Zighini e gored gored a Milano: un cucina variopinta
December 7th, 2006 | by Tommaso Farina |Fabrizio, severo recensore di tavole sul blog The Chef is on the table, mi dà lo spunto con un suo racconto del ristorante eritreo Asmara di Milano. La cucina eritrea, a parer mio, è la cucina cosiddetta “etnica” più gustosa e autentica che si possa assaporare a Milano, oltre a essere di tradizione e ospitalità assai lunga: ben pochi sono i ristoranti cinesi (o, soprattutto, i giapponesi spuntati come funghi, spesso da ceneri cinesi) che possano vantare gestioni storiche e facce uguali da anni e anni, come avviene negli eritrei.
Asmara, nella fattispecie, è un posto golosissimo, senza grandi attrattive ambientali, ma gaudioso. E’ poco lontano dalla mia redazione (cosa peraltro comune a questi locali, quasi tutti concentrati tra via Casati, via Melzo e via Panfilo Castaldi), così nell’ultimo anno ci sono stato 5-6 volte. Non dicevo mai chi ero, ma i proprietari si ricordavano sempre di me, trattandomi amabilmente, senza assolutamente sapere nulla del mio mestiere (alla chetichella raccontai anche la mia esperienza su Libero, e se fate i bravi ve la farò leggere).
E la cucina è ottima, gradevolissima: a parte lo zighini, è da provare il meno noto gored gored (nella foto: non è quello che cucinano all’Asmara, ma il piatto è proprio lui), filetto a dadini brasato in una salsa che non è il berbere (che appunto si usa nello zighini), ed è assai più piccante. A corredo, sopra la focaccia ‘njera (una delle migliori), i consueti contorni eritrei, ove spiccano i cavoli “gialli” che qui sono tanto buoni. C’è qualche vino calabrese, nonché la birra Ayinger.
Anche Adulis, in via Melzo, è buono: gestito da quattro simpaticissimi eritrei veraci, offre pure cucina brasiliana (tempo fa c’era pure un socio carioca: fattosi costui da parte, è rimasta la cuoca). Voi però buttatevi sull’Eritrea, non ve ne pentirete. La speziatura delle ricette è sensibilmente maggiore che non da Asmara, e qui il gored gored è un piatto per palati sanguigni, come direbbe Michele Marziani; pure assai cospicuo è lo zighini (a scelta, di pollo, manzo, agnello, funghi o pesce), ma anche le altre portate sono gustose.
Di grande autenticità, poi, la Trattoria Eritrea Kilimangiaro, via Casati. A parte l’estroversione del proprietario, qui gusterete sapori nitidi, senza eccessi, equilibratissimi. Grande il loro leb leb (sorta di gored gored in salsa più scura e dolce), ma il resto non demerita. Meno entusiasmante il cous cous d’agnello, ma i piatti eritrei sono di tale livello che è consigliabile prendere solo quelli: inoltre, su richiesta o per 2 o più persone (almeno, così ci ha detto il gerente), sono disponibili insoliti intingoli per la ‘njera, a base di trippa, o di rognone, o di lingua. Un giorno o l’altro li assaggeremo.
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Di Fabrizio il Dec 7, 2006
Sarà per l’anzianità di servizio, ma un etnico africano mi affascina più di un etnico giapponese. Proprio in chiave di autenticità culinaria. Ho avuto la fortuna di gustare una cena marocchina in una casa dove eravamo in due a parlare italiano. Sono rimasto un po’ colpito dall’etichetta a tavola, e stavo per mangiarmi un po’ di decorazioni del piatto, non identificate e non commestibili…
In ristorante, magari non in tutti, ho avuto la stessa fascinazione esotica. Solo da un po’ penso solo a mangiare, e non è un brutto girare, girare per africani.
(Anche se qui a Milano quello che mi manca è una buona pizza…)