Tonno e ricciola a due passi da Musocco
December 1st, 2006 | by Tommaso Farina |E’ tra monumenti e marmi funebri che si può mangiare una delle cucine di pesce più interessanti di Milano. E l’impronta è siciliana. Dopo la chiusura dei Gemelli di via Laghetto, a Milano l’onore della Trinacria è portato avanti da una buona selezione di locali (il 13 giugno, Da Salvatore e via dicendo): l’esperienza più piacevole, però, è stata all’Osteria da Salvo (viale Certosa 298, tel. 0238005680, chiuso lunedì, accetta tutte le carte di credito), a due passi dal Cimitero Maggiore. Ci siamo stati ieri, toccando con mano la passione di Salvatore La Rosa, patron catanese assistito da una valida squadra di svelti, gentili camerieri cinesi.
Appena si entra, ecco il bancone col pesce: qui va in scena soltanto lui, ed è solo fresco. L’asterisco dei surgelati è quasi una civetteria, visto che nessun piatto è segnato.
La linea culinaria è generosamente, ruspantemente siciliana. Si può partire con l’antipasto: magari col misto, che ieri comprendeva caponatina, cappasanta gratinata, sapido polpo e patate (altro che pizzerie), eccellente involtino di melanzana e branzino, tipicissima sarda “a beccafico†e, soprattutto, l’imperdibile calamaretto imbottito con uvetta e pinoli. La scelta è comunque vasta, e potreste pure farvi allettare dalle polpettine fritte di uova di pesce spada, oppure dai crudi assortiti.
Primi piatti numerosi e, soprattutto, originali, di pasta fresca: decisamente azzeccate sono le tagliatelle alla ragusana, con calamaretti, pomodori secchi, capperi e olive. Non mancano comunque la classica pasta con le sarde, il risotto al nero di seppia con facoltativa grattata di ricotta salata, le pappardelle alla “picanto†(con polpo e peperoncino), gli spaghetti con ricci di mare e pinoli, le tagliatelle con pistacchi, pesce spada e finocchietto.
Coi piatti forti, è come entrare in gioielleria. Oltre a branzini e orate di mare (con alloro, pistacchi e capperi), c’è l’offerta di prelibatezze non sempre presenti altrove: ad esempio, il pesce spatola; il palombo agli agrumi siciliani; il pesce castagna; la lampuga al salmoriglio. E poi, ecco i re del mare siculo: la ricciola è preparata in un gustoso “Gran Roast Beef†con patate. Il pesce spada è declinato alla palermitana o alla trapanese. E, soprattutto, il tonno trova la sua celebrazione in “Gran Roast Beef†come quello di ricciola, ma pure nello stupendo “Cannibaleâ€: costata di tonno a crudo, condita con olio e capperi, semplice, formidabile. Altrimenti, un monumentale fritto di paranza, o frittura di totanetti-spillo.
Chiusa con buone cassate e torte. Il conto di 40-45 euro non vi toglierà il sorriso, così come la carta dei vini, con tutto il meglio dell’isola.
(da Libero di giovedì 31 novembre 2006, pagina 51)
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Di alberto il Dec 6, 2008
provato a dicembre 2008 allettato dalla recensione.
Trattoria come ce ne sono tante,assolutamente da evitare per un avventore che abbia un poco di gusto.
Antipasti anonimi piu spesso cattivi,crudi tra i peggiori mai provati,primi sciatti da pizzeria.secondi dai sapori banali o con capperi sovrastanti,dolci da dimenticare.
(eravamo in dieci ,giudizi unanimi)
Domanda:perchè una rece così fuorviante ?
Di Tommaso Farina il Dec 6, 2008
L’ipotesi che io possa essermi trovato bene due anni fa spero sia contemplata. Ci manco da tempo, più o meno da quell’epoca. So che questo locale a qualcuno non piace, ma io e almeno altri tre altri colleghi tutt’altro che sprovveduti abbiamo sempre mangiato bene, quando ci siamo andati. Ho un’esperienza diversa.