ti avrei citato in una mia recente polemica con Gambi. In cosa consiste ? Appunto, indossare un casco per non farsi riconoscere. E profitto per chiederti: come mai dopo quasi quattro anni ti sei posto il problema del wine blog? Come mai la curiosità su una struttura professionale privata che rilancia articoli, la stessa che ho in una mail di altra persona del 4 settembre 2007? Per saperne, invece di fare interrogativi, potevi scrivere, telefonare, visitare e poi dare il tuo giudizio, positivo o negativo che sia. Ti pare?
    Vedi, possiamo fare due tipi di confronti: pretestuoso e sinceramente non mi interessa, oppure nei contenuti e allora ti rimando, scusami Tommaso, al pezzo sul mio sito dove, ammetto con un po’ di ironia per sdrammatizzare, pongo alcune riflessioni che saranno oggetto di discussioni pubbliche nei prossimi mesi.
    Se poi mi chiedi TU dell’Amarone, posso risponderti. Per fare interrogativi legittimi non bisogna essere anonimi: da giornalista e soprattutto da capo di redazione non ho mai dato corso a decine di lettere senza firma ricevute.

  15. Tommaso Farina scrive:

    @ Franco Ziliani: felice di vederti qui. Hai lanciato l’interrogativo, e va benissimo, non devi chiedermi il permesso. Luciano ha detto che non si riferiva a te. La cosa migliore sarebbe partecipare al suo convegno, ma a 800km di distanza per me è davvero dura. Visto che ha detto che farà nomi e cognomi, non ti nascondo che sono interessato pure io, e che aspetto una cronaca della serata.

    @Luciano: ho letto il tuo articolo, mi è sembrato incisivo.

    @sponsor qui!: ma questo strabenedetto Amarone è così ignobile come fai credere? A questo punto, ne voglio una bottiglia (pagata, ovviamente).

  16. Franco Ziliani scrive:

    sarebbe interessante sì sentire di persona quello che Luciano Pignataro dirà lunedì. Impossibilitato a farlo, mi “accontenterò” di quello che mi verrà riferito da alcune persone che mi hanno assicurato la loro presenza all’evento. Intanto, in attesa di un chiarimento diretto con Luciano Pignataro, incasso la sua assicurazione che non si riferiva a me quando parlava di “tecniche virtuali di pestaggio di stile camorristico”. Trovo comunque esagerata e diffamatoria un’affermazione del genere. A qualsiasi persona si riferisca.
    Perché chiedo solo ora ragione a L.P. del suo erroneo definire il suo sito Internet “wine blog”? Perché mi é venuto in mente solo ora di farlo. O c’era un termine di scadenza per la validità delle due domande? Comunque Luciano non ha risposto per ora, né alla prima né alla seconda… Quando vuole farlo su Vino al Vino, a disposizione…
    f.z.

  17. Tommaso Farina scrive:

    Io penso che lo farà anche sul tuo blog. Vi conoscete, non avrete difficoltà a comprendervi.

  18. Monica scrive:

    Saluto Tommaso Farina che ospita questa discussione. Perdonate l’intromissione in questo acceso dibattito che in verità mi lascia alquanto perplessa, specie se penso che il commento di Pignataro con il riferimento “alle nuove tecniche virtuali di pestaggio” era ad un post mio nel quale facevo (ignara) alcune considerazioni sulla blogsfera il 22 novembre. Scrivevo (http://campaniachevai.blogspot.com/2007/11/monicotterando-dodicesimo-vino-dei.html): (…)Torna ad emozionarmi la blogsfera, un mondo che richiede tempo e impegno, che riserva sorprese continue. Una continua forma di informazione e soprattutto di contatto umano. Di fronte allo schermo, con un “topo” tra le mani, SI RISCOPRE IL GUSTO DI CONOSCERE E FARSI CONOSCERE, di indagare i gusti e gli interessi degli altri, anche di perfetti sconosciuti. I rapporti di buon vicinato nel web sono autentici perchè improntati ad UN PRIMORDIALE SPIRITO SOLIDARISTICO che “livella”, come avrebbe detto Totò, tutti. INSOMAM IL WEB E’ UN GRANDE CONDOMINIO, DOVE, incredibile ma vero, SI VA TENDEZIALMENTE D’ACCORDO, dove non sono in uso titoli (i “dottore”, “avvocato” e “professore” che abbondano nel nostro quotidiano) e nel quale “L’INCIUCIO” SI CHIAMA COMMENTO e, come tale, è firmato e per di più fa capo ad un indirizzo email al quale consegnare le proprie rimostranze. In un mondo virtuale che ha gli aspetti positivi che ho detto, e non sono pochi, esistono alcune chiare regole che la mia tenera esperienza di tutto ciò mi suggerisce (…)

    Signori miei, sarà pure che il mio è lo spitiro di una neofita (sono sul web da pochi mesi), e quindi infarcito di ottimismo, ma quello che ho letto nei blog “coinvolti” mi pare tutt’altro che improntato a pii sentimenti ed, invero, di basso profilo. Perfino di ortografia si parla!
    Come unica donna vi invito ad un atto di sobrietà.
    Non voglio neanche entrare nel merito della questione, ma richiamando le cose che ho riportato sopra, solo constatare che qua il COMMENTO SI FA INCIUCIO. E quando è cosi’ che, si tratti di un blog, di un sito, o di entrambi, sarebbe meglio non farlo.
    Del resto, ritengo che sia il caso di ricordare che il blog è per definizione LO spazio autogestito per eccellenza, questo vuol dire che, a patto di non ledere l’interesse di alcuno, ma di contribuire all’arricchimento di tutti, consente un’assoluta libertà di espressione e di forma. Che ci siano i commenti, o meno, è un artificio tecnico che nasce o si sviluppa di pari passo con le soluzioni tecnologiche. Magari un giorno uscirà il nuovo “carciofo”, per dirne una, che i commenti non ce li ha. Quale è il problema?
    A supporto del blog esistono le mail che possono essere pubblicate, integralmente, se offrono spunti interessanti o anche polemici. L’importante è dare all’utenza modo di dire la propria.
    Le mail danno l’opportunità di esprimersi anche a coloro che non amano figurare, ma che comunque hanno qualcosa da dire. Io ricevo puntualmente molte email di visitatori del mio bog che preferiscono parlare con me dietro le quinte. Sono almeno 100 volte di più.

    Personalmente, di voi conosco solo Pignataro ed in tal senso posso dire che è un grande professionista (quasi una banalità che non tocca a me ribadire) ed uno dei rari SIGNORI che ho conosciuto in questi anni, generoso e schietto, per niente incline a esprimere pensieri che non vadano dritti al punto e al diretto interessato. Sono certa che anche Ziliani non è da meno.
    Concludo.
    Amici miei, non prendiamoci tutti troppo sul serio. Nel web, almeno, ritroviamo quello spazio di umanità, rilassamento e di evasione che nella nostra quotidiana lotta per la sopravvivenza, manca. Non usate il mouse come un fendente, siete dei professionisti troppo grandi!
    Senza ciascuno di voi il mondo del vino non sarebbe lo stesso. Si lavora, bene o male, tutti dalla stessa parte, per la stessa causa comune. Non credete?
    Infine: evviva la tastiera, ma quando con qualcuno ci comunichi un certo numero di volte all’anno (quindi lo conosci), o addirittura ci collabori o ci hai collaborato; se hai qualcosa da charire o da domandare perchè non battere le dita sui tasti del telefono?

    Spero che possiate prendere per accettabili queste mie considerazioni, senza cominciare un batti e ribatti che non fa che alimentare il polverone già fitto che si è sollevato in queste ore. Questo non lo vorrei, davvero. Monica

  19. Tommaso Farina scrive:

    Tanto per sdrammatizzare prendendo un aspetto qualsiasi del tuo discorso, ammetto che a me invece solitamente via email non arriva un accidente, o quantomeno ben poco. E’ già tanto che commentino in pubblico…

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