Artigiano in Fiera: fin qui tutto bene
December 14th, 2006 | by Tommaso Farina |
A quasi una settimana dalla conclusione, si può azzardare un verdetto sull’edizione 2006 di Artigiano in Fiera, la consueta kermesse che allieta i milanesi nella prima settimana di dicembre. Orfani dell’Expo dei Sapori (staremo a vedere, il prossimo anno, cosa ci darà il nuovo evento cibario in programma, credo, a marzo), è stato inevitabile girare approfonditamente i reparti gastronomici di una manifestazione che molto si è giovata del trasferimento ai più nuovi padiglioni del Portello, più facilmente percorribili.
Certo, il carrozzone di paccottiglia, che non manca mai, anche quest’anno è stato gloriosamente presente all’appello: ma misto (anche in questo caso, come sempre), a cose del massimo interesse. E non solo gastronomiche: nel padiglione 6, sono andato come di consueto a sbavare allo stand delle Confezioni Weiss Giovanni di Tesero (Trento), fine confezionatore di loden e di altro abbigliamento similare, per il quale vado matto. Peccato solo per la mancanza della taglia adatta a me, cosa che mi costringerà a far visita al loro negozio per una confezione su misura.
E la gastronomia? Anche qui, a stand ordinari, di banali venditori ambulanti, erano mescolati grandi artigiani. Ad esempio, Domenico Di Fusco, simpatico napoletano che, col progetto Altri Sapori, spedisce in tutt’Italia la sublime mozzarella di bufala del caseificio Ponte a Mare di Castelvolturno (Caserta); Emilio Bolciaghi, che insacca salami meravigliosi; i Colombo, che stanno portando avanti un discorso interessantissimo sui salumi tradizionali varesini; i Marabissi di Chianciano Terme (Siena), che fanno un panforte da urlo, letteralmente; i fratelli Pugliese di Calimera Calabra (Vibo Valentia), pontefici della ‘nduja calabra; Nando Vitali, di cui abbiamo già parlato. E poi, lo stand dei formaggi trentini, col vero Puzzone di Moena di malga, il Vezzena di Lavarone, il Formae Val di Fiemme e, dulcis in fundo, il Trentingrana, formaggio splendido e sconosciuto ai più (di questo parlerò in un prossimo post).
Insomma, una gitarella che non è passata invano.
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